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Made in Italy: recensione. Un film di Ligabue da un’idea di Stefano Accorsi

made in italy locandinaTitoli di testa

Stefano Accorsi vestito come un cowboy da rodeo balla una coreografia dell’onnipresente Luca Tommassini di fronte a una mortadella lunga otto metri. Alla fine, da un’idea di Luke Skywalker, Accorsi fa la mossa di togliere la polvere dalla spalla. Inizia così Made in Italy, il film con cui Luciano Ligabue interrompe un silenzio che chissà perché durava dal 2002, da Da Zero a Dieci. Dice: «Non avevo una storia». Ma perché? Ora ce l’hai?

Svolgimento – Primo Tempo

Accorsi è Riko, lavora in una fabbrica di insaccati nella laboriosa Reggio Emilia, sta con Sara (Kasia Smutniak) con cui ha un figlio, ma (SPOILER) la cornifica con una rossa decisamente bora, grande fan della fellatio; gli amici di Riko sono probabilmente quelli che frequenta da quando aveva 15 anni, compreso uno che ha la sindrome di Lady Bird ovvero si fa chiamare con un nome d’arte, Carnevale, e siccome è pittore firma i suoi quadri Carnevale, ma io e Accorsi sappiamo che lo fa solo per rimediare la fica… Poi le serate in discoteca, le nottate a giocare a scopone scientifico, ma fuori c’è la crisi economica e allora ecco i colleghi operai chiamati al piano di sopra dai padroni che li licenziano, gli stalker, i problemi di tutti i giorni, un figlio che inizia a farsi grande ed è costretto a fare da genitore al padre…

«È un attimo farsi andare bene tutto»

Il rocker emiliano porta sul grande schermo le storie semplici che, da sempre, costituiscono la spina dorsale della sua musica. Luciano Ligabue le ha definite “persone perbene, che hanno problemi e li risolvono”. È così Made in Italy: brave persone affrontano le vicissitudini di tutti i giorni – le corna, gli stronzi sul lavoro, gli stronzi in discoteca, gli stronzi in macchina – però che depressione e che noia, sembra di trovarsi a sfogliare l’album fotografico di una luna di miele in Italia ad agosto, o guardare un film sentimentale commuovendosi come un vecchio davanti a un lavori in corso, mai uno scatto o una sorpresa, una serpentina alla Messi, solo buon senso, solo corsa alla Lele Oriali. A proposito: Accorsi e Smutniak la fanno davvero la luna di miele in Italia.

made in italy foto accorsi smutniak
“Daje amò metti la bocca a culo di gallina come Belen”

Intervallo

«La legge del furiere: chi sbraita, urla e si lamenta non fa mai la guardia, a farla ci mettono chi sta sempre al proprio posto e fa il proprio dovere»

Secondo Tempo

Mettendo la cinepresa in faccia ai “buoni”, la brava gente che soffre e cerca di tenere insieme i pezzi di esistenze sfigate, Luciano Ligabue sposta il punto di osservazione sulla gente onesta e su determinati aspetti della crisi italiana, il debito pubblico non solo finanziario ma di “giustizia” nei confronti di chi sta sempre al posto suo, fa il suo dovere e non viene mai ricompensato; il cantante e regista di Correggio sceglie di mostrare sempre il lato positivo in tutto o quasi, cospargendo di melassa alla mortadella i pranzi domenicali e le serate tra amici, dando un colpo al cerchio e uno alla botte come quando mostra che non sempre la polizia provoca gli incidenti a una manifestazione e, a forza di botte ai cerchi e alle botti della via Emilia, un celerino realizza un sogno: menare in faccia Stefano Accorsi – da un’idea di Stefano Accorsi. L’apoteosi cerchiobottista lascia tutti un po’ scontenti, tutti hanno le loro ragioni, anche i padroni che licenziano che in fondo so’ un po’ bravi anche se so un po’ stronzi, un po’ si piange e un po’ si ride, tipo quando Sara/Smutniak si lamenta disperata con l’amica del marito disoccupato «Non si lava più, ogni tanto provo a farci l’amore ma devo fare tutto io». Insomma: il calo della libido, da un’idea di Stefano Accorsi.

Nel cercare di catturare un brandello di realtà, Luciano Ligabue scatta selfie in piazza, gira video finto-virali e non dimentica che lui arriva dal mondo dalla musica e quindi piazza anche due o tre video con la Smutniak e Accorsi, non sia mai che tornano utili un giorno o l’altro. Il risultati sono i luminosi attimi di banalità, i “Sono proprio belli i nostri lunedì”, il calore umano, quanto calore umano, tanto calore umano, assetati di calore umano, poveri noi, troppo calore umano, troppo assetato. Troppo!

Made in Italy non ha alcun tipo di frizione interna, nessun contrasto etico o morale: Ligabue si limita a riprendere persone che vivono, gioiscono, soffrono, troppo semplicemente e vanno avanti e non se ne capisce bene il motivo di tanto ottimismo.

matrix valutazione stellette cinema*1/2  Male, signor Anderson. Sono deluso, molto.

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