The Shards, recensione: gli anni Ottanta vanno in pezzi
Ryan Murphy incontra Bret Easton Ellis e trasforma The Shards in una serie sontuosa, sensuale e discontinua: bellissima da guardare, molto meno quando comincia a raccontarsi da sola.
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Ryan Murphy incontra Bret Easton Ellis e trasforma The Shards in una serie sontuosa, sensuale e discontinua: bellissima da guardare, molto meno quando comincia a raccontarsi da sola.
House of the Dragon 3 paga finalmente il suo debito: più draghi, battaglie e sangue. Ma per diventare Game of Thrones serve ancora qualcosa.
Alley Cats parte da un’idea semplice: prendere Ricky Gervais, trasformarlo in un gatto randagio e lasciarlo andare a ruota libera su quello che pensa degli esseri umani quello che probabilmente pensa da quarant’anni.
Widow’s Bay, nuova serie Apple TV+, è un piccolo miracolo di tono: horror, commedia e mistero convivono senza pestarsi mai i piedi. Matthew Rhys guida un cast che rende credibile anche l’assurdo.
La Marvel continua a cercare nuovi modi per raccontare Spider-Man. Stavolta ha preso un noir degli anni Trenta, ci ha infilato Nicolas Cage e sorprendentemente non è esploso nulla
A un certo punto della vita succede una cosa terribile: smetti di poter dare la colpa a tua madre, alla scuola, ai mezzi pubblici, ai cartoni animati giapponesi, al capitalismo, a Darth Vader, a Pollon, al Titanic e pure a quello che ti ha fregato il posto a sedere sulla Metro B nel 2007. La vita arriva e ti presenta il conto. Due Spicci, la nuova serie Netflix di Zerocalcare, parla esattamente di quel momento.
C’è qualcosa di profondamente romantico in una serie che prende due coppie, le infila in un resort per ricchi, aggiunge ricatti, tradimenti, assistenza sanitaria inesistente e una miliardaria coreana interpretata da Youn Yuh-jung, poi osserva tutto collassare con la tranquillità di chi ha prenotato il tavolo migliore. Quel qualcosa si chiama Beef 2, ed è meravigliosamente sgradevole.
La quinta stagione di The Boys ha confermato una cosa: nessuno al mondo sa mischiare splatter, meme culture, critica sociale e disagio sessuale come questa serie. La fine arriva dopo che ha girato in tondo come un reel motivazionale su TikTok.
In Daredevil: Rinascita 2, Matt Murdock non combatte soltanto Wilson Fisk: combatte sé stesso, il desiderio di sangue, il bisogno di giustizia e quella vocina cattolica interiore che gli rovina ogni soddisfazione. La nuova stagione della serie Marvel spinge sul lato politico e noir del personaggio, raccontando una New York dominata da un Fisk sempre più inquietante, tra milizie private, repressione, giornalismo d’inchiesta e ritorni attesissimi come Punisher, Jessica Jones e Luke Cage.
Se la prima stagione di Paradise era quella cosa che guardavi con lo stesso entusiasmo con cui leggi il menu di un volo low cost – “ok, interessante, ma già visto” – la seconda è quel momento in cui il pilota decide di fare una virata improvvisa e tu pensi: “Aspetta, ma allora qui vogliono davvero portarmi da qualche parte”.
Ci hanno venduto vent’anni di Marvel come una religione fatta di pugni, portali e traumi interdimensionali. Poi arriva Wonder Man e fa la cosa più blasfema possibile: si ferma. Non salva il mondo, non apre multiversi, non distrugge città. Guarda un attore mentre prova a diventare qualcun altro. È una serie Marvel senza azione, senza rumore, senza anestesia. Ed è proprio per questo che fa più male di tutte le altre.
Per dieci anni Stranger Things è stata la comfort-serie dell’umanità: il plaid narrativo con cui Netflix ci ha avvolti mentre Hawkins implodeva un giorno sì e l’altro pure. Una serie che ha catalizzato l’attenzione mondiale, mescolando nostalgia anni ’80, amicizie salvamondo, Stephen King, Steven Spielberg, Chris Columbus e qualcuno me scordo, e una quantità industriale di lucine natalizie consumate per comunicare col Sottosopra. In mezzo a tutto questo, mentre Eleven sollevava furgoni con la mente e il Mind Flayer provava a fare urbanistica creativa sulla cittadina, è successo un piccolo miracolo: Steve Harrington ha smesso di essere un cliché ambulante ed è diventato il cuore emotivo della serie.
In nove episodi Vince Gilligan azzera l’umanità, esalta una sola attrice e ci chiede se preferiamo il collettivo perfetto o il caos del libero arbitrio. Noi intanto ridiamo per i droni e riflettiamo sulle pandemie. Benvenuti nella serie più strana (e più nostra) del 2025.
Ryan Murphy torna su Netflix con Monster: The Ed Gein Story, nuova tappa nella sua antologia del male reale: la vera storia del killer che ha ispirato Psycho, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti.
Quattro amici, un tavolo da gioco, l’atmosfera da briscola del sabato sera e poi puff: tutto si spegne. Luci, telefoni, radio. Fuori, la gente cade a terra come se avessero appena annunciato l’ennesimo rincaro Netflix. È la neve. Una neve assassina, che non viene da Cortina ma da qualche incubo distopico. Scende lenta, luminosa e letale. E qui già capisci che non sarà una roba tipo Love Actually.
Così comincia L’Eternauta
Fedeltà o non fedeltà questo il dilemma… e non stiamo parlando di corna e storie sentimentali ma della seconda stagione di The Last of Us che a quanto pare ha sconvolto i fan del videogioco. E come sapete benissimo a noi non ce ne frega niente. Perché un titolo che fu elogiato per le sue qualità narrative e “cinematografiche” torna letteralmente a casa, la tivvù, la serialità, lo “streaming” nel formato serie tv, senza però la sua caratteristica peculiare: l’interattività.
“Adolescence”, la nuova miniserie Netflix diretta da Philip Barantini, è un dramma intenso girato interamente in piano sequenza. Con una narrazione mozzafiato, affronta temi come bullismo, cyberbullismo e incomunicabilità generazionale, mettendo a nudo il divario tra genitori e figli nell’era dei social media. Ecco perché è la serie di cui tutti parlano.
Dieci Capodanni è l’ultima incursione di Rodrigo Sorogoyen nella serialità televisiva e la potete trovare su Rai Play.
Sarebbe facile raccontare che in Disclaimer c’è un intero episodio girato come un porno, sarebbe il punto di vista di un maiale e Disclaimer è una serie tv sui punti di vista, su come sia facile assorbirne uno, acriticamente, solo perché ci è presentato come oggettivo, rinunciando all’analisi e alla riflessione. Spegnere il cervello, come quando spolliciamo sui social.
Nel linguaggio dei social si abusa spesso della locuzione “la serie tv bellissima di cui nessuno parla”, trucchetto da clickbait però mai così adatto come per Say Nothing, miniserie tv disponibile su Disney+