Migliori frasi e citazioni di Toy Story 5: le battute più belle del film Pixar
Le migliori frasi e le migliori citazioni di Toy Story 5, il nuovo film Pixar che racconta la sfida tra giocattoli, schermi, tablet e algoritmi.
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Le migliori frasi e le migliori citazioni di Toy Story 5, il nuovo film Pixar che racconta la sfida tra giocattoli, schermi, tablet e algoritmi.
Le migliori frasi e citazioni di The Big Bold Beautiful Journey, il film con Margot Robbie e Colin Farrell che trasforma l’amore in un viaggio fantasy tra paura, destino e sentimenti complicatissimi.
Dopo decenni di assenza, He-Man torna sul grande schermo con un film che sceglie la strada più difficile: rispettare il passato senza fingere che il 1985 sia ancora qui.
Sacha Baron Cohen e Rosamund Pike guidano Ladies First, una commedia Netflix che immagina una realtà alternativa in cui il matriarcato ha preso il posto del patriarcato. Un’idea brillante che però non sempre riesce a sviluppare tutto il suo potenziale.
La recensione di Mandalorian & Grogu parte da una considerazione amara: Disney ha preso due puntatone della serie TV, ci ha messo sopra il vestito buono, ha spento le luci in sala e ha chiesto ai fan di pagare il riscatto emotivo della nostalgia. Però Favreau e Filoni conoscono il giocattolo, sanno dove mettere le mani e confezionano uno show dignitoso, godibile, furbo.
Il Diavolo Veste Prada 2 arriva con una missione quasi impossibile: non rovinare un mito. E già qui si gioca tutto. Perché quando tocchi un film che è diventato costume, meme e aspirazione di carriera tossica, il rischio non è fare un brutto sequel. Il rischio è sembrare inutile.
Dimenticate l’avventura esotica: La Mummia versione Cronin è un horror claustrofobico e nervoso, che mescola suggestioni de L’esorcista e The Blair Witch Project per raccontare un’America infestata da qualcosa di molto più antico.
Dimenticate A Star Is Born e Maestro: È l’ultima battuta? è il film in cui Bradley Cooper trova davvero una voce autoriale. Più sporco, più sincero, più vicino alla realtà.
Nel panorama dei film sulle relazioni, The Drama si inserisce come un esperimento crudele e lucidissimo: Pattinson e Zendaya portano in scena una storia fatta di segreti, paranoia e bugie necessarie.
Annunciato come film, con Peaky Blinders – The Immortal Man Netflix ci consegna una puntatone bonus per fare i conti con Tom Shelby e tutti i suoi fantasmi, e aprire la strada a una nuova generazione
C’è un momento, guardando Project Hail Mary, in cui ti rendi conto che stai assistendo a una cosa piuttosto rara nel cinema blockbuster contemporaneo: un film che vuole salvare il … Continua la lettura di Project Hail Mary: Ryan Gosling nello spazio tra Interstellar, E.T. e un episodio di Art Attack
Se Tinder diventasse un film, probabilmente sarebbe Material Love. Nel secondo film di Céline Song l’amore è una trattativa, i sentimenti sono un investimento e il cuore – poveraccio – resta l’unico organo che non capisce la matematica.
Diciamolo subito: La Sposa! non è Frankenstein. O meglio, lo è quanto un rave è un concerto di musica classica. Parte da Mary Shelley e finisce in una strana favola punk su mostri, patriarcato e rivoluzioni improvvisate.
Fuori dal cinema, Roma sud, ore 18:47. Tre signore con permanente resistente alla storia contemporanea discutono animate davanti al cartellone di Bugonia. Una tiene la borsetta come se dentro ci … Continua la lettura di Bugonia, salviamo il pianeta, non gli uomini – recensione, migliori frasi e citazioni
Tre signore all’uscita lo chiamano “mattone”. Io lo chiamo cinema. Una casa inclinata, un padre regista, una figlia ferita e una sceneggiatura che riapre tutto. Sentimental Value è il nuovo film di Joachim Trier, con Renate Reinsve ed Elle Fanning, ed è quel tipo di cinema che non ti chiede di essere colto ma onesto. Se cercate il colpo di scena, avete sbagliato sala. Se cercate un colpo al cuore, accomodatevi.
Carnevale, dittatura, desaparecidos. E uno squalo che non smette di tornare. L’Agente Segreto è un film che usa il caos per parlare di identità e memoria collettiva.
Hamnet – Nel nome del figlio, il nuovo film di Chloe Zhao, racconta la storia più importante di William Shakespeare senza raccontare William Shakespeare. Un’operazione che ha diviso pubblico e critica, tra chi parla di capolavoro sensoriale e chi di anestesia emotiva in costume. Perché Hamnet non è un biopic, non è una tragedia, non è nemmeno un film su Shakespeare: è un film sul momento esatto in cui il dolore diventa arte. E quando finalmente arriva lì, nell’ultima mezz’ora, capisci che tutto quel girare in tondo non era un errore. Era una ferita che stava imparando a parlare.
Marty Supreme è il nuovo film con Timothée Chalamet che racconta l’ascesa ossessiva di un aspirante campione di tennis tavolo disposto a tutto pur di dominare il mondo del ping pong. Ambientato nel 1952 ma accompagnato dalle hit dei Tears for Fears e di tanta altra grande musica degli anni Ottanta, il film mescola ambizione, narcisismo e linguaggio da social in un racconto visivamente elegante e montato come un reel infinito. Ma funziona davvero o è solo un videoclip di due ore e mezza sulla presunzione generazionale?
Se Emily Brontë avesse visto “Cime Tempestose” di Emerald Fennell probabilmente avrebbe chiesto: “Ok, ma la storia dov’è?”. Perché il film prende il romanzo, lo spoglia (quasi), lo bagna sotto la pioggia e lo riempie di sottintesi sessuali, mani che impastano pane e sguardi che promettono più di quanto mantengano. Il risultato è un’opera elegante, costosissima, ossessionata dai corpi e dai costumi, che sembra più interessata a suggerire cosa avrebbe potuto succedere tra Catherine e Heathcliff che a raccontare perché quella passione, oggi, dovrebbe ancora importarci.
“La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino, torna su uno dei suoi terreni preferiti: la fenomenologia del potere, l’uomo pubblico trasformato in creatura mitologica e un po’ vagamente annoiata, il rallenty come sacramento laico, Roma come anfiteatro dell’anima. Dopo “È stata la mano di Dio”, Sorrentino firma un’opera fatta di simmetrie, parallelismi, metafore lampanti (alcune pure troppo) e momenti di pura ipnosi visiva. Un ritorno alle sue ossessioni più sorrentiniane, tra presidenti, statuarie, cavalli, uomini che cercano leggerezza e domande che sembrano risposte già confezionate. E sì: c’è anche un po’ di Jep Gambardella che non ha voglia di andare a tutte queste cerimonie istituzionali.”