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Alien – Misteri, inquietudini e segreti del film cult di Ridley Scott

Quando Alien uscì al cinema avevo sette anni e ovviamente non lo vidi in sala. Come tanti della mia generazione, rubacchiai una visione dalle tv commerciali, o forse sulla Rai, ricordo ancora l’impressionante magnificenza della scena del chestbuster. Come la testa del cavallo nel letto di Jack Woltz, il sibilare della spada laser di Luke Skywalker o gli affreschi settecenteschi sulla caducità della gloria umana in Barry Lyndon segnarono irrimediabilmente il mio amore per la settima arte. 

Perché amiamo? Forse perché qualcosa nell’altro risuona talmente profondamente dentro di noi da comprenderci e superarci. Cosa possa aver risuonato nel mio animo di adolescente quando Alien emise il suo primo vagito lo lascio giudicare agli altri, ma quello su Zeta II Reticuli è un viaggio, compiuto in compagnia dello xenomorfo, di Ripley, di Ridley Scott, di Dan O’Bannon e di tutti gli altri magici interpreti e creatori di sogni (e di incubi). E su cui ho scritto un libro, Alien – Misteri, inquietudini e segreti del film cult di Ridley Scott. 

Tutti mi hanno insegnato qualcosa. Non arrendersi mai, ma sopravvivere un passo alla volta, non fidarsi completamente della tecnologia e non arrivare mai al punto che, come Dallas, siamo costretti a dire “non mi fido di nessuno”. Vorrei che un po’ di Ripley ci fosse in mia figlia, come un po’ di Ridley Scott. Non l’ho conosciuto personalmente, chissà se la vita e la professione ci metterà mai l’uno di fronte all’altro, ma dell’uomo e del regista di film da me amatissimi come Blade Runner e, certamente!, Alien ho capito alcune cose: è vanitoso, a volte le spara grosse e, per questo motivo, non si può credere al 100% in quello che dice di fronte a una telecamera. Ciò si riflette sul suo cinema, attento alla messa in scena e a essere sempre “bello”, a dispetto delle leggi della fisica, della natura e chissà quali altre, però, questi mesi con lui mi hanno insegnato tante cose. Nei commenti al film usciti nel corso dei decenni, due cose dette da Ridley Scott mi hanno colpito e spinto ad annotarlo nel mio quaderno delle frasi da ricordare: «Sapete, la necessità è davvero la madre di tutte le invenzioni», un po’ la saggezza della nonna, è vero, ma quante volte ci blocchiamo in attesa della situazione perfetta? Il lavoro perfetto, il film perfetto, il momento perfetto e alla fine manca la risoluzione, rimandiamo alla prossima occasione. Adattarsi e aggiustare le situazioni difficili è davvero un’arma per sopravvivere, ma in quel momento serve il talento e la tecnica, bisogna essere sempre pronti; un’altra frase ho impresso come un prezioso insegnamento: «Ogni volta che fai un passo, c’è qualcuno che dubita di te, ma è così che fai strada. Mi chiedo quanti siano a cadere e a restare indietro perché non sanno farsi valere e non riescono a ottenere ciò che vogliono. Nessuno ti rispetta se sei gentile e ti arrendi. Devi ottenerlo e devi ottenerlo ora, perché poi dovrai lavorare con quello che avrai. Puoi risultare antipatico lungo il percorso, ma se hai ragione tutto ti viene perdonato». Non sempre ci riesco, caro Ridley Scott, ma ci sto provando e non solo ti ho perdonato, ma un po’ ti voglio bene così come a Ripley e ad Alien. 

Spero che leggendo questo libro, un po’ come è accaduto a me, scopriate insegnamenti che echeggino dentro di voi e ci spingano insieme ad andare avanti, un passo dopo l’altro, ricordando sempre che “nello spazio nessuno può sentirti urlare”.

Per saperne di più

H. R. Giger – L’uomo che creò il costume di Alien e come fu ispirato da Salvador Dalì

Alien 40 – L’uomo dentro il costume: Bolaji Badejo

Alien, le sliding door sulla Nostromo

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