Coyote vs Acme, recensione: Wile Coyote contro il capitalismo
Coyote vs Acme trasforma la guerra di Wile Coyote contro Acme in una commedia legale irresistibile e in una beffa perfetta alla sua stessa storia produttiva.
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Coyote vs Acme trasforma la guerra di Wile Coyote contro Acme in una commedia legale irresistibile e in una beffa perfetta alla sua stessa storia produttiva.
La Fine di Oak Street: Anne Hathaway ed Ewan McGregor contro crisi matrimoniale e dinosauri. La recensione del nuovo film di David Robert Mitchell.
Christopher Nolan prende il poema più famoso della storia e lo trasforma in un processo alla nostra civiltà. Odissea non racconta il ritorno di Ulisse: racconta cosa succede quando una società decide che le proprie regole valgono soltanto per gli altri.
Quando Grosso guaio a Chinatown arriva nelle sale americane il 2 luglio 1986, Hollywood sta vivendo l’età degli uomini invincibili. Schwarzenegger è Commando, Stallone è Rocky e Rambo, il protagonista dell’action deve essere una macchina da guerra. Carpenter prende quella figura e la smonta pezzo dopo pezzo, con un sorriso che non diventa mai una presa in giro.
Obsession, un film del 2026. Curry Barker trasforma la zampa di scimmia dei Simpson in un horror sentimentale disturbante, imperfetto ma pieno di idee.
C’è qualcosa di profondamente ironico nel vedere la Pixar girare un film che mette in guardia dai pericoli degli schermi mentre metà della platea più giovane, durante la proiezione, controlla WhatsApp, Instagram o TikTok. Da una parte sullo schermo c’è Jessie che combatte per ricordare ai bambini l’importanza dei giocattoli, dell’immaginazione e dell’amicizia costruita faccia a faccia. Dall’altra, in sala, c’è qualcuno che sta guardando un video di un gatto che cade da una sedia. E forse dentro questa immagine c’è tutto Toy Story 5.
Per la sua nuova escursione nella fantascienza – la sesta, se consideriamo anche Firelight, l’esperimento di venti minuti girato in Super 8 quando aveva diciassette anni – Steven Spielberg parte dall’assunto più semplice e più devastante: se la rivelazione arrivasse davvero, che effetto avrebbe su un mondo già in stato confusionale avanzato? E soprattutto: cosa sarebbero disposti a fare quelli che hanno guadagnato dal segreto pur di non perdere il privilegio di possederlo?
Immaginate L’attimo fuggente riscritto da un algoritmo pessimista e supervisionato dai commenti di Facebook. Ecco, più o meno, La sala professori. Un film che osserva la scuola come un laboratorio sociale e racconta come le migliori intenzioni possano trasformarsi nel detonatore di un caos collettivo.
Ci andrei in psicoterapia con Renate Reinsve, ma possibilmente non nel seminterrato di un negozio di mobili. Backrooms parte da una fessura nel reale e finisce in un labirinto dove ogni stanza sembra ricordarsi di noi, ma come farebbe un’intelligenza artificiale ubriaca di trauma, neon e moquette aziendale.
La recensione di Mandalorian & Grogu parte da una considerazione amara: Disney ha preso due puntatone della serie TV, ci ha messo sopra il vestito buono, ha spento le luci in sala e ha chiesto ai fan di pagare il riscatto emotivo della nostalgia. Però Favreau e Filoni conoscono il giocattolo, sanno dove mettere le mani e confezionano uno show dignitoso, godibile, furbo.
Henry Cavill, Jake Gyllenhaal ed Eiza González nel nuovo action di Guy Ritchie: stile, voice over e molta confusione.
Christopher Nolan, L’Odissea: il nuovo trailer del film tratto da Omero mostra Matt Damon nei panni di Ulisse, Tom Holland come Telemaco, Anne Hathaway nel ruolo di Penelope e Robert Pattinson in versione Antinoo, cioè uno che a Itaca porta più stress di una riunione condominiale a Ferragosto. Il film uscirà in Italia il 16 luglio 2026, un giorno prima dell’arrivo negli Stati Uniti, e promette una rilettura epica, politica e familiare del mito, girata per il grande schermo e pensata per l’IMAX.
Il vero tema di Il Diavolo Veste Prada 2 non è la moda ma la morte dell’autorevolezza. Un film che parla di editoria, algoritmi, influencer e del momento esatto in cui il giornalismo ha smesso di fare domande per iniziare a inseguire il consenso.
Dimenticate A Star Is Born e Maestro: È l’ultima battuta? è il film in cui Bradley Cooper trova davvero una voce autoriale. Più sporco, più sincero, più vicino alla realtà.
Un tribunale gestito da un’intelligenza artificiale, una città completamente sorvegliata e un poliziotto che deve dimostrare la propria innocenza in 90 minuti. Mercy – Sotto Accusa parte come un esperimento minimalista e rischioso, ma finisce per diventare uno dei thriller più interessanti arrivati su Prime Video negli ultimi mesi. Ecco la recensione e la trama di Mercy – Sotto Accusa
C’è un momento, guardando Project Hail Mary, in cui ti rendi conto che stai assistendo a una cosa piuttosto rara nel cinema blockbuster contemporaneo: un film che vuole salvare il … Continua la lettura di Project Hail Mary: Ryan Gosling nello spazio tra Interstellar, E.T. e un episodio di Art Attack
Diciamolo subito: La Sposa! non è Frankenstein. O meglio, lo è quanto un rave è un concerto di musica classica. Parte da Mary Shelley e finisce in una strana favola punk su mostri, patriarcato e rivoluzioni improvvisate.
Hamnet – Nel nome del figlio, il nuovo film di Chloe Zhao, racconta la storia più importante di William Shakespeare senza raccontare William Shakespeare. Un’operazione che ha diviso pubblico e critica, tra chi parla di capolavoro sensoriale e chi di anestesia emotiva in costume. Perché Hamnet non è un biopic, non è una tragedia, non è nemmeno un film su Shakespeare: è un film sul momento esatto in cui il dolore diventa arte. E quando finalmente arriva lì, nell’ultima mezz’ora, capisci che tutto quel girare in tondo non era un errore. Era una ferita che stava imparando a parlare.
28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa non è un semplice sequel zombie, ma una mutazione genetica del genere. Danny Boyle e Alex Garland tornano nell’universo iniziato con 28 Giorni Dopo per spostare il focus dall’epidemia ai vivi, dalla paura del contagio alla paura dell’essere umano. Gli infetti restano sullo sfondo, mentre al centro del film si impone un mondo che ha trasformato l’orrore in culto, la sopravvivenza in liturgia e le ossa in simboli. In questa recensione analizziamo temi, simbolismo, colonna sonora e significato di un film che usa l’apocalisse per parlare di fede, violenza e disumanità.
The Housemaid – Una di Famiglia è l’adattamento del romanzo di Freida McFadden che nessuno si aspettava di vedere diretto da Paul Feig, l’uomo che da Ghostbusters al femminile in poi sembrava destinato alle commedie “così così”, e invece si inventa un thriller femminista a grana grossa, tra docce di Sydney Sweeney, psicodrammi domestici e un patriarcato rappresentato con la sottigliezza di un cartone della pizza. Un film sempliciotto, sì, didascalico e grossolano, certo, ma proprio per questo efficace: ti spiattella in faccia l’idea che la violenza sulle donne non è un incidente, è un sistema, e lo fa con abbastanza ironia, grottesco e colpi di scena da rendere The Housemaid un guilty pleasure sorprendentemente consapevole — e molto più cattivo di quanto Feig abbia mai osato essere.