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La Forma dell’Acqua – The Shape of Water: recensione, cast, trama

la forma dell'acqua locandinaTempo di lettura 4’21’’

Tom Stoppard disse che “non bisogna iniziare a scrivere quando si ha una buona idea, ma quando ne hai due che collidono”. Ed è esattamente quello che ho pensato dopo aver visto La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo Del Toro. Siamo di fronte a uno spunto semplicissimo, una favola – una donna delle pulizie muta che si innamora di una creatura, un misterioso essere, prelevato dalla CIA dalle buie profondità oceaniche del Sud America – lasciata scontrare con la pentola in ebollizione degli anni Sessanta, precisamente il 1962, tra la Guerra Fredda, la corsa allo spazio e la crisi dei missili di Cuba, la lotta per il riconoscimento dei diritti civili dei neri d’America, l’omosessualità negata mentre i televisori logoravano la leadership del cinema nell’immaginario collettivo e la fotografia sembrava chiudere l’era dei grandi disegnatori nella pubblicità. Anche la scienza cede al Lato Oscuro: se nei film degli anni Cinquanta (il primo ed immediato riferimento cinematografico de La Forma dell’Acqua) era un valore positivo, qui gli scienziati sono sottomessi a perseguire obiettivi di potenza fino all’annientamento del nemico e dell’oggetto studiato. Il risultato è un cortocircuito espressivo di enorme fascino, in cui i temi musicali fischiettati tra fisarmoniche che improvvisano valzer e lo stile libero che sfocia nel musical si trasfigurano nell’amore di Del Toro per i mostri e certi toni e ambientazioni horror, creano una forma fluida, pervasiva che invade ogni fibra del nostro corpo e della nostra anima. Come l’acqua.

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Elisa (Sally Hawkins) è muta, qualcuno le ha fatto cose orribili e ne porta ancora i segni. Lavora come inserviente in una base militare della CIA a Baltimora; insieme alla sua amica di colore Zelda (Octavia Spencer) pulisce i cessi e lava via il sangue dal laboratorio, la versione anni Sessanta del XX secolo della sala torture della Santa Inquisizione. Le due ragazze sembrano Bubba e Forrest Gump: Zelda parla, parla, parla tanto sul lavoro per riempire i vuoti densi di solitudine di Elisa e perché suo marito non la ascolta e sta sempre in poltrona a guardare la televisione e spesso alla televisione si vedono i soldati bianchi menare i manifestanti di colore e questo a Zelda non sta bene. Invece, Elisa abita nell’appartamento sopra un cinema sempre mezzo vuoto, vive un’esistenza incastrata in una rassicurante routine: si alza, fa colazione, prepara le uova da portare al lavoro, si immerge nella vasca da bagno e si masturba. Ed eccoci di fronte a un altro corto circuito: mai avrei pensato di guardare una favola in cui la principessa si dà da fare da sola mentre fa il bagno e si vede proprio tutto o quasi… Insomma è stato come guardare Biancaneve toccarsi… Guillermo restituiscimi l’infanzia.

Nel laboratorio, Elisa incontra la creatura (Doug Jones – dovete sapere che Doug Jones sta a Del Toro come Andy Serkis a Peter Jackson o alle scimmie intelligenti, il regista messicano lo ha già usato come l’uomo pallido nel Labirinto del Fauno, Abe Sapien in Hellboy e come uno degli Antichi Vampiri in “The Strain”); la creatura è un essere anfibio dotato di straordinari poteri e di una tartaruga mica male… vedi che il nuoto fa bene? Il primo approccio tra i due è un uovo sodo, poi la musica, gli sguardi, i gesti scambiati e le sensazioni espresse e mettici pure che lei si è stancata di darci dentro da sola e la creatura è un po’ che non batte chiodo; tra i due che non parlano nasce l’amore, prima platonico, etereo, trasparente come l’acqua, poi lei lo invita a casa per guardare la collezione di uova sode e arriva l’amore carnale, sessuale, torbido come l’acqua verdastra dove i due si incontrano… ebbene sì la creatura ha il cazzo e si tromba la muta, non avevate detto che era una favola? Perfino la chiacchierona Zelda resta di sasso, Elisa spiega a gesti, del resto, tra donne che parlano di uomini si usa.

Insomma la CIA tiene prigioniera la creatura per scoprirne le capacità, sfruttarle per la corsa allo spazio e recuperare terreno rispetto ai russi. Si affidano al colonnello Strickland (Michael Shannon), che vuole far carriera per diventare ricco, comprare la Cadillac e andare in un posto migliore a far vincere la guerra agli USA e un po’ anche perché è come l’Agente Smith di Matrix, ne ha abbastanza della puzza di Baltimora. Con il suo metodico e inflessibile efficientismo, Strickland incarna le meravigliose sorti e progressive degli USA, la fede nell’autoperfezionamento e il pensiero positivo che però inciampano su spie sovietiche che amano la cucina greca, due donne delle pulizie aiutate da un illustratore gay che mangia troppa torta al lime.

Poi c’è una scena meravigliosa.SPOILER: la creatura è seduta al tavolo da pranzo e ha davanti a sé il solito piatto di uova sode ed Elisa, e io ho come avuto la sensazione, la familiare percezione che lui stesse per dirle “ancora le uova sode? Lo sai che sono al lavoro tutto il giorno e mi spacco la schiena per mettere del buon cibo in tavola? Perché non provi a cucinare qualcosa di diverso?” e invece lei fa come per dire qualcosa e parte il momento musical con i due che danzano, innamorati che pare La La Land.

Tutto ciò Del Toro lo tiene insieme con mano salda, muovendo continuamente la cinepresa con un ritmo visivo incredibile tra steady cam, dolly e technocrane, lavorando sull’enfasi musicale, così coinvolgente che non stupisce affatto quando improvvisamente apre al musical, imbottendo una storia semplice di una miriade di dettagli che galleggiano perfettamente sincronizzati per restituire il mondo, il nostro mondo e l’immaginario collettivo, in una dirompente tempesta di emozioni e lasciando che l’acqua invada tutto e possa saturare lo schermo, dalla vasca dove è limpida ed Elisa si masturba, a quella verdastra della piscina degli orrori della creatura, fino all’ebollizione per cucinare le uova o le aragoste che “squittiscono ma poi sono morbide”. Siamo in quel limbo tra realtà e fantasia, come quando la mattina non sei completamente sveglio e il sogno della notte pervade ancora la tua mente prima di dimenticarlo e non ricordi se era triste o divertente e ti scopri a piangere e non sai perché. Acqua, ancora acqua.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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