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Bright, recensione dell’unico film che promette il ritorno di Sauron

bright netflix will smith joel edgerton

Tempo di lettura: 2’46’’

Nella Los Angeles dei giorni nostri, uomini, elfi e orchi affrontano una difficile convivenza. Duemila anni prima, tutte le razze si unirono per sconfiggere il Signore Oscuro e liberare la terra dalla magia e dal male. Gli orchi si schierarono dalla parte sbagliata e oggi vivono sostanzialmente discriminati.

È come se duemila anni prima, Aragorn avesse sconfitto Sauron e da allora le razze avessero deciso di vivere tutti insieme. Ma si sono mangiati gli hobbit. Gli elfi hanno fatto i soldi vendendo l’erba gatta.

Bright è il film di David Ayer prodotto e distribuito via streaming da Netflix: 90 milioni di dollari di investimento e l’ingaggio di un Will Smith un po’ scocciato nel ruolo di protagonista in un buddy cop mezzo fantasy al fianco di un orco sfigato che assomiglia a Joel Edgerton ingrassato e imbruttito e verde e con le macchie. 

Praticamente è come se  Arma Letale o Bad Boys incontrassero il Signore degli Anelli volendo disperatamente essere Zootropolis. Il bello è che Bright inizia con una bacchetta magica da recuperare e impedire che finisca nelle mani sbagliate: con essa i cattivi possono evocare il ritorno del Signore Oscuro… Sauron! Insomma, Tolkien lo ha trattato ingiustamente, a Roma proviamo la Raggi, in Italia ci siamo fatti svariati anni di Berlusconi, negli USA hanno preso Trump per intrattenere il Paese fino al 2020 e non capisco proprio perché non dovremmo provare con il Signore Oscuro!

Bright parte da una bella idea e per circa un’ora la svolge anche a modino: inseguimenti, battute, una bella dinamica tra i due poliziotti con Will Smith (Ward) che sta sul cazzo a tutti e lo mettono in coppia con il primo orco della storia entrato nel corpo di polizia di Los Angeles (Jakoby), il quale perché orco sta sul cazzo a tutti più di Will Smith. Deve essere la cosa più vicina a ciò che prova la gente quando vede insieme Fedez e Ferragni.

La metafora orchi-afroamericani è delicatissima, nel senso che nemmeno uno che non sa distinguere un Kindle Fire da un libro di carta può equivocarla, e forse è un po’ troppo sbattuta in faccia. “Ehi, quanto siamo fighi, giriamo un film sull’America di oggi ma parliamo d’altro tipo quel Manzoni che scambia gli spagnoli per gli austriaci e pensa che nessuno se ne accorga”.

Ward e Jakoby si trovano in mezzo agli intrighi di potere in cui i pezzi grossi della polizia vogliono incastrare l’orco e chiudere la porta a qualsiasi discorso di integrazione tra uomini e gli Shrek che girano liberi per la città. Bisogna aggiungere che Ward ha proprio una mattinata di merda: prima litiga con la sua bella moglie perché una fata fa casino nel cortile di casa, il suo caffè è decisamente freddo e i suoi vicini malavitosi sparano rap a tutto volume, poi riceve la visita degli Affari Interni. Durante un normale pattugliamento si imbattono in un gruppo di elfi ribelli che cercano una bacchetta per favorire il ritorno del Signore Oscuro. I due poliziotti trovano il prezioso oggetto magico e salvano l’elfo che può controllarla (in gergo Bright), ma siccome la bacchetta può realizzare qualsiasi desiderio del portatore, i due poliziotti sono presi da un’insopprimibile voglia di fare la cosa giusta e sono attaccati praticamente da tutte le gang di Los Angeles e perfino altri poliziotti che vogliono impossessarsene.

Inizia un corpo a corpo contro una città furiosa, plumbea e spietata e piena di freak che pare 1997 Fuga da New York.

centauro bright
“Circolare gente, non c’è niente da vedere”

Il problema di Bright è che si sono tutti molto preoccupati di creare un mondo credibile  con le creature fantastiche, ma hanno dimenticato di lasciar fare alle scimmie scrittrici di Netflix almeno un paio di revisioni alla sceneggiatura di Max Landis, lasciando diverse frasi rubate qua e là dal gergo del classico poliziesco, senza sforzarsi di sostenere in ogni riga l’originalità che Bright porta in dote. E comunque c’è il Centauro che fa il poliziotto, Noomi Rapace che parla in una lingua incomprensibile e Edgar Ramirez con le orecchie a punta e per me Bright ha vinto, malgrado tutti i suoi difetti. E ricordate: Il Signore Oscuro tornerà nel prossimo film di Peter Jackson… o in Bright 2.

PS: Il mio amico e collega Gianluca mi ha ricordato un film molto simile del 1988, Alien Nation come James Caan, Mandy Patinkin e Terence Stamp. Io mi sparerò la combo, prima o poi.

in bruges**½ Non sei andato malissimo ma neanche troppo bene… come il Tottenham

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