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Smetto Quando Voglio – Ad Honorem: recensione, cast, trama e… i trucchi su come fare un coltello in carcere

smetto quando voglio 3 locandinaTempo di lettura: 3’23’’

Quando nel 2014 uscì Smetto Quando Voglio, la sensazione più diffusa fu di trovarsi di fronte a una commedia finalmente con un linguaggio innovativo, contemporaneo, molto divertente ma soprattutto una metafora quasi perfetta dell’Italia del nostro tempo. Come I Soliti Ignoti costretti ad arrangiarsi per campare, i ricercatori di Sibilia si ritrovano messi ai margini da un Paese che li ignora, che apparentemente non ha bisogno di loro nemmeno per lavorare allo sfasciacarrozze, che li vuole dipendenti di pakistani benzinai e cinesi ristoratori, vittime dell’intrallazzo dell’establishment, della corruzione e di una classe dirigente che ha paura della loro capacità di analisi della mediocrità diffusa necessaria per avere successo. In Smetto Quando Voglio c’era tutto: il vecchio professore sfruttatore, il politico stringitore di mani tutto fumo e niente arrosto e molta corruzione e la realtà di brava gente – e in questo caso anche preparata – costretta ad arrangiarsi. Soprattutto faceva ride. La scena della rapina in farmacia con archibugi e pistole a pietra focaia è un’autentica perla del cinema italiano.

Con il secondo episodio – Masterclass – il discorso si è ampliato e questo mondo si è completato con cattivi da film americano, assalti al treno, storie di galera, polizia che si incazza e ti tradisce e altri ricercatori e cervelli in fuga fino a Bangkok o nell’Africa profonda.

In questo dicembre 2017 – anche se il film è uscito il 30 novembre – il regista Sydney Sibilia insieme alla sua banda composta da Edoardo Leo, Stefano Fresi, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Lorenzo Lavia, Valeria Solarino, Greta Scarano, Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio continua il suo discorso allargando ancora i confini, spingendosi ancora più lontano. E viaggiando stavolta hanno proprio smesso. Rimangono le premesse: Pietro Zinni continua a cercare di chiudere il vaso di Pandora aperto dalle sue idee malsane insieme ai colleghi criminali lazzaroni, ma Smetto Quando Voglio – Ad Honorem è ancora di più. Tutta la prima parte è una sorta di prequel, incrociato al turning point delle esistenze di tutti, l’incidente di Fresi/Alberto in Porsche. Sibilia ci racconta le “origini” dei due supercattivi, il Murena e Luigi Lo Cascio, in una sequenza che riporta in mente la nascita di un supereroe o di un villain dei fumetti Marvel e DC Comics, l’archetipo dell’esplosione in un laboratorio stavolta causata dalla classica incuria italiana, i soliti finanziamenti mai arrivati, le solite promesse dei politici non mantenute e una citazione, probabilmente, da uno dei momenti più memorabili di Lost.

smetto quando voglio not pennys boat

Da qui poi riparte la storia. Leo/Zinni vuole sventare l’attentato del misterioso Lo Cascio e per farlo ha bisogno della banda.

Zinni: Mi devi far trasferire a Rebibbia!
L’Avvocato: Qua mica siamo al calciomercato!

Quando Vittorio l’avvocato riesce a riunire tutti a Rebibbia, scatta l’operazione fuga. Così, Smetto Quando Voglio – Ad Honorem diventa all’improvviso un escape movie e i ricercatori sfruttano le loro “capacità” per evadere e sventare l’attentato. Ognuno dei cervelloni ha il suo momento di gloria, come degli Avengers all’amatriciana, in un perfetto e whedoniano Manuale Cencelli.

L’ironia si trasforma a tratti in satira. Sibilia si prende simpaticamente gioco dei Taviani e i loro attori dietro le sbarre che mettono in scena Shakespeare tirando fuori dal cilindro un direttore di prigione (interpretato da Beppe Barra) innamorato dell’Opera che organizza una rappresentazione de Il Barbiere di Siviglia. I nostri eroi approfittano della confusione per fuggire, con Alberto improvvisato tenore leggero (“Certo che nel ruolo del conte di Almaviva è completamente fuori parte… al limite un Falstaff”). Il tutto ha il sapore di una Mission Impossible: Ghost Protocol in salsa italiana – quando gli agenti segreti amerigani salvano il mondo, lo fanno durante un concerto di musica classica o un melodramma. Oppure la blogger-non-giornalista-non-influencer-ma-influenzata che parla a cazzo (lo confesso, questo è il momento che ho sentito più mio) e il corto Rai Scuola Educazione con il piccolo vademecum su come realizzare un coltello in prigione: si arroventa l’estremità di uno spazzolino da denti, nella parte così ammorbidita si inserisce una lametta da barba e, infine, ancora con la fiamma si salda tutto – userò il tag “come realizzare un coltello in prigione” Aranzulla c’è fai na pippa. Il risultato è la prima evasione nerd della storia, un finale non consolatorio ma, questo sì, con della speranza per questo paese sgarrato, scanzonato, scojonato, probabilmente incapace di salvarsi se non fosse per il personale sacrificio dei suoi cittadini. Titoli di coda.

Reaction per l’ufficio stampa

Stavolta hanno proprio smesso.

Le migliori frasi, battute e citazioni

Direttore del carcere: Sai recitare?
Zinni: Eh… no.

Ho detto positivo in senso filologico, non euristico.

Avemo fatto un buco esagerato.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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