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Jackie, Dottor Manhattan interroga il Cigno nero e si fanno un trip negli anni Sessanta con roba buona proveniente dal Cile

jackie film locandina natalie portmanAffidare il biopic di uno dei personaggi più iconici della cultura popolare americana del XX secolo a un cileno che risponde al nome di Pablo Larrain si rivela una delle migliori idee che il regista qui nelle vesti di produttore Darren Aronofsky ha avuto negli ultimi anni dopo quella di mandare il copione di Mother! a Jennifer Lawrence per poi ritrovarsi a fare lingua a lingua con la bionda attrice per le strade di New York.

Jackie è un biopic anomalo, nel senso che anomalamente è un film biografico bello, un’opera colma di lirismo e forza poetica, piuttosto che dell’esibizione di un attore o di un’attrice nell’imitazione di un personaggio realmente esistito.

Diciamo che l’idea di vedere un film su Jacqueline Kennedy è roba da far venire le afte in bocca. Jackie è stata uno dei personaggi più significativi del XX secolo: dalla sua apparizione sulla scena politica americana nel 1961 ha definito il ruolo della first lady fino a Melania Trump che probabilmente seppellirà l’istituzione della consorte del presidente sotto tonnellate di tintura arancione per faccia e capelli e psicofarmaci ingeriti a stomaco vuoto.

Jackie gira intorno all’intervista che il giornalista di Life Magazine, Theodore H. White (interpretato dal Dottor Manhattan Billy Crudup), fece alla vedova di JFK e su di essa struttura il film che con dei flashback ai giorni immediatamente seguenti l’assassinio del presidente americano, fino alla sepoltura all’Arlington Cemetery.

 

Ci sono donne che cercano potere nel mondo e altre che lo cercano nel letto. Jackie Kennedy

Larrain costruisce un’opera impressionista in cui giganteggia l’interpretazione di Natalie Portman: il Cigno Nero di Aronofsky fa vibrare la materia oscura del fascino del suo viso perfetto e la tendenza a fa er labbretto come se un Cancelliere Supremo qualsiasi avesse appena tentato di rovesciare la Repubblica di una Galassia lontana lontana, un universo costruito e demolito da tre proiettili intorno a una Jackie impaurita per il suo destino dopo la morte del marito, temendo che Oswald potesse avere dei complici, ma vanitosa, ossessionata da Lincoln (e il destino della di lui moglie morta indigente), sotto shock dopo la sparatoria di Dallas, addolorata, depressa, dedita all’alcol e ossessionata dalla cura dei dettagli, indecisa ma in fondo sicura su come celebrare la scomparsa del consorte.

Io non ho mai voluto la fama. Ho solo sposato un Kennedy. Jackie Kennedy

Una donna moderna nell’idea di leadership e di grande attualità –  come nella scena in cui recita davanti allo specchio il discorso in spagnolo da pronunciare a Dallas, oggi gli ispanici sono una porzione importante dell’elettorato – ma nel raccontare paure e ansie della donna che ha dormito accanto a JFK, Larrain ha composto in Jackie un racconto sulla presidenza, sulla dignità di un ruolo che richiama l’urgenza di posizionare se stessi nel flusso inarrestabile della Storia.

La Storia è crudele. Non ci dà il tempo. Bobby Kennedy

Per realizzarlo, Larrain ha circondato la Portman con un cast di tanti eccellenti attori e attrici, come Peter Sarsgaard nei panni di Bobby Kennerdy, John Hurt e Greta Gerwig.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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