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Dunkirk di Christopher Nolan 

Tempo di lettura: 3 minuti e 33 secondi

dunkirk locandina christopher nolanMaggio 1940. In rotta dopo la disfatta sul fronte, 400mila militari inglesi aspettano a Dunkerque di essere salvati dalla flotta di Sua Maestà. Ammassati sulle lunghe e larghe spiagge del nord della Francia, in balia del vento e della pioggia, i soldati combattono contro un nemico invisibile, forse più d’uno: i tedeschi che giocano al gatto col topo colpendo dai sottomarini o dall’aria uomini che sono poco meno che un bersaglio e lo stesso spirito di sopravvivenza che li oppone gli uni contro gli altri per  salire sulle poche imbarcazioni inviate a salvarli dalla Madrepatria.

Impossibilitati a mandare gli incrociatori della marina militare perché ogni molo era stato distrutto dai tedeschi, furono i civili a fare la differenza nel miracolo di Dunkerque: chiunque possedesse un’imbarcazione partì verso la Francia per recuperare fino all’ultimo soldato.

Appoggiandosi lo stretto indispensabile a una sceneggiatura asciutta, Nolan ricrea la sensazione, la tensione, la paura che attanagliavano i cuori dei 400.000 accerchiati sulle coste francesi. Per ottenerlo, usa visivamente i vuoti e i pieni, una colonna sonora disturbante con un incessante ticchettio che scandisce la lotta contro il tempo che diventa essa stessa narrazione, le immagini che compongono un’elegia al tempo e all’umanità: il soldato che allontana il corpo senza vita del commilitone… i cadaveri ammucchiati, in fila sulla spiaggia… la disperata lotta tra esseri umani chiusi in un barca alla mercé di un cecchino che spara loro da un punto invisibile, ma anche la solidarietà di una nazione che si unisce per andare a recuperare i suoi figli su una spiaggia straniera, la ferma determinazione del pilota della RAF pronto a distruggere fino all’ultimo dei bombardieri nazisti anche a costo di rinunciare alla benzina per tornare a casa, la difesa disperata di un soldato nei confronti di un ragazzo francese accusato di essere una spia.

We shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall fight in the hills; we shall never surrender, and even if, which I do not for a moment believe, this island or a large part of it were subjugated and starving, then our Empire beyond the seas, armed and guarded by the British fleet, would carry on the struggle, until, in God’s good time, the New World, with all its power and might, steps forth to the rescue and the liberation of the old.

E così, in in film in cui sostanzialmente la sceneggiatura non c’è e il vostro affezionatissimo commentatore non è riuscito ad appuntare nemmeno una frase memorabile, il momento dell’immortalità è affidato alle parole con cui Winston Churchill commentò quella che sì era una disfatta militare, ma al tempo stesso la vittoria dell’eroismo di una nazione. Perché serve cuore e coraggio per non arrendersi mai alla disperazione, anche quando tutto è contro di noi perché possiamo sopraffare i nemici, sul campo di battaglia e nei nostri cuori, basta essere abbastanza uomini da riconoscerli e non arrenderci mai

E la battaglia di Nolan, il nemico invisibile che da anni il regista inglese tenta di imbrigliare è il Tempo. Dunkirk si allunga poi si avvita su tre linee temporali e altrettanti elementi: una settimana (terra anzi meglio spiaggia), un giorno (acqua e mare), un’ora (cielo dentro l’abitacolo di uno Spitfire in compagnia di un pilota di cui vediamo solo un occhio), incastrate l’una dentro l’altra fino al cuore del dramma. Come il sogno dentro il sogno dentro un sogno (i livelli da esplorare nell’inconscio onirico di Fischer) siamo all’inception storico, al wormhole culturale per instillare nella nostra mente e nel nostro cuore un momento: il salvataggio degli uomini di Dunkirk. Nolan gioca al Dom Cobb, perennemente in cerca di quella trottola, riuscire a bucare lo schermo della realtà e cogliere il momento in cui passato, presente e futuro si fondono in un’idea, un’emozione, un mantra: mai arrendersi al “nemico”, all’oblio, alla morte.

I personaggi sono poco più che archetipi, volti scelti per incarnare il più tipico giovane inglese (nel caso di Harry Styles e Fionn Whitehead), per aderenza a un ideale di dignità anglosassone (Mark Rylance) o come gli abituali Cillian Murphy e Tom Hardy, incredibili nelle loro interpretazioni senza nome, mai anonime, anzi iconiche.

Nella corsa per riportare i soldati a casa, tutto il cinema di Nolan giunge a una potente sintesi nella battaglia contro Chronos. Tutto porta a Dunkirk: i salti e i vuoti temporali di Memento, l’acqua e il giorno eterno di Insomnia, l’eroismo e il sacrificio de Il Cavaliere Oscuro, il sogno dentro il sogno di Inception, i buchi neri di Interstellar in cui l’amore ci tiene uniti oltre le limitazioni del tempo e dello spazio, ricorda a tutti che la forza che ci ha uniti una volta, continua a far sentire le sue spire tra le pieghe dei decenni, perché se c’è una lezione da trarre da questa storia esemplare che Nolan sceglie di proporci – il miracolo di Dunkerque che negli anni in Gran Bretagna ha assunto toni quasi leggendari – è di non arrenderci non solo agli avversari che ci accerchiano, ma soprattutto agli aspetti più ferali della carne, un nemico invisibile che si nasconde dentro di noi.

american beauty pagelle voti stelle film***** A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

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