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Knight of cups

Come racconti la vita.
Come.
Racconti.
La vita. 

knight of cups christian bale natalie portman cate blanched terrence malickCome racconti la vita? Uno scrittore si perderebbe nel raccontare con dovizia di particolari il tessuto della tenda, il raggio di sole che filtra attraverso il vetro e illumina la stanza dove sei cresciuto da bambino, mentre sopra di te, intorno a te, dentro di te, qualcosa si rompe o, se sei molto fortunato, si ripara.

Carpe diem. 

Il respiro, Il respiro di un’opera, quello che accade mentre la trama marcia e gli eventi stritolano l’uomo, il vento che accarezza l’erba mentre gli eserciti stanno per affrontarsi. Ormai da qualche anno, il cinema di Malick è respiro, momenti, istanti, struggimento estatico dell’attimo, schizzi di vita per raccontare la Vita.

Cos’è la vita?

C’era una volta un giovane principe che fu mandato dal padre, il re dell’Est, fino in Egitto, allo scopo di trovare una perla. Quando il principe arrivò, la gente versò lui da bere in una coppa. Non appena il principe bevve, dimenticò di essere il figlio di un re, perse memoria della perla e cadde in un sonno profondo.

Ma il re non dimenticò mai suo figlio.

Knight of cups una trama non ce l’ha, non ha nemmeno dei veri e propri dialoghi. È un continuo monologo interiore di Rick (Christian Bale) e dei fantasmi che lo perseguitano mentre cerca di mettere insieme i pezzi della sua esistenza tra la morte del fratello, un altro fratello fuori di capoccia, il padre e la madre sconvolti dal lutto, invecchiati, intristiti e tutte le donne della sua vita.

Tu non vuoi l’amore, vuoi un’esperienza d’amore.

Eh sì perché Rick è un gran figo (è Christian Bale), fa lo scrittore a Hollywood, i produttori vogliono “ricoprirlo di soldi” e la fica non ha mai fatto fatica a rimediarla. Lo vediamo girarsi dubbioso tra (fantasmi?) Cate Blanchett, Natalie Portman, Teresa Palmer e qualche altra stragnocca di cui non ricordo il nome. Chiedendosi “cos’è questa vita?”, “che cosa voglio dopo che mi sono ammucchiato con le donne più belle del pianeta?”.

Tratta il mondo come merita. Non ci sono principi, solo circostanze.

Forse la vita è quella cosa che ti capita tra una festa alla ketamina e una in cui due attori precedentemente conosciuti come John Connor giocano con le pistole d’acqua.

Poi dicono che Malick non è un fottuto genio.

Con la faccia di un Christian Bale rimbambito e sotto botta per circa due ore (fa un po’ la faccia di quando ne Il cavaliere oscuro, Harvey Dent si rivela come Batman), tra angoli di sabbia di deserto americano, una Los Angeles fredda e festaiola, terremoti, case distrutte dove albergano i fantasmi dei Natali passati, Malick e Bale cercano una via per giungere alla risposta, ma se le parole sono il mezzo per giungere al significato a volte serve qualcosa di più per esprimere l’incapacità di amare, l’incapacità di essere felici, l’incapacità di fare un bagno nell’oceano col costume ma sempre perennemenre vestiti.

Padre mio.

Figlio mio.

Che cosa vuoi?

Non tornare a essere morto.

Sarà forse che siamo organismi unicellulari che all’acqua cercano di tornare, sarà che Rick/Bale è perennemente scojonato e je piace de sta coi piedi ammollo, sarà che l’oceano urla e biancheggia e occhieggia come se sapesse chi siamo.

A un certo punto c’è una modella con un sedere che potremmo definire “Il” Culo, la prova dell’esistenza di Dio, una roba che potrebbe riportare pace in Terra tra gli uomini di buona volontà.

Knight of Cups è un’esperienza emotiva e filosofica, un po’ meno visiva – sarà che Los Angeles è stata vampirizzata negli anni ma molto sembrava già visto -, è il viaggio dentro di noi e nei pezzi del puzzle che compongono la nostra esistenza, che echeggia tra le mura degli anni e ti fa chiedere e pensare che in fondo tra i dolori e le gioie, l’esistenza, il suo senso ultimo è viverla, respirarla, senza cercare di metterla insieme, facendo il bagno vestiti e pensando che forse avere a che fare con i figli che urlano perché vogliono vedere Peppa Pig è un modo per non starsene scoglionati in un angolo a chiedersi “che cosa vuoi da questa vita?”.

C’è così tanto amore dentro di noi. E non viene mai fuori.

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