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Le pagelle di Doctor Strange, il nuovo film Marvel che fa dimenticare tutti gli altri. Come? It’s a kind of magic  

doctor strange benedict cumberbatch marvel avengersL’universo cinematografico Marvel si arricchisce di un tassello fondamentale, quasi un incantesimo: è nelle sale italiane Doctor Strange di Scott Derrickson, un regista che aveva girato solo robaccia e la Marvel gli ha affidato Doctor Strange. Vedete che nella vita tutti hanno una seconda, una terza, una quarta insomma millemila possibilità?

La cosa incredibile è che il film è divertente e intrattiene, sono le due ore migliori che ho trascorso con la Marvel forse da I Guardiani della Galassia. Ma come è veramente Doctor Strange?  Ecco le mie pagelle. 

Doctor Strange-Benedict Cumberbatch 7,5 – Doctor Strange non è tale perché laureato in Scienze della Comunicazione ma è un neurochirurgo. Il pressbook che accompagna il film spiega come Benedict Cumberbatch abbia davvero trascorso del tempo con dei neurochirurghi. Bello pensare che, una volta, long time ago in a galaxy fa far away, De Niro si immergeva nell’oggetto del film per interpretare meglio il proprio personaggio, in Taxi Driver ad esempio. Oggi addirittura lo fanno per un cinecomics. Bello farsi perculare così dagli uffici stampa. Strange il neurochirurgo si sente un padre eterno quando opera e continua a essere uno stronzetto arrogante (Cumberbatch con quegli occhietti fini, gli zigomi alti e il mento a punta ce l’ha proprio la faccetta da stronzo arrogante, allenata in tv con Sherlock Holmes) anche dopo aver perso l’uso delle mani a causa di un incidente d’auto ed è convinto di trovare una cura. Non cambia poi tanto quando diventa il supereroe che spacca i culi agli stregoni cattivi. Il suo restare un antipatico sparabattute, simpatiche come un esame alla prostata, me lo hanno reso particolarmente amabile. Sarà che sono una brutta persona ma con quegli occhietti fini, gli zigomi alti e il mento a punta Cumberbatch ce l’ha proprio la faccetta da stronzo arrogante, allenata in tv con Sherlock Holmes. (SPOILER) Divertente che in CGI il supercattivo spazio-temporale, Durmammu, noto allevatore sardo che ha scelto un’esistenza di crudeltà intertemporale, sia interpretato dallo stesso Cumberbatch. Infatti, è uno stronzo atemporale pure lui.

Tilda Swinton 7,5 – È Antico, lo stregone supremo che addestra i Maestri che proteggono la Terra dalle forze del mondo oscuro. Non ero convintissimo della scelta, ma un cinecomics non si nega a nessuno e che non vogliamo far guadagnare qualche dollaro facile a una che in fondo è un’attrice vera? Invece si impegna, impara le mossette e non mi viene da ridere quando disegna cerchi o ventagli di fuoco in aria. Antico è un po’ Morpheus di Matrix e un po’ Obiwan Kenobi. Un po’ indica la scelta, un po’ ti ci spinge contro. La sua qualità e classe viene tutta fuori nella scena topica con Strange, ma non vi dico nient’altro perché vorrei tenere il post spoiler free. In verità ho violato la mia regola prima. Ma io sono come Antico, faccio come cazzo mi pare. Credibile guerriera androgina, quasi quasi spreme una lacrimuccia, sembra lì lì per scendere ma poj “No!” Noi duri stregoni cresciuti alla scuola di Agamotto no, non piangiamo.

Chiwetel Ejiofor 7 – Te lo ricordi in 12 anni schiavo e pensi “Cazzo dici?”. Però riempie di carisma lo schermo e anche se si vede che c’ha troppa panzetta diciamo che ha lavorato da buona mezz’ala: qualità e quantità.

Rachel McAdams 6,5 – Le si chiede di giocare con siringhe, bisturi, flebo e defibrillatori mentre tutti gli altri si divertono con armi che non esistono, ventagli di fuoco, città usate come puzzle. Se la cava bene. Tocco di classe: le unghie pittate di nero come una escort russa di alto bordo che si deve intrufolare al buffet di prima classe di una linea di volo mediorientale.

Benedict Wong 7 – Fa riderissimo sta cosa che interpreta un personaggio che si chiama Wong e Strange gli chiede “Wong e basta? Come Adele?” E lui lo guarda con quella faccia stupita (o stupida?). M’ha fatto spiscià.

Mads Mikkelsen 6 – se devo trovare un difetto a Doctor Strange è la mancanza di carisma del suo cattivo. Molto contenuto, molto monaco tibetano questo stregone a un certo punto sbrocca e usa un fondotinta pixellato di Max Factor per far vedere che è cattivissimo. Si prevedono impennate di vendita tra le cinquantenni infoiate di Hannibal.

La regia/Scott Derrickson 8 – ordinato, pulito, preciso, non sbaglia un passaggio che pare Strootman e fa la faccia cattiva quando serve. Aiutato da un cast che evidentemente ha meno carisma di un Avengers vero e proprio, mette tutti al loro posto. Leggendo il suo curriculum non gli avrei dato due lire, anche se probabilmente lui lo hanno pagato in euro, e secondo me l’effetto sorpresa era ciò in cui sperava pure Kevin Feige. Non solo, ma si inventa un gran casino sullo schermo ma si capisce che lui, sto casino, ce lo aveva proprio chiaro in testa. Sorpresona.

Gli effetti speciali/intrattenimento 7,5 – È vero sono presi pari pari da Inception e infilati a forza in gola allo spettatore per tutto il film, ma mai annoiando, cercando soluzioni, usando Escher come via di uscita e aggiungendo qualche chicca: lo show down finale a Hong Kong mi ha lasciato a bocca aperta per una quindicina di minuti.

Sceneggiatura 6,5 – Diciamo il minimo sindacale. Forse un paio di battute telefonate, ma non si perde mai nei suoi viaggi nello spazio, nel tempo e nello spazio-tempo. Con mano ferma, aiuta e sostiene una regia assolutamente solida. Come i push up di Irina Shyak.

Il cameo di Stan Lee 7,5 – Dentro uno script che cerca di prendere in giro la mania occidentale per l’Oriente spirituale e a un certo punto, per far trovare se stesso e la sua strada a Strange, imbocca l’impervio sentiero di Mangia, prega, ama, scopa, mettere Stan Lee su un autobus sghignazzando mentre legge Le porte della percezione” di Aldous Huxley è una trovata geniale.

Il 3D 7,5 – Erano anni che non vedevo un 3D tanto efficace… diciamo da Rocco contro le dische volanti e Hugo Cabret. Derrickson fa un eccellente uso della profondità di campo, senza contare che il 2D impoverisce un film che si gioca tutto su città che si ripiegano su se stesse e palazzi che cambiamo forma diventando labirinti escheriani. Uno dei pochi casi di 3D usato con un senso compiuto dentro la trama.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime

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