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Festa del cinema di Roma 13: Kursk, c’erano Putin, Vinterberg, Sting e Lea Seydoux – la recensione

kursk locandinaTempo di lettura: 1’39’’

Kursk di Thomas Vinterberg è la risposta al quesito anni Ottanta di Sting-Amore-Lungo-Lungo-5-Dolla: i russi amano i loro figli? Secondo il regista danese la risposta è “sì”. Il suo racconto della tragedia del sommergibile nucleare che affondò nell’agosto 2000 è così impregnato di retorica familiare, emotività e sani valori di una volta che pare che, quando lo ha visto, a Putin sia tornato a battere il cuore: padri russi che giocano con i figli, mariti russi che scopano con le mogli, uomini russi che si sbronzano con gli amici e vendono il loro prezioso orologio per pagare il matrimonio del commilitone, madri russe più dure del ferro con cui sono costruiti i sommergibili nucleari russi che arrugginiscono appena prendono il mare vendendosi l’amor di patria appena un ammiraglio e lo Stato gli ammazzano un figlio. 

Vinterberg racconta un sistema al collasso che s’è venduto anche l’intonaco dei muri, spie russe che drogano gente alle conferenze stampa (da lì è un attimo ad arrivare al polonio), un gelido sistema militare che piuttosto che salvare le vite di 23 marinai preferisce mantenere nascosti i segreti dei sottomarini classe Oscar (“Per fortuna che i russi non hanno i soldi per produrne di più” esclama il commodoro della marina inglese interpretato dall’ex balbuziente Colin Firth). 

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Ciao sono Matthias e in questo film non vedo nemmeno una tetta

Approfittando della confusione, Lea Seydoux si ritaglia almeno due monologhi strappalacrime col fazzoletto in testa e figlio al collo che le spettavano da contratto: non vuole essere più quella che fa sesso con una minorenne ne La vita di Adele. 

Così come esce dal racconto di Thomas Vinterberg, la tragedia del sottomarino nucleare Kursk e le ore senza speranza dei suoi occupanti diventa un tentativo di urlare disperazione e impotenza. Girato con maestria negli stretti corridoi e gli angusti compartimenti del sottomarino che si trasformerà in bara, Kursk si raccorda con i temi cari a Vinterberg come la famigghia, la giustizia o meglio l’ingiustizia, l’uomo contro la burocrazia e l’indignazione politica, gli affetti fondamentali, la perdita e la morte, ma manca completamente di quello scatto per essere altro che un tentativo strappalacrime, senza la tensione per essere un classico del genere, sopravanzato da modelli di ben altro spessore. 

Nel cast: Matthias Schoenaerts, Léa Seydoux, Colin Firth, Max Von Sydow, August Diehl. 

fight club stellette cinema** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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