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E ora qualcosa di completamente diverso: studiamo i classici del cinema – I migliori anni della nostra vita

i migliori anni della nostra vita william wyler foto myrna loy

Quando William Wyler ritornò dalla Seconda guerra mondiale era quasi completamente sordo: aveva perso l’80% dell’udito. Gli era andata meglio di tanti altri, ameno lui a casa c’era tornato tutto intero e non in una cassa, anche se menomato. Il buon Wyler si era arruolato, ma non aveva combattuto. Il governo USA sapeva che lui, insieme ad altri amici e colleghi rispondenti ai nomi di John Ford, John Huston, Frank Capra e George Stevens sarebbero stati più utili con una cinepresa in mano e in sala montaggio combattendo la guerra della propaganda.

Come so queste cose? Grazie al bel documentario targato Netflix, Five Came Back, di cui parlo diffusamente qua.

Insomma, Wyler torna a casa, invalido nel fisico e probabilmente anche nell’animo e decide di adattare per il grande schermo un romanzo sul ritorno dopo la guerra di tre reduci americani.

Ora, I migliori anni della nostra vita può sembrare un polpettone post bellico intriso di buon cuore ma non è così, cioè in parte è così, ma Wyler lo riempie della sua spietata satira di costume attaccando fin da subito la “società civile” ben disposta a mettersi alle spalle la guerra e a dimenticare chi tanto valorosamente aveva combattuto. Ce lo fa capire quando Fred Derry (interpretato da Dana Andrews), Al Stephenson e Homer Parrish devono aspettare un aereo che li riporti a casa, costretti ad accettare una sorta di carro bestiame dell’aria (“ci metterete tanto ragazzi, fa un sacco di fermate”) mentre un attempato capitalista ha un posto riservato, prenotato dalla segretaria; Wyler lo descrive pingue mentre con arroganza mette mano al portafogli e chiede al soldato di fare spazio ai suoi voluminosi bagagli.

Mi sento come se dovessi fare uno sbarco

Il film intreccia le storie dei tre ormai ex soldati che tornano dalle loro famiglie. Fred ha l’uniforme piena di mostrine e onorificenze, è alle prese con una moglie che in sua assenza si è data parecchio da fare e non trova un posto di lavoro adeguato alle responsabilità che gli erano state affidate in guerra: prestava servizio su un gioiello dell’aeronautica e nel suo lavoro, sganciare bombe sul nemico, era il migliore ma una volta in patria riesce a malapena ad riavere il suo vecchio posto da gelataio. Al Stephenson (Fredric March) ritorna alla sua affettuosa famiglia e alla moglie paziente (Myrna Loy) ma fatica ad adattarsi al lavoro in banca scambiando le consegne della vita militare con l’obbligo di fare profitti ad ogni costo, anche a spese dei reduci che cercano un sostegno per i loro sogni.

Homer (Harold Russell) deve confrontarsi con la sua menomazione: ha perso entrambe le mani e teme che la sua famiglia ma soprattutto la sua fidanzatina Wilma (Cathy O’Donnell) abbiano pietà di lui.

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Lo straordinario è che, a dispetto dei suoi 71 anni di anzianità, I migliori anni della nostra vita è un film estremamente attuale e possiede una straordinaria forza morale. La guerra lascia ferite nel corpo e nell’animo, ma la cosa peggiore è che un soldato che si è battuto per la propria patria possa sentirsi come un vecchio aereo da mandare allo sfascio, che possa aver perso il suo posto nella società civile perché chi è rimasto a casa gli è passato avanti, che gli affetti non possano più ritrovare nel cuore e nell’animo un’eco dell’amore di un tempo. William Wyler ce lo racconta con una serie di quadri in cui la cinepresa non si muove mai, sequenze in cui sfrutta la profondità di campo per raccontare diversi momenti psicologici dei vari personaggi (emblematica la scena nel bar dove su tre piani differenze vediamo le sfaccettature delle emozioni di Fred, Al e Homer) oppure il prefinale, quando Fred visita l’aeroporto e vede i vecchi aerei su cui volava pronti a essere dismessi. Qui per la prima volta la cinepresa di Wyler si muove quasi a entrare dentro la disperazione del suo eroe. Ma il nostro romantico narratore sa che l’amore salverà sempre l’Uomo e ai suoi personaggi è felice di regalare la pace che meritano.

Migliori frasi

L’anno scorso la consegna era fare prigionieri, quest’anno di fare dei soldi.

Ma è solo rischiando che costruiremo il futuro del nostro Paese

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