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The Legend of Tarzan (e delle tette di Margot Robbie)

the legend of tarzan margot robbie alexander skarsgardÈ proprio vero, come una volta sentii dire, che gli uomini sono molto più disposti a vedere un film se pensano che la protagonista farà vedere le tette e questo può anche essere l’unico motivo per cui mi posso essere incapricciato di andare a vedere l’anteprima stampa di The Legend of Tarzan la sera della semifinale degli Europei di calcio 2016 tra Francia e Germania: perché c’è Margot Robbie. Io Margot l’amo: è simpatica, è una ragazza easy (preparava panini e vendeva tavole da surf quando non era ancora una dea, a Gold Coast in Australia), fa tatuaggi, ama l’hockey, è bona. Secondo me è la gnocca più importante del cinema internazionale – e lo scrivo ora che non ho ancora visto Suicide Squad in cui interpreta Harley Quinn, il ruolo che potrebbe lanciarla definitivamente o affossarla dopo questo Tarzan. 

Il problema principale di The Legend of Tarzan è che uno ha delle enormi aspettative riguardo alle tette di Margot Robbie, ma niente, gnente, gnente di niente. Margot aveva fatto vedere tanto di sé in The Wolf of Wall Street e confesso che ci avevo fatto la bocca. Niente, gnente di gnente.

Invece, se siete fan di Alexander Skarsgard, l’Eric Northman di True Blood, be ragazze occhi vostri fatevi capanna: il bel Tarzan sta a petto e addominali all’aria per mezzo film, uno spettacolo che non fa altro che aumentare il nostro rammarico, anche perché il film è pensato bene, ma realizzato male, a livello di sceneggiatura e regia.

Lord Greystoke è da anni tornato in patria ed è un rispettabile membro della società vittoriana dell’Inghilterra di fine XIX secolo (lo scrivo solo perché non sono del tutto sicuro che voi sappiate cos’è la “società vittoriana”). Il passato di neonato cresciuto nella giungla e allevato dalle scimmie sembra alle sue spalle. Il Re del Belgio lo invita a recarsi in Congo per testimoniare i progressi sociali e civili di quel paese.

Desideroso di tagliare i ponti con il suo passato, Lord Greystoke prima rifiuta, ma poi è convinto da Samuel L. Jackson (che interpreta George Washington Williams, un personaggio che sembra la versione buona del Maggiore Marquis Warren di The Hateful Eight)  ad accettare e intraprendere il viaggio per indagare sulla vendita degli indigeni come schiavi. Purtroppo l’invito è un trucco per consentire ai belgi di catturare Greystoke e consegnarlo a Capo Mbonga, vecchio nemico di Tarzan, che impedisce ai conquistatori di mettere le mani su una preziosa miniera di diamanti. La storia è alternata a momenti in cui Greystoke e Jane ricordano come si sono incontrati e le origini del mito di Tarzan, mito in cui la storia è immersa perché tutti i personaggi sono coscienti dei capisaldi della vicenda di Tarzan che diventano a loro volta alcuni dei momenti più divertenti del film, come quando il cattivo, Leon Rom interpretato da Christoph Waltz, cerca di convincere Jane a urlare per far cadere il suo avversario in una trappola ed esclama “Del resto… Lui Tarzan, tu Jane”.

The Legend of Tarzan è scritto troppo a grana grossa, grossissima, con passaggi puerili e domande idiote a cui a)la risposta è ovvia b) la risposta non esiste c) la risposta è dentro di te ed è sbagliata e una regia confusa che non è riuscita a trasmettere niente durante le scene di azione, tranne un furioso malditesta limitandosi a muoversi furiosamente cercando di rincorrere i personaggi, creando solo confusione.

A sorpresa, però, il 3D è molto buono.

E sempre e solo niente tette di Margot Robbie. Ora metto il blu ray di The Wolf of Wall Street…

vanillasky½ Perché, senza l’amaro, amico mio, il dolce non è tanto dolce.

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4 thoughts on “The Legend of Tarzan (e delle tette di Margot Robbie) Lascia un commento

    • Più che altro è talmente incasinato che non si capisce niente… Cinepresa sempre troppo vicina a tutto. C’è una sequenza bella in cui corrono sugli alberi, quella è riuscita

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