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Babylon: recensione, migliori frasi e citazioni

babylonBabylon è il film del 2022 di Damien Chazelle sui tempi eroici della storia del cinema con il passaggio dal muto al sonoro. Seguiremo le storie dei personaggi interpretati da Margot Robbie, Brad Pitt e Diego Calva.


Chi ha guidato una rivoluzione è destinato a non vederne la fine. Capitò a Lenin, a Robespierre, a tanti altri ed è quello che accade a Jack Conrad e Nellie LaRoy, i protagonisti di Babylon. Il film di Damien Chazelle è la storia di una rivoluzione, di costume prima ancora che dell’intrattenimento e di come il cambiamento dovette, infine, normalizzarsi, attraverso anche il Codice Hays, per essere accettato da una platea più grande, all’insegna di come il futuro travolge anche chi lo acclama e lo accoglie a braccia aperte.

In Babylon Chazelle racconta le vicende della star del cinema muto Jack Conrad (Brad Pitt), dell’attrice in ascesa Nellie LaRoy (Margot Robbie) e del giovane factotum Manny (Diego Calva), attraverso i loro ruggenti anni venti, il passaggio al sonoro e il declino mentre il cinema aspirava a diventare intrattenimento per famiglie.

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«Ciò come na voja de… CICORIA»

Nel muoversi in tale arco storico lungo le sue 3 ore e spicci di lunghezza, Babylon è incasinato, libero, senza limiti e ambizioso, girato per accumulo, piani sequenza su piani sequenza, carrellate, dolly, riprendendo gli eccessi che è possibile immaginare. Non è un caso che nella lunga sequenza iniziale del party assistiamo alla straripante diarrea di un elefante, una giovane attrice urina su un riccastro obeso, nasi affondano letteralmente in mucchi di cocaina poggiati sui tavoli, cadaveri, sesso e qualcosa mi scordo perché ero impegnato a seguire la cinepresa che volava sopra le teste, in un piano sequenza incredibile anche solo per come ha trovato il modo di spostarsi in un’autentica bolgia dantesca.

Le origini di Hollywood poggiano sull’eccesso, sulla droga, sulla prostituzione eppure alla fine noi, il pubblico, restiamo strabiliati a guardare, cantando sotto la pioggia, sapendo che dalla merda nascono i fiori e dalla cattive recensioni degli haters non nasce nulla. È questa magia che Chazelle vuole trasmettere, preso dalla foga di mostrare e raccontare tutto, perché la vita è tutto, tutto insieme, qui, ora e in un altro luogo, contemporaneamente, perché non ci sono braccia abbastanza grandi per abbracciare i nostri eroi di celluloide, coloro che Chazelle mostra nel lungo e sorprendente finale, e dir loro quanto gli vogliamo bene e quanto ci hanno dato e, a volte, come hanno salvato le nostre vite, anche se, probabilmente, quegli eroi ed eroine sono come gli dei dell’Olimpo: egoisti, traditori, drogati, affamati di soldi, di droga, di autocompiacimento, ingordi di successo e di potere. Se non vi piace, poco male, perché questa è la vita, potete odiarla, non potete fermarla.

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«Stocazzo!»

Babylon è eccessivo e, come ogni film estremo, o lo ami o lo odi. Babylon è un film magistrale, una esperienza di tre ore senza momenti di buco o di stanca e noi rimaniamo incollati all’occhio che scruta, commenta, narra. E racconta il cambiamento, i set caotici degli inizi dove si giravano venti film contemporaneamente in mezzo al deserto, quando ci scappava spesso il morto, in una gazzarra incredibile in cui attori, attrici, comparse, registi, operatori lavoravano in una confusione frastornante. A far da contraltare a tale magica confusione c’è la sala, in religioso silenzio di fronte alla magia, perché il cinema era muto e in sala c’era silenzio – anche se qui probabilmente c’è una prima inesattezza, in quanto generalmente c’era della musica eseguita da musicisti dal vivo. Poi il passaggio al sonoro e con tutte le difficoltà degli inizi – assenza di microfoni direzionali e cineprese troppo rumorose – il lavoro sul set diventa una sorta di prigione silenziosa, mentre l’euforia esplode nelle sale, con il pubblico che non riesce a trattenersi di fronte a Il cantate jazz, film che segna la nascita del cinema sonoro. Cambia tutto: il metodo di lavoro e, piano piano, gli stili di vita. Sesso, droga e relazioni omosessuali non sono più accettabili e i divi, cresciuti in un’altra era, non si sposano più con lo spirito dei tempi e soprattutto di chi vuole macinare ancora più soldi. E allora il cinema si normalizza e per divertirsi alla vecchia maniera bisogna nascondersi nelle cave sotto terra tra orge, coccodrilli, incontri clandestini di lotta.

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In questi ani si muovono Jack, Nellie e Manny. I primi due incapaci di adattarsi perché il loro sogno è finito e tentano di rianimarlo, mente il terzo, l’immigrato messicano partito dal basso, sale velocemente la scala sociale e i piani dirigenziali degli studios, passando da aiutante di Jack a Executive di casa di produzione. Anche lui sarà travolto dai vecchi amori e dagli amici di un tempo, finendo a diventare uno spettatore, guardando Cantando sotto la pioggia mettere insieme scena i suoi anni ruggenti, trasformati in note, poesia, magia, lacrime, pioggia.

Amo tutti questi eccessi, amo Chazelle, non vedo l’ora di rivedere Babylon perché amo il virtuosismo, il gesto tecnico fine a se stesso e in ciò un po’ mi ha ricordato New York New York in cui Scorsese sotto botta cercava di tenere i binari di una storia d’amore mentre incasinava tutto, qui Chazelle incasina tutto e pensa solo a tenerlo insieme con l’esagerazione, la prodezza, l’espressività della cinepresa libera e spericolata.

Le migliori frasi e citazioni di Babylon

-Nellie LaRoy: Se potessi andare ovunque, in un posto dl mondo, tu dove andresti?
-Manny Torres: Io vorrei fare parte di qualcosa di più grande.

Nellie: Amo questa risposta! Voglio solo che tutti facciano sempre festa!

Jack Conrad: Quando arrivai a Los Angeles c’era su tutte le porte “vietato l’ingresso a cani e attori”, con me è cambiato!

Nellie: Sono in un mare di guai, Manny!
Manny: Dobbiamo andarcene. Adesso!

Voce off: È il posto più magico al mondo!

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