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Sully ovvero del’America che si salva da sola (ci sono pure le migliori frasi)

sully locandina poster manifesto tom hanks clint eastwoodNell’emergenza che esalta l’efficienza di una comunità, quando il volo 1549 US Airways va giù nello Hudson, con i traghetti che accorrono e gli elicotteri che lanciano sommozzatori e una fila quasi ordinata di passeggeri spaventati – ordinata per gli standard italiani – riesce a evacuare un boeing ammarato, c’è il senso ultimo di Sully, film di Clint Eastwood del 2016, visto sulla piattaforma Premium Cinema. È la vera storia di Chesley Sullenberg, soprannominato Sully, e dei giorni che seguirono l’incidente in cui l’aereo che pilotava fu colpito da uno stormo di uccelli perdendo entrambi i motori.

Costretto a prendere una decisione difficile, Sully sceglie di ammarare l’aereo nello Hudson invece di provare a rientrare in uno degli aeroporti disponibili. Una scelta che salvò la vita di tutti i 155 passeggeri e membri dell’equipaggio che il 15 gennaio 2009 erano su quel volo. L’inchiesta della National Transportation Safety Board sostanzialmente lo mise sotto processo e lui, interpretato da Tom Hanks, troverà il modo di spiegare che, dietro il burocratese che cerca di spiegare a freddo che c’erano altre soluzioni, le simulazioni di acciaio e pixel, e le analisi dei computer che sostengono che i motori non erano stati distrutti entrambi, c’è l’uomo e il suo istinto, il fattore umano, l’esperienza maturata in anni e anni di volo e l’istruzione, quella ti insegna a reagire in base a pochi, saldi principi.

Tutto è senza precedenti se non è mai accaduto prima.

L’abilità di Sully esalta il lavoro dell’equipaggio che, calmo, esegue i suoi ordini, e la prontezza delle forze di recupero e dei soccorritori che evitano che l’incidente si trasformi in un disastro. Nel farlo Clint Eastwood decide di curare le ferite collettive dell’America post 11 settembre, mostrando più e più volte le paure di Sully che, perseguitato dall’accaduto e analizzando le sue decisioni, immagina l’aereo che si schianta contro la skyline di Manhattan. Un incubo sfiorato, perché i fatti di quel 15 gennaio 2009 hanno dimostrato che uniti si prevale contro il destino, la sfortuna e gli eventi avversi. Per ricucire le ferite del popolo americano, serve un uomo senza macchia, umile, un leader che poi non approfitta dell’esposizione mediatica e di chi lo esalta come eroe, che distribuisce i meriti con chi lavora per lui e con lui e ha sempre chiaro il dove e il come.

Non mi sento un eroe. Solo solo un uomo che faceva il suo lavoro.

Sully è un film che tocca tutte le corde giuste: magniloquente e un pizzico retorico, ricorre a ogni trucco pur di commuovere; nel propugnare con tanto ardore uno spirito unitario e comunitario, con il cartello finale che esalta come il 24 minuti la crisi fu risolta grazie all’impegno di tutti, non posso però fare meno di giudicare Clint Eastwood furbo e opportunista, visto che, solo pochi mesi più tardi l’uscita del film nelle sale, pubblicamente sostenne la campagna di Donald Trump alla massima carica della repubblica, un uomo che fa dello scontro e la trattativa commerciale il sale della sua azione politica, che non cerca di accompagnare i cambiamenti ma di attuarli a forza di strappi, tagliando e cancellando, che non unisce, ma mette gli americani gli uni contro gli altri.

L’abbiamo fatto insieme, come una squadra

Se apparentemente tutto ciò sembra inconciliabile, se ci soffermiamo però sulla figura dell’uomo che tutto giudica serenamente, che riconosce meriti ed errori perché lui è buono e giusto e bravo, che si oppone ai cattivi burocrati che puntigliosamente cercano l’errore nel “fattore umano” e la disumanizzazione dei nostri rapporti sociali e produttivi, perché in fondo della politica non abbiamo bisogno figuriamoci dei politici asserviti a Big Pharma e agli incontri di Bilderberg, uno che fa fatica a separarsi dalla divisa anche se ci ha fatto un bagno nelle gelide acque dell’Hudson, sembra essere terminati di fronte a un vero e proprio culto della personalità che ricorda da vicino quello dei regimi totalitari del secolo scorso. In quest’ottica, l’apparente incoerenza dell’uomo Eastwood viene ricondotta a unità.

Il tutto trasfigurato attraverso la solita solida interpretazione di Tom Hanks, ormai everyman per eccellenza del cinema americano.

First impression?

Film bellissimo, ma fascio.

Le migliori frasi e battute di Sully

Sto facendo molta fatica a separare questa faccenda da tutto quello che sta accadendo

-Tu come stai?
-Ti rispondo quando ne hai contati 155

L’abbiamo fatto insieme, come una squadra

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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