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Il Trono di Spade 6×05 The Door: cosa è successo, come è stato, citazioni, migliori frasi, spoiler e altre cazzate

Il_Trono_di_Spade

Questa è la recensione dell’episodio 6×05 de Il Trono di Spade, The Door, trasmesso su Sky Atlantic nella notte tra domenica 22 e lunedì 23 maggio 2016. Ogni spoiler è a vostro rischio e pericolo.

“Proteggilo”. Tutto il quinto episodio della sesta stagione de Il Trono di Spade ruota intorno alla necessità e al dovere della protezione, appoggiandoci sopra una delle sequenze che maggiormente hanno sconvolto lo sterminato pubblico della serie HBO. Come le Nozze Rosse, Hard Home, Blackwater oppure Home, The Door ha svelato il segreto di un appassionante mistero che fin dalla prima stagione celava l’autentico significato di una delle parole più indefinibili de Il Trono di Spade: Hodor.

In un autentico viaggio nel tempo e nello spazio, un uomo esperto di viaggi nel tempo e nello spazio come Jack Bender (tra i registi e i produttori di Lost) insieme a Benioff e Weiss – e con la preziosa supervisione di George R.R. Martin che avrebbe rivelato loro un autentico spoiler dal prossimo libro – ci ha condotto per mano attraverso le radici del grande albero diga del Corvo con i tre occhi che innervano passato, presente e (chissà?) il futuro per capire come sono nati i White Walkers e soprattutto il motivo per cui il gigante buono Hodor ripete sempre e solo la parola “Hodor“.

Nei trip frutto anche e soprattutto dei fumi dell’erba gatta coltivata nella caverna in pessime condizioni sanitarie, abbiamo scoperto che i Figli della Foresta crearono gli Estranei per proteggersi dall’attacco degli uomini che li stavano sterminando. Brian vede la Stonehenge al di là della Barriera e un rito, un sacrificio umano: una Figlia della Foresta ha conficcato un pugnale di ossidiana nel petto di un uomo, trasformandolo in un White Walkers (forse il Night’s King).

Come ogni Stark di sangue puro ha fatto fin dalla prima stagione, Bran ha rovinato tutto: intrufolatosi di nascosto nel passato, Bran è stato toccato dal Night’s King e ciò è sufficiente a rivelargli il suo nascondiglio e sciogliere la magia che li protegge. Durante l’attacco dell’armata dei White Walkers, il giovane Stark è perso in uno dei suoi viaggi nel passato, a Winterfell mentre il nonno diceva addio al padre Ned prima di mandarlo da Jon Arryn. Bran non riesce a uscire dal suo sogno ma, allo stesso tempo, invocato da Meera e dal Corvo dai tre occhi, entra dentro Hodor: nel tempo reale Bran guida Hodor per aiutare se stesso e i suoi amici a fuggire; nel passato Wylis, come Hodor era chiamato un tempo, percepisce Bran e il “presente”. Ciò frigge irrimediabilmente la testa del gigante. L’ultima cosa che lui può ricordare è Meera che gli urla di tenere chiusa la porta per fermare l’attacco dei White Walkers mentre lei porta in salvo Bran nella bufera. “Hold the door” urla. Nella mente devastata del ragazzo trascinato tra due differenti realtà spazio-temporali si comprimerà sempre di più fino a diventare “Hodor”. In tutti questi anni, il gigante ha ripetuto a se stesso la sua missione: Hold the door, fermali, ferma l’orda degli zombie, proteggi Bran.

Non vi spezza il cuore?

Hodor/Wylis deve proteggere Bran; i Figli della Foresta volevano essere protetti dagli uomini e scatenano un male che non sono stati più in grado di controllare. Sansa pensava che Baelish la avrebbe protetta invece l’ha consegnata nelle mani di un mostro ancora più feroce di colui da cui Ditocorto la aveva liberata. Sansa, Baelish e Brienne si incontrano e, in un’intensa scena, Sansa accusa l’uomo di averla trattata come carne da macello: “Cosa pensi mi abbia fatto Ramsay?”, ma al tempo stesso non può fare a meno di fidarsi dell’informazione che lui le rivela: lo zio, il Pesce Nero, si è ripreso Delta delle Acque e lui ha l’esercito che può aiutarla a riconquistare Grande Inverno.

Poco dopo, infatti, al Castello Nero Davos, Sansa, Brienne, Jon Snow, Edd l’addolorato giocano al Risiko delle casate del Nord che potrebbero riunirsi sotto il vessillo Snow-Stark. Qui Sansa rivela la sua ingenuità, pensando che possa bastare il nome della sua famiglia e il ricordo del padre a riconquistare la fiducia di famiglie come gli Umber e i Karstark. Ser Davos la riporta alla realtà: nessuno accetta volentieri di unirsi a una causa perdete se ciò significa vedere la propria famiglia scuoiata. Una spaccatura tra i due che può decidere le sorti della tenzone, Chi seguirà Jon Snow? La sorella figlia di Catelyn oppure il Lord delle cipolle?

Un altro Stark alle cui sorti ci stiamo affezionando e che sembra avere recuperato nel dna l’attitudine a fare cazzate di mamma Tully è Arya. Jaqen le offre una nuova possibilità, un nuovo omicidio su commissione: a Braavos c’è una compagnia di teatranti di strada che mette in scena uno spettacolo farsesco sulle vicende del trono di spade che hanno coinvolto Ned Stark, Cersei, Joffrey e Tyrion. Quei due minuti meriterebbero un recap a parte, perché rivelano tanto di come, nel mondo di finzione de Il Trono di Spade, il popolino ha recepito le lotte di potere che hanno opposto gli Stark ai Lannister: Cersei e Joffrey sono i buoni, Ned un beone e Tyrion un folle maniaco sessuale. Spazio e tempo non ne abbiamo per approfondire l’argomento, ma basti sapere che, mentre assiste allo spettacolo, Arya ha costantemente la faccia di quella che pensa “ehi, ma le cose non sono andate così”. Lei dovrebbe uccidere una delle attrici, la protagonista che interpreta Cersei (ricordiamo uno dei pochi nomi rimasti nella sua lista di morte), non è convintissima, la donna sembra una brava persona. Così, Jaqen tira giù il velo di misticismo intorno al Dio dai mille volti: non sono altro che un’accolita di killer che uccidono su commissione, dei sicari che utilizzano una raffinata tecnica ma solo e comunque degli assassini a pagamento. Riuscirà Arya a fare pace con questo pensiero? Arya è davvero diventata semplicemente “una ragazza” o un “nessuno”?

Sulle Isole di Ferro, patria di razziatori e stupratori, va in scena la più importante prova di democrazia di tutta Westeros e pure Essos: le presidenziali per il nuovo Re. Da una parte Yara “Hillary” Greyjoy, sostenuta da Theon “Mai più una Monica Legwinsky” Greyjoy; dall’altra l’amorevole zio Euron “Trump” Greyjoy, uomo affetto da una particolare forma di sindrome di Tourette che non può fare a meno di inserire in ogni frase del suo comizio elettorale la parola cazzo. Proprio come Trump. L’elettorato gradisce. Proprio come Trump. Infatti, come capita spesso anche nelle nostre democrazie, vince Euron che è il più populista e i perdenti sono costretti a fuggire durante la cerimonia di incoronazione. Siccome sono uomini di ferro, questa si svolge in maniera assolutamente peculiare: il sacerdote prova ad affogare il futuro re, se sopravvive, la micragnosa corona di legno sarà sua. Per festeggiare (perché “tutto lavoro e niente divertimento rende un uomo di ferro matto”) Euron Trump decide di massacrare i nipoti, i quali, fortuna loro, avevano già preso il mare.

Invece Daenerys dirime a modo suo la questione della malattia mortale di Jorah: gli ordina di non morire.

Momento WTF

Tutti commossi per Hodor, ma del pisello in primo piano, ne vogliamo parlare? In verità meglio di no, francamente l’ho trovato gratuito, messo lì solo per dimostrare che loro possono tutti. Delirio di onnipotenza. Come Trump. Siamo Game of Thrones e la HBO, cazzo. Appunto. Del resto, in questi anni, di piselli più o meno posticci se ne erano già visti – Theon e Olyvar a memoria, oltre a quello dell’ubriaco nelle strade di Approdo del Re a cui lo zombie di Cersei sfracella la faccia sul muro mentre sta facendo pipì – però stavolta era davvero in primo piano, vero e gratuito. Che bisogno c’è di farci sapere – e vedere – scroto, proboscide e verruche del ragazzetto che interpreta Joffrey nella compagnia teatrale di Braavos? Forse se le verruche se le prenderà Arya?

Sempre nella sezione Arya scopriamo finalmente chi è la ragazzina che addestra la piccola Stark: Pai Mei. Del resto lo sapevamo che il maestro che vediamo in Kill Bill aveva avuto una lunga vita. Talmente vecchio che gli crescerà la barba!

Tyrion inventa Facebook nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e incarica il culto del Signore della Luce di pubblicare post pro-Daenerys per creare il consenso. Se lo vede Renzi semo fritti.

Bran fa casino. La sua compagnia dell’anello (o dell’erba gatta) ha perso un pezzo dopo l’altro e ora sono rimasti lui e Meera, soli, nella bufera, inseguiti da un’orda di zombie. Sono sicuro che Arya sputtana tutto. Sansa è una cattiva consigliera. La progenie di Catelyn è un vero disastro, poro Ned. L’unico sano di mente è Jon che quindi non può essere un vero Stark e di sicuro non è figlio di Catelyn.

Cosa stava guardando Baelish mentre aspettava Sansa a Città della Talpa?

Continua la corte serrata di Tormund a Brienne. Chissà come andrà a finire.

La migliore frase-citazione

Jaqen: Nessuno dei primi uomini senza volto nacque Lord o Lady. Iniziarono come schiavi nelle miniere di Valyria.
Arya: Chi fu il primo?
Jaqen: Nessuno

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