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Ho rivisto Star Wars: Il Risveglio della Forza. Ecco cosa ne penso

star wars 7

Approfittando delle disponibilità sulla piattaforma on demand di Sky Cinema e l’uscita del dvd e del blu ray, mi sono concesso una seconda visione di Star Wars VII: Il Risveglio della Forza.

A mesi di distanza dalla visione in sala e senza il carico di attesa dell’hype intergalattico, vaccinato contro tutte le furbate messe a uso e consumo dei fan (due su tutte: il Millenium Falcon che appare all’improvviso apostrofato “Quel pezzo di ferraglia” o Finn che esclama “Questo è un salvataggio”, chicche facilmente commestibili dalla variegata specie del malato di Guerre Stellari), il film di J.J. Abrams vince dal punto di vista del confezionamento e del ritmo cinematografico. Alleggerito da quegli spiegoni che hanno devastato la seconda trilogia di Lucas, Abrams capisce che il pensiero (e la spiegazione) è per gli supidi “e che i veri cervelloni si affidano all’azione”. Fin dalle prima scene – come le truppe da sbarco che aspettano di atterrare rievocando lo sbarco in Normandia visto in Salvate il soldato Ryan – Star Wars VII: Il Risveglio della Forza non concede un attimo di respiro. Le scene poi sono tutte cucite molto bene, senza dare mai l’idea di tagli o salti gestiti male (ricordate quei patetici sfumati in La minaccia fantasma o La guerra dei Cloni?). Seguiamo i nostri eroi furiosamente impegnati nel cercare qualcosa, evitare di morire, distruggere nemici e astronavi. Senza respiro.

ridley-poster
“Sono adorabile e mi hanno messo sul poster di un film”

Rivista con attenzione, la prova più convincente è quella di Daisy Ridley sulle cui spalle poggia tutto il peso di lasciarci immedesimare nell’eroina riluttante legata a un destino scritto nel suo passato e che sceglie di abbracciare l’incertezza del futuro. Una giovane donna che non vuole essere presa per mano ed essere salvata e che, come dice ad Han Solo che le porge una pistola laser, “so badare a se stessa”. La risposta del contrabbandiere è eloquente: “Lo so, è per questo che te ne do una” (chissà, forse pensando che non avrebbe mai dovuto mettere in mano al figlio Ben/Ren una spada laser). Il volto di Daisy consente di leggere mille sfumature – come quando cerca di condizionare lo stormtrooper che le fa da guardia o mentre affronta Ren e ricorda di usare la Forza. Daisy/Rey è stata una splendida sorpresa soprattutto rivedendo con calma il film quando la polvere delle esplosioni e il fragore delle spade laser e dei folgoratori si è attenuato.

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oscar isaac poe
“Me specchio ner bionno deserto di Jakku che me ricorda quanto so bello, profumato e fico. Ao”

Invece Oscar Isaac non mi ha convinto. So di prendere una posizione spiacevole dando addosso al fidanzatino del web, ma il suo “miglior pilota della resistenza” è troppo di maniera e poco sfumato. Non mi stupisce nemmeno scoprire che le battute le ha improvvisate nei reshooting, perché sono un po’ banalotte e francamente non in linea con la situazione (“Chi parla per primo?” Boh a me non ha fatto ridere e l’ho trovata anche un pelo assurda vista l’epica drammaticità del momento, un villaggio distrutto, gente massacrata, il tuo contatto ucciso, missione in pericolo e nascosta dentro BB8 abbandonato alla sua sorte e hai anche assistito a un evento che viola le leggi della fisica con il colpo del folgoratore rimasto sospeso a mezzaria).

Il film è costruito bene, è furbo, è cucito da maestri nella sartoria del divertimento, peccato si siano dimenticati di metterci dentro una sola, anche piccola, idea nuova. Star Wars VII: Il Risveglio della Forza è un reboot-remake di Una Nuova Speranza: dall’idea del messaggio nascosto dentro un robot fino alla Morte Nera (Poe ci prova a marcare la differenza tra l’astronave distruttrice di pianeti di Episodio IV e VI e la Star Killer ma siamo seri dai: più grosso non può voler dire diverso), mentre l’unica idea “nuova” è l’eroe coniugato al femminile – più uno spunto direi che nasconde un messaggio forte in tempi oscuri come i nostri in cui la figura femminile è ancora messa in discussione in tutti i suoi aspetti da quello professionale fino a quello familiare – anche se il suo ostinato ribadire “so badare a me stessa” o “non devo essere salvata” rievoca a pacchi altre eroine del cinema degli ultimi anni.

Le battaglie aeree sono la parte migliore: l’inseguimento del Millenium Falcon nel cimitero degli incrociatori spaziali, la battaglia tra X-Wing e Caccia Imperiali sono sequenze piene di creatività, azione, arroganza visiva.

In più, non c’è l’odiosa festa finale retaggio di George Lucas.

Star Wars VII: Il Risveglio della Forza toglie qualsiasi dubbio in merito al fatto che Leia sia una totale idiota: Han Solo muore per colpa sua, per il suo disperato bisogno di avere appagato un suo desiderio dal maschio/compagno che però lei stessa ha allontanato per colpa del suo femminile desiderio di controllo.

Avete pensato a quando lei stessa, riferendosi a Ben/Kylo Ren, dice “C’è troppo Vader in lui”. Eh ma allora sei te! Il Vader in lui arriva dal Vader in te!

Hai ucciso Han Solo, non ti perdonerò mai vecchia bacucca.

Così giungo a un altro punto che mi sta a cuore: Carrie Fisher è la testimonial perfetta a favore della chirurgia plastica e perfino di qualsiasi tipo di cura del corpo: una faccia e un corpo completamente franato dall’incuria di questi anni.

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