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Giovani si diventa

giovani si diventaSono andato a vedere Giovani si diventa convinto di assistere ad un film sulla mia generazione, la cosiddetta Generazione X (a tal proposito non ho mai capito per cosa stia la X: se per indefinito oppure, come preferisco, per pareggio). Invece, Noah Baumbach ci porta a spasso in un confronto tra generazioni, la mia e quella cosiddetta dei Millennials nati tra gli anni ’80 e ’00, passando attraverso differenti stilemi: la commedia newyorkese alla Woody Allen, il gioco a tre sentimentale, il thriller. 

Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono due quarantenni: lui è un documentarista che fece un bel film millemila anni fa e ora insegna all’università, lei è la produttrice dei documentari del padre, un maestro del genere, Leslie Breitbart (Charles Grodin). Quando Josh incontra a una lezione Jaime (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried che dio sempre la benedica), dinamica coppia venticinquenne, un aspirante documentarista e una gelataia biologica, lui e Cornelia rimangono affascinati dalla vivacità fisica e intellettuale dei due, smettono di frequentare i coetanei alle prese con pannolini e biberon e si danno a locali à la page, corsi di hip hop, biciclettate e sedute sciamaniche.

Baumbach lavora tantissimo sui riferimenti culturali delle due generazioni: i pischelli amano tutte le vecchie cose con cui siamo cresciuti noi quarantenni e che abbiamo gettato nella spazzatura o teniamo in vecchi bauli che le nostre madri ci chiedono di svuotare, i Vhs, i vinili, I Goonies mentre Josh e Cornelia abusano di iPhone, iPod, Netflix e Wikipedia (Josh si chiede “Da quando I Goonies è un bel film”, un po’ come me che mi domando da quando Bombolo è figo). La vicinanza con la gioventù sembra rivilitazzare Josh, alle prese da dieci anni con un documentario che non riesce a terminare, e Cornelia che sembra ritrovare la voglia di lavorare. I due ricominciano pure a trombare furiosamente sul divano (anche se avrei preferito vedere mezza tetta di Naomi Watts piuttosto che dover lavorare a casa di fantasia).

La prima parte del film è una sorta di concerto barocco (aiutato dalla divertente colonna sonora di James Murphy musicista, produttore e dj, membro degli LCD Soundsystem, al secondo score per Baumbach dopo Greenberg, che ha inserito anche Vivaldi e a un Band on the run rivisitato) con il divertente confronto tra due generazioni che si incontrano e che hanno questo background culturale in comune: tv e pubblicità, musica, film, passioni, ma mentre i quarantenni le hanno vissute, i venticinquenni le succhiano, le mescolano in bocca quasi senza sentire i sapori e le ingoiano avidamente. Esemplare è quando Cornelia è incastrata dalle sue amiche con figli a seguire una lezione di musica per neonati da cui fugge disperata e poi si getta a capofitto in nel ballo hip hop. Le idee di Jaime come la spiaggia in città o la notte con lo sciamano peruviano battono 5-1 le cene interrotte dalle urla della figlia degli amici coetanei di Josh e Cornelia o i tranquilli weekend nel Connecticut.

All’improvviso, Baumbach sembra cambiare direzione: prima sfiora la storia di corna quando Cornelia bacia Jaime, poi la trama si infittisce quando il ragazzo rivela un’idea per un documentario che vorrebbe girare e chiede aiuto ai suoi amici. Presto scopriranno che Jaime li ha raggirati, riguardo al loro primo incontro (lui ha sempre puntato a conoscere il padre di Cornelia, l’acclamato documentarista Leslie Breitbart, e anche nello sviluppo della storia che vuole girare). Josh è scandalizzato e chiede il sostegno del suocero, il quale invece è affascinato dallo stile e la determinazione di Jaime.

Giovani si diventa è divertente a tratti, ma ho trovato più di me stesso nelle idee di Jaime (tipo il cortometraggio con la domanda “Qual è il numero di telefono più importante della tua rubrica telefonica?”, che faccio regolarmente nelle mie interviste ai vip ma ricevo immancabilmente sempre la stessa risposta: “quello di mia mamma.”) e molto di una linea di confine tra quello che ho sempre pensato sarei diventato e quello che effettivamente sono e il confronto con quei problemi che ho sempre pensato affliggessero solo mio padre: la scena con Ben Stiller dal medico che scopre di avere l’artrite è una delle sequenze più divertenti dell’anno. Un po’ poco, forse, unito a qualche sorriso, un po’ amaro, un po’ stralunato che spunta qua e là. Preoccupa quelli come me, coetanei di quelli come Ben Stiller, che l’amico padre di famiglia di Josh per addormentare la figlia neonata legga Le creature del buio di Stephen King, che Josh beva l’acqua con cui dovrebbe sciacquarsi i denti dal bicchiere dove tiene lo spazzolino, che la Generazione X “Ogni volta che prendi un allucinogeno dici che vuoi un figlio”. Invece è bello che Naomi Watts abbia accettato, ma soprattutto che le sia stato offerto un ruolo da quarantenne vera, con le imperfezioni, le rughe, le pieghe sul collo. È bellissima.

starwarz***½ Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

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