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Visioni (di molto) successive/Splendidi trentenni: I Goonies

i gooniesTrent’anni… Trent’anni sono la differenza tra un ragazzino di tredici anni che guarda i film nella sua stanzetta, con un televisore in bianco e nero, magari registrati su una vecchia videocassetta con la pubblicità mentre tutto il mondo dorme, quando non c’erano televisioni satellitari e non era poi così facile rimediare un film e allora aspettavi Italia 1 o Rete 4. E registravi. Ci sono bauli di videocassette registrate quando la tivvù e il mio mondo era giovane. Tutto un universo in trent’anni, quelli che separano gli uomini di oggi dai bambini di allora. 

I Goonies è un film pensato da Steven Spielberg (che ha firmato il soggetto oltre a lavorare al montaggio), scritto da Chris Columbus (un altro che l’ha lasciata un’impronta nel mondo del cinema, soprattutto negli anni Ottanta) e diretto da Richard Donner, uno dei pochi, forse l’unico, a poter dire di aver girato un film dignitoso su Superman. 

Ricordate quando in Man on the Moon, Andy Kaufman spiega che nel suo nuovo spettacolo ci saranno tutte le cose belle della vita? Be’, nel successo dei Goonies, film culto per la generazione dei nati tra la fine dei Sessanta e i Settanta, c’è proprio il bello della vita, stipato in un’ora e cinquanta di film, momenti di gioia immaginifica, quelle che ai bambini sembrano colme di avventura, follia e divertimento: i pirati e il loro galeone, i misteri e gli enigmi da risolvere come in un videogame a difficoltà crescente, i gadget alla 007, gli inseguimenti, i gangster con pistoloni da gangster. Forse manca solo Babbo Natale.

I Goonies è un parco giochi cinematografico, basato tutto sul ritmo e una recitazione scanzonata, film fenomeno del 1985, che piace a J-Ax e Francesco Facchinetti e malgrado ciò non smetto di amare. Spielberg, Columbus e Donner mettono in piedi un’avventura all’Indiana Jones per under 15, quando tutto l’essenziale della vita non è certo ritrovare un’arca leggendaria, ma salvare la casa dei Walsh, quella dove vivono Mikey e Brandon (essì, Brandon Walsh) ragazzini del quartiere di Astoria (dove è girato I Goonies e dove fu ambientato anche Poliziotto alle elementari e Corto Circuito) Goon Docks. I vivaci ragazzi del quartiere (di cui Donner regala una carrellata nelle splendida sequenza iniziale, quella dell’evasione con fuga dalla galera della banda Fratelli) si chiamano i Goonies. Nello slang Goony significa “sfigati” e un po’ ci si sentono i ragazzinidi Goon Docks con Brandon, il maggiore, interpretato da Josh Brolin palestrato e imbranato con le ragazze e i sbeffeggiato dai coetanei più ricchi; il fratellino Mikey, perennemente alle prese con all’inalatore per l’asma; Data, fissato con i gadgets alla James Bond, Chunk il grassottello e Mouth discolo sapientino. L’unico modo per salvare le loro case dalla speculazione edilizia che vuole costruire ad Astoria un campo da golf è di partire alla ricerca del tesoro del pirata Willy L’Orbo. Dietro ogni grande storia c’è una grande emozione e un grande obiettivo: Mikey vuole salvare la sua casa e restare insieme ai suoi amici, perché insieme sono forti, insieme sono i Goonies. Insieme sono quell’infanzia che tutti dovrebbero avere. Alla fine i Goonies vincono: trovano il tesoro, salvano la casa di Mikey e Brandon, Sloth, il figlio reietto della banda Fratelli è accolto dalla famiglia di Chunk e il galeone di Willy l’Orbo è libero di tornare a veleggiare nell’oceano.

Peccato che, con alcuni dei Goonies, la vita non abbia mantenuto le promesse. Sì, Josh Brolin, figlio di cotanto padre, ha trovato una sua strada importante, i Coen (Non è un paese per vecchi) ma anche blockbuster (Man in Black); Sean Astin ha aiutato Frodo a distruggere l’unico anello nella lava del Monte Fato e deve aver vissuto un’infanzia niente male quale figlio adottivo di John Astin… Come chi è? Ma Gomez Addams. Data, Jonathan Ke Quan, aveva lavorato, guarda un po’, nel secondo Indiana Jones e poi, grazie alle sue capacita con le arti marziali è diventato successivamente uno stunt e ha partecipato al primo X-men. Jeff Cohen alias Chunk è diventato un avvocato di successo proprio a Hollywood. Corey Feldman/Mouth non ha avuto altrettanto successo, anzi. Vivacchia nel mondo dello spettacolo, ha denunciato degli abusi subiti quando era bambino e ha visto il suo caro amico e collega Corey Haim cedere alla droga e poi morire prematuramente proprio per quegli stessi abusi. Stef (Marta Plimpton) si è vista recentemente in The Good Wife e Raising Hope.

Forse non sapete che…  La nave pirata che ammiriamo ne I Goonies, Inferno, era un vero vascello di 32 metri, ispirato a quello del film del 1940 Lo sparviero del mare, di Michael Curtiz (di cui si vede uno spezzone anche nel film), con protagonista Errol Flynn. Ma forse non vi siete accorti che dentro il vascello c’è R2D2.

L’attrice che interpreta la signora Walsh è Mary Ellen Trainor. È stata la signora Robert Zemeckis tra il 1980 e il 2000 ed è apparsa in quattro suoi film, tra cui Ritorno al Futuro parte II (è l’agente Reese).  È morta lo scorso maggio. La terra ti sia lieve, signora Walsh e al tuo braccio ingessato.

Il regista Richard Donner ha tenuto per sé la testa di Willy l’Orbo e si trova ancora nell’ufficio.

A conferma del triste destino degli interpreti de I Goonies, Joe Pantoliano che nel film è Francis Fratelli ha tradito Neo in Matrix.

Il giuramento dei Goonies:

I will never betray my goon dock friends / We will stick together until the whole world ends / Through heaven and hell, and nuclear war / Good pals like us, will stick like tar / In the city, or the country, or the forest, or the boonies / I am proudly declared a fellow Goony”

Le battute

Se ti siedi troppo vicino al televisore ti fa male al pisello

I Goonies non dicono mai la parola morte

Puzzo come dopo l’ora di ginnastica

Oppure quell’ultima balla sui mostriciattoli che si moltiplicano se gli butti sopra l’acqua

bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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