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Questi sono gli amabili resti cresciuti intorno alla mia assenza

amabili resti peter jackson immagini posterC’è qualcosa di assolutamente ironico dietro alcune scelte di Amabili resti. La figura peggiore la fa, a parer mio, Mark Wahlberg che si presenta con un’improbabile pettinatura, come un George Harrison che ha esagerato con il balsamo poco prima di un trip col guru indiano e a base di Lsd.

Amabili resti è un film che ha un disperato bisogno di depositarsi. Perchè, forse, dopo le due ore di proiezione, il suo senso compiuto arriva solo alla fine e ti lascia riflettere. Il punto focale non è il limbo in cui Susie continua a restare attaccata alla vita e alla sua famiglia. La chiave non è Susie stessa ma la risoluzione della sua assenza, ovvero il dipanarsi dei fili dentro e fuori e tra le persone che subiscono la sua perdita.

Come se non bastasse, nella prima inquadratura, Wahlberg appare con i calzettoni bianchi a mezza gamba, una scena che mi ha fatto davvero male.

Infatti, se questi sono “gli amabili resti cresciuti intorno alla mia assenza” – l’apparente capacità di ripresa dopo la scomparsa e la perdita, e la lieve accettazione di tutto attraverso l’ultimo bacio di Susie – la possibilità di rendere la perdita quanto meno sopportabile non ha evitato l’amarezza.

Ha anche attirato la mia attenzione il bagaglio genetico della famiglia Salmon: padre castano scuro, madre con i capelli neri, tre figli biondi. Mendell si sta rigirando nella tomba.

Trattandosi di un’opera complessa, Amabili resti si muove su molti piani: c’è quello ultraterreno, un libero sfogo alla fantasia ma fermo e risoluto sui suoi riferimenti, non voglio dire alla realtà (come la scena della navi che naufragano sulle coste del mondo di Susie), ma anche all’inconscio.

È evidente che il faro è l’occhio di Sauron che tutto scruta.

Poi, i differenti mondi ordinati, chiusi e perfetti, forse illusori se non ingannatori (vedi la scena del confronto tra il detective e il serial killer) in cui si snodano i personaggi e che costituiscono l’ancora di salvezza di quello vero, in cui l’ordinata vita della provincia americana – tutte casette a schiera, giardini curati e giovani che fanno ginnastica – nasconde la violenza. Il pinguino chiuso nella palla di neve che incuriosisce a spaventa la piccola Susie; le navi che spiegano le vele dentro le bottiglie, tradizione familiare da trasmettere di padre e in figlio(a); le case di bambola del serial killer. E ancora la ripetitiva e ordinata vita agricola della madre, rifugio spirituale per negare la perdita. Tutti piccoli universi, perfetti, che trovano intrecci e specchi nel “Cielo” di Susie, quando lei precipita nel lago e sembra finire proprio in una casa di bambola, o nella scena dei velieri che naufragano.

C’è anche il palantir nelle spoglie mortali di un pallone.

Poi, tutti i piccoli mondi ordinati della fantasia dei personaggi sono messi sottosopra dal personaggio della nonna che, invece, riempie di disordine quello reale, riuscendo però così quasi a ricomporne la serenità.

Divertente il manifesto pubblicitario del libro de “Il Signore degli Anelli” che si vede nella libreria del centro commerciale.

Amabili resti è disseminato di momenti emotivamente importanti, costruiti intorno a piccoli fili a volte invisibili, una rete che assume una sua realtà solo alla fine. “Questi sono gli amabili resti cresciuti intorno alla mia assenza”, un’assenza che costituisce un universo quasi fantasy o ideale, più vicino alla Terra di mezzo che agli Stati Uniti degli anni Settanta. Pensateci prima di (ri)vederlo.

C’è anche Peter Jackson che gioca con una videocamera. Sembra nuovamente ingrassato

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema ****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

 

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