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La conseguenza (dell’ormone)

la conseguenza locandinaCosa succede se chiudi in un villa immersa nel freddo e nel gelo Keira Knightley e quel manzo di Alexander Skarsgård? La conseguenza sarà…

Così una sera, invece di assistere su Zoom a uno spettacolo incentrato sulla vita, le opere e i miracoli di Stevie Wonder, mi sono ritrovato a guardare un film con Keira Knightley e Jason Clarke. Se conoscete il vostro affezionatissimo, sapete che per me Keira Knightley è come Corinna per René Ferretti, una cagna maledetta, senza nemmeno la scusa di essere bella. Invece Jason Clarke ha il triste primato di essere dentro alcuni dei film che più ho odiato degli ultimi anni, Terminator Genisys per dirne uno, tant’è che è nata la leggenda che Jason Clarke non ha fatto nemmeno un film bello. 

Perché ho guardare La Conseguenza? Perché, al di là di essere un drammone melò ambientato in Germania nell’immediato dopoguerra, in una nazione materialmente  distrutta dalle bombe degli Alleati e moralmente affossata dalla colpa di aver scatenato il secondo conflitto mondiale in appena un ventennio e ideato al Soluzione Finale, La Conseguenza ha il merito di proporre un punto di vista inedito su quel momento storico: gli Alleati sono gli stronzi, i tedeschi sono le vittime. 

La trama

Nell’inverno 1946, Rachael Morgan (Keira Knightley) raggiunge ad Amburgo suo marito, il colonnello dell’esercito britannico Lewis Morgan (Giasone “Sua Mediocrità” Clarke), incaricato di ricostruire la città. Vivranno in una villa sequestrata a un architetto tedesco, Stefan Lubert, interpretato da Alexander Skarsgård. I Morgan hanno perso loro figlio Michael sotto i bombardamenti tedeschi, Lubert è rimasto vedovo con sua figlia Freda, dopo che la moglie è morta in seguito a un bombardamento alleato. Lewis Morgan ha un atteggiamento aperto e caritatevole verso i tedeschi e offre a Lubert di restare con loro, occupando la soffitta della villa; sua moglie Rachael è piena di odio verso l’acerrimo nemico di solo alcuni mesi prima, che incolpa ovviamente della guerra e della morte del figlio. Tutto l’establishment alleato è duro e sprezzante verso i tedeschi, considerati tutti nazisti senza alcun tipo di sfumatura. Invece Lubert è una persona culturalmente evoluta, ha gusti raffinati e si mostra subito aperto verso i nuovi “occupanti”, subendone l’ostilità, accettando la sua situazione: ospite in casa sua, da architetto di successo declassato ad addetto alla pressa. Non solo: la Germania è raccontata come un cumulo di macerie su cui si aggirano gli spettri dei suoi abitanti, affamati, disperati, sporchi, devastati nel corpo e nell’anima. Non vediamo solo i massacrati nei campi di sterminio nazista, ma i corpi bruciati sotto le bombe alleati, il disprezzo e la giustizia sommaria applicata dagli stessi nelle strade.

Il cast

Una prospettiva inedita sul periodo storico che un po’ fa dimenticare l’impianto solido, ma banale del melodramma che il regista James Kent propone, con la sceneggiatura di Joe Shrapnel, Anna Waterhouse e Rhidian Brook tratta dal romanzo di quest’ultimo. Anche perché se metti una moglie disperata, lasciata sola dal marito, in lutto per il figlio, nella stessa casa insieme a quel manzo di Alexander Skarsgård, è chiaro che l’ormone scatta violento, con i due che finiscono a farlo dappertutto, perfino in mezzo alla neve. E non credo che l’uomo sia stato ammaliato dalla sensibilità della donna che suona il piano con la figlia Freda in una delle sequenze più intense o tanto meno non è stato il dolore del biondo crucco per la moglie a fare breccia nel cuore (e nella sottoveste) di Rachael: questo è puro e semplice ormone a parlare, anzi a scopare. 

Del resto Alexander Skarsgård è veramente un figo e sebbene si potrebbe spendere in filmetti a tema marinaresco in cui fa il surfista e sta sempre a petto nudo, preferisce stare a petto nudo in film mezzo impegnati. Chapeau Alex, pareva ieri che ti buttavi via in True Blood. 

PS: Lo so, su Jason Clarke ho esagerato… qualche film buono l’ha fatto…

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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