Vai al contenuto
Annunci

Ant-Man and the Wasp: supereroi con una grossa personalità

antman and the wasp locandinaTempo di lettura: 4’21’’

Collocato temporalmente tra Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War, la visione di Ant-Man and the Wasp non darà risposte certe a chi vuole scoprire qualcosa del prossimo capitolo dei supereroi Marvel, quell’Avengers 4 che, l’anno prossimo, dovrà risolvere l’intrigo scatenato dallo schiocco delle dita di Thanos. 

Ma certamente darà contezza del come e del perché le tette di Evangeline Lilly sono più grosse rispetto al primo capitolo. 

E se la mid-credits scene nasconde qualche interessante sviluppo (prego leggere qui per i dettagli su cosa succede nelle scene post titoli di coda di Ant-Man and The Wasp), il ventesimo titolo del Marvel Cinematic Universe è convincente soprattutto perché lavora su livelli differenti rispetto agli altri capitoli. Non ha la follia comica e nostalgica dei Guardiani della Galassia, il senso di appartenenza di Black Panther, la giostra multicolore degli Avengers. Ant-Man and the Wasp è un film che dal piccolo non cerca di arrivare ai destini dell’universo; racconta di un supereroe che sta pagando per i casini che ha combinato mentre cercava di fare la cosa giusta schierandosi con Captain America e salvare il mondo: quando il film di Peyton Reed inizia, Scott Lang (Paul Rudd) sta scontando una pena di due anni agli arresti domiciliari, ha il braccialetto elettronico alla caviglia, passa il tempo come il classico adulto affetto dalla sindrome di Peter Pan giocando con la batteria, imparando su internet trucchi di magia e costruendo un parco giochi di cartone con cui scherzare insieme a sua figlia proprio sui destini di un mondo da salvare, tesori da scoprire, armi segrete da rivelare. 

Ant-Man and The Wasp

Qui arriviamo all’altro punto di Ant-Man and the Wasp: da genitore separato (con colpa potremmo dire) Scott deve recuperare il rapporto con la piccola Cassie (Abby Ryder Fortson); la ragazzina vorrebbe tanto essere la partner di avventure del padre, ma è (ancora) troppo piccola e certamente non è figa come Hope (Evangeline Lilly); proprio la giovane Van Dyne ha costruito un ottimo rapporto con il padre (Hank Pym/Michael Douglas), ha conquistato la sua fiducia e ottenuto la possibilità di indossare il costume che fu della madre, The Wasp (secondo caso nel mondo Marvel di un titolo da supereroe trasmesso da genitore al figlio dopo Black Panther) scomparsa 30 anni prima nel Regno Quantico; insieme, padre e figlia, studiano un modo per riportarla indietro. Perfino il villain di turno, Ghost (Hannah John-Kamen), ha costruito un rapporto padre-figlia con l’uomo che l’ha salvata (Bill Foster, prima socio poi, dopo un litigio, ex collega di Hank Pym) dalla morte in seguito alla fine tragica dei genitori (un altro ex collaboratore con cui Pym ha discusso, morto mentre cercava di replicare le tecnologie dell’Ant-Man originario. Hank ha un caratteraccio, litiga spesso). Dentro questa intelaiatura composta da padri che vogliono redimersi dai loro peccati, figli ansiosi di approvazione e di espiazione, Reed e compagnia hanno pensato bene di fasciare Evangeline Lilly in un costume aderentissimo, cosa sempre gradita. 

b4azcZHS_wyRPEYW2mbBFhXGBAcRvNrgLEOdxmzBwno
Qualcuno ha scritto Matrix alle mie spalle, ma io faccio il giornalista, cosa sono sti sgorbi alle mie spalle?

Ant-Man and the Wasp non è mai e non vuole nemmeno essere il classico cinecomics. In misura ancora maggiore rispetto al primo capitolo, la verve da commedia-bromance-romance di Paul Rudd travolge tutto: ridiamo dei problemi e delle debolezze dei personaggi, della mania degli abbracci collettivi di famiglia. Utilizzando una tecnica cara a Elmore Leonard, la trama si sviluppa e procede grazie ai dialoghi, i personaggi parlano, si scambiano battute, espongono rivalità e risentimenti per fatti accaduti e nel frattempo cercano di recuperare un oggetto fondamentale per completare una missione che, nel caso di Ant-Man, Pym e Hope/The Wasp, altro non è che riportare a casa Janet Van Dyne (Michelle Pfeiffer) bloccata nel Regno Quantico; nel caso dell’antagonista, Ghost, trovare una cura da quella energia a cui fu esposta quando morirono i genitori, che tiene prigioniera Janet e che, nel suo caso, le ha donato poteri straordinari ma anche l’accelerato decadimento delle cellule. Ghost non è propriamente un villain: la sua prima apparizione è inquietante, un fantasma nella strada che spia i suoi nemici, un rivale fisicamente competitivo, in grado di confrontarsi contemporaneamente sia con Ant-Man che con The Wasp, ma nel racconto del regista Peyton Reed e della sua squadra di sceneggiatori (Chris McKenna, Erik Sommers, Andrew Barrer, Gabriel Ferrari e Paul Rudd) è spinta dal dolore fisico causato dalla sua condizione a fermarne la causa e non dall’ennesimo delirio di onnipotenza, dominazione o distruzione del mondo, della galassia e tutti i dischi di Mel Tormé. 

A questa miscela di assoluta qualità – con qualche caduta nella banalità più spiccia come il “dì ad Hope che l’amo” nel recap iniziale delle vicende che hanno portato alla scomparsa di Janet/ The Wasp 1 – va aggiunto un cast di attori e di attrici “secondari” in assoluto stato di grazia. Michael Pena dimostra di essere a suo agio nel personaggio di Luis e regala un paio delle sue digressioni logorroiche da standing ovation come il ricorrente scherzo sul siero della verità; Randal Park è straordinario nel centrare il personaggio dell’agente FBI goffo e incapace, divertito e divertente, nonché protagonista di una scenetta che gioca sulla sessualità che scatenerà le ire di Adinolfi e Salvini se a qualcuno gliene fregasse davvero qualcosa; Walton Goggins è un Sonny Burch allo stesso tempo rivoltante ma simpatico. Poi c’è il direttore del Daily Planet, Laurence Fishburne, anche se non ho capito bene cosa ci faccia dentro un film della Marvel, mentre Douglas e Pfeiffer… be’ sono Douglas e Pfeiffer.

Ant-Man-And-The-Wasp insieme

Nella dinamica, entrano ancora altri elementi che accelerano i fatti e rendono il film materia emotivamente instabile ed esplosiva come uno spettrometro quantico (ammesso che lo sia, confesso di non sapere assolutamente di cosa sto parlando ma, come dice Scott/Rudd a Hank e Hope, “devo infilare la parola quantico in tutte le frasi”): la storia d’amore che non decolla tra Hope e Scott, a causa di ciò che lui fece in Germania – rubare a Pym il costume di Ant-Man per aiutare Captain America, al solito, la colpa è sempre del maschio -; l’obbligo per Scott del rispetto dei termini degli arresti domiciliari, pena la perdita della figlia e la condanna ad almeno 20 anni di galera. L’incertezza della tecnologia, con un costume sperimentale crea incertezza e consente a Rudd di spassarsela con poteri che non conosce del tutto e spesso lo piantano in asso; un paio di sequenze sono divertentissime, come Ant-Man ridotto a taglia da bambino mentre si trova nella scuola della figlia, oppure l’Ant-Man gigante che gioca con un camion come fosse uno skateboard. 

Cast, durata e distribuzione

Ant-Man and the Wasp è un film di Peyton Reed. Con Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michael Peña, Walton Goggins, Bobby Cannavale, Laurence Fishburne, Michael Douglas, Michelle Pfeiffer. Titolo originale Ant-Man and the Wasp. Azione, durata 118 min. – Gran Bretagna, USA 2018. – Walt Disney, uscita italiana martedì 14 agosto 2018.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura:magari non serve, ma è sublime.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: