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I quarant’anni de Lo Squalo

Sono trascorsi quarant’anni dallo sbarco in sala de Lo Squalo, quarant’anni da quando questo splendido uomo ha mostrato a tutti cosa significa saper indossare una giacca con delle ancore. 

La classe non è acqua e nemmeno ancore
La classe non è acqua e nemmeno ancore

Nel bombardamento di informazioni che ha accompagnato questo splendido anniversario, ce ne è una che non smette di sorprendermi: la definizione “blockbuster estivo” fu coniata proprio per Jaws, che al suo arrivo sul mercato sbaragliò il box office. Tutt’oggi il film di Spielberg è il titolo più redditizio della storia del cinema. Capito, sì?, papà Spielberg? Diciamo che gli perdoniamo volentieri Terranova, Falling Skies o La guerra dei mondi.

lo squaloA rivederlo oggi, Lo Squalo mantiene intatto il suo fascino. Certo, gli effetti speciali hanno fatto il loro tempo, sono evidentemente meccanici e mancano della naturalezza di tanti film di azione-avventura-thriller prodotti negli ultimi anni. Però, il vero segreto de Lo Squalo è il suo regista. Spielberg alimenta la tensione in ogni scena, ogni inquadratura è affilata come i denti di un pescecane mordendo lo spettatore con forza, in un crescendo incredibile, girandoti intorno, mostrando la pinna e poi…
La presentazione di Quint, ad esempio: la telecamera che lo va a cercare in mezzo alle persone accorse al consiglio comunale e lui che ruggisce “Io vi porto la testa, la coda e tutto quello che c’è in mezzo”. L’orrore traspira quasi da ogni inquadratura, come quando Brody sfoglia il libro sugli attacchi degli squali agli uomini, immagini orribili di gente mutilata, masticata e sputata.

Lo squalo se magna un po’ de esseri umani (la conta si ferma a 5 più il cane di Steven Spielberg), ma alla fine gli umani almeno uno squalo lo seccano: non è il grande squalo bianco fatto esplodere da Brody, ma è uno di quelli veri usati come controfigura di Bruce che è il soprannome dello squalo meccanico che vediamo in azione, chiamato come l’avvocato di Spielberg, uno che all’epoca aveva una bella fama e continua ad averla ancora oggi: Bruce Ramer tutela anche Ben Stiller e Clint Eastwood.

Lo squalo ha vita facile a trovare da mangiare, gli umani je se nfilano proprio in bocca grazie alla stupidità loro e del sindaco preoccupato di salvare la stagione balneare (a proposito, al primo intervento televisivo si presenta con una giacchetta a righe che me ricorda una mia vecchia camicia che mia moglie usa come straccio). Ci sono momenti anche francamente divertenti come i due pescatori come lo volevano catturare con canna da pesca e arrosto.

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Lo squalo è passato alla storia per aver contribuito a creare la cattiva fame del pesciolone che in verità è un tenerone e sicuramente causa meno morti tra gli esseri umani delle zanzare tigre che ve mordono nei cinema all’aperto estivi. Soprattutto sono indimenticabili la colonna sonora (dududu du dun) composta da John Williams con l’uso di due sole note e la battuta “Serve una barca più grande” (e che fu improvvisata da Roy Scheider sul set). In più, la lunga sequenza a bordo dell’Orca con Robert Shaw/Quint e Richard Dreyfuss/Hopper (a proposito l’attore ha recentemente ricordato via Twitter che aveva rifiutato il ruolo ed è ancora grato con Spielberg per averlo convinto a girare il film) che contano e confrontano le reciproche cicatrici (dialogo plagiato nel corso degli anni in tante altre pellicole, tipo Arma Letale) e il monologo sull’affondamento dell’Indianapolis che lo stesso Shaw rimaneggiò rispetto alla sceneggiatura originale.

Le battute
Lo squalo tigre è come un secchio della spazzatura, ingoia tutto.

Un’isola è un’isola solo se la guardi dall’alto.

Serve una barca più grande.

Alla salute delle donne con le gambe corte.

Forse non sapete che…

  1. A Spielberg la colonna sonora di John Williams faceva schifo.
  2. Erano previsti 55 giorni di lavorazione ma ne impiegarono 159.
  3. Di conseguenza anche il budget lievitò da 3,5 a 9 milioni di dollari.
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