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Visioni (di molto) successive/Sacro GRA

sacro graCiò che mi ha colpito della storia del GRA-Grande Raccordo Anulare, l’anello di strada che circonda la capitale, è che non si tratta semplicemente di un acronimo. Gra era il nome del dirigente della Anas che volle questa imponente opera pubblica. Non trovate sia una coincidenza straordinaria? O una casualità? O un caso fortuito? O la volontà di Dio come la nostra mano che resta incinta se ci masturbiamo troppo? Secondo me siamo noi che creiamo le nostre coincidenze e riempiamo di significato incroci casuali della nostra esistenza. Siamo una specie che ha raggiunto troppa autocoscienza (Rust Cohle quotes).

Così vediamo segni e immagini che esprimono concetti che forse non ne hanno.
Sacro Gra è il documentario di Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone d’oro a Venezia. È una raccolta di storie ed esperienze nutrite dal Gra che hanno come sottofondo sonoro o naturale la grande autostrada urbana di Roma. Di queste storie, niente è esemplare, niente ha un valore fuori di sè, per l’umanità o il genere umano. Il filo conduttore è la strada.
C’è uno che parla solo di anguille. Legge La Repubblica e scopre che i giornalisti scrivono un mucchio di cazzate, che non sanno di cosa stanno parlando. Questo vale per le anguille, pensa che succede quando si inoltrano in Economia o Geopolitica. Ognuno si sballa come je pare. Ce so du’ prostitute che io nun so proprio chi potrebbe avere voglia di pagare per fare alcunché che non sia convincerle a lavarsi. C’è un nobile decaduto che affitta la sua villa “principesca” (al confronto, la casa di Tony Montana in Scarface è sobria come quella di Mario Monti) per fotoromanzi, feste private, bed and breakfast. È sposato con una vistosa lituana, ha una figlia che si chiama Anastasia, in casa ha un teatro dove mette in scena Cenerentola. Un infermiere ci spiega come condisce la pasta fredda (“Ce metto paquino, tonno, mozzarella”). La missione di un altro tizio è salvare le palme dall’attacco del Punteruolo rosso. L’insetto attacca le piante e le mangia da dentro. L’unico modo per scoprirle è ascoltare: fa un buco nella pianta, infila un microfono e ascolta il Punteruolo rosso mangiare. Confesso che ho pensato che forse alcuni di questi parassiti entrano nelle piante attraverso i buchi che apre sto tizio. C’è uno che annusa la melanzana e fa un comizio sulla puzza di muffa. C’è un altro che parla forbito, campa raccogliendo l’acqua piovana ma spiega che “Ryan air è robaccia”. Poi altre storiacce senza alcun… Non lo so… Una palla!!! Ma uno non dovrebbe dire qualcosa di interessante per impressionare una pellicola? A un certo punto sono andato a fare la pipì e non ho nemmeno stoppato per paura di prolungare questa agonia. Avrei voluto chiudermi in bagno e aspettare che finisse. Non ho proprio sentito il bisogno di stoppare! Sacro GRA è il film che proporrei per la mia personale cura Ludovico contro rom, ubriachi, i preti pedofili e chi non pensa che Carla Gugino sia ancora una strafica.
La buona notizia è che Gianfranco Rosi è morto e non c’è possibilità che sia girato un Sacro Gra 2, la vendetta di Rosi.

Ops… Mi informano dalla regia che quello morto è Francesco Rosi. Se ne vanno sempre i miglior.
A un certo punto ci sono pure le bare portate in una fossa comune.

La battuta
Chi sparte ha la mejo parte

indiana* C’è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il greco antico?

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Un pensiero riguardo “Visioni (di molto) successive/Sacro GRA Lascia un commento

  1. Cazzo meno male, pensavo di essere l’unico a non aver colto il profondo rinnovamento estetico e semantico apportato da sto capolavoro al cinema mondiale…altro che Leone d’Oro,ce ne vorrebbe uno vero e affamato da liberare contro la giuria di certi festival…

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