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Melancholia – Ho fatto pace con Von Trier ma lui non lo sa

Melancholia locandinaMelancholia di Lars Von Trier è proprio come la vita: vacua, emozionante, cattiva, familiare, calda, noiosa, simbolica e piena di simbolismi, ma al tempo stesso priva di significato.

Melancholia è tutto questo ed è la cosa migliore che penso si possa raccontare di un’opera che partecipa di un movimento artistico che dall’uso degli effetti speciali fino al Dogma o al racconto delle ultime tra le donne incinta di Teheran dovrebbe sempre cercare di rappresentare la vita. O almeno il suo senso ultimo. Il senso ultimo di tutte le cose. Così mentre cerchiamo di entrare in una grotta magica per prepararci all’inevitabile, come i personaggi di Von Trier capiamo che tutto questo un senso non ce l’ha. Che forse un senso non c’è mentre portiamo avanti le nostre scialbe e banali vite, tra le liti con il capoufficio e l’amore che non c’è più, e accogliamo il sesso di uno sconosciuto in una notte stellata mentre una stella rossa ci guarda con sguardo malinconico.

Tutto questo è inutile. È cattivo.

Melancholia è diviso in un prologo (onirico e disturbante nei suoi rallenti) e due capitoli, uno per ciascuna delle due sorelle, Justine e Claire. La prima si è appena sposata. Von Trier ci porta con mano ferma e gusto documentaristico attraverso il suo ricevimento di nozze, tra parenti pazzi, amici ingombranti, ma soprattutto fa entrare nell’orbita del Pianeta-Justine (Kirsten Dunst) che in una sola notte, in preda a un corto circuito emotivo, distrugge la sua vita: perde marito e lavoro. In quanto alla famiglia solo la sorella Claire gli resta al fianco perché il padre e la madre sono ormai perduti su pianeti lontani.

Nel secondo capitolo seguiamo Claire (Charlotte Gainsbourg), donna attiva e organizzativa che assiste Justine depressa e ormai incapace anche di mangiare. La folla della prima parte ci ha abbandonato. Sullo schermo ci sono solo 4/5 personaggi. Sulla loro testa si avvicina Melancholia, corpo celeste maligno in rotta di collisione con la Terra. Il marito, ricco uomo di affari, assicura che non c’è nulla da temere perché gli scienziati sono certi che Melancholia passerà solo vicino alla Terra. Lentamente, peró, le sicurezze su cui il genere umano ha progredito per millenni (logica, voglia di fare, metodo e scienza, accantonamento di superstizioni e religioni) crollano, entrando sempre più nell’orbita del misterioso pianeta. Invece, il cuore di Justine ricomincia a battere in sintonia con la Natura che ha fiutato il pericolo, ritrova il proprio equilibrio con la convinzione che Melancholia travolgerà la Terra insieme a quell’erba cattiva che lì è cresciuta: la vita.

Von Trier allestisce un film senza nessuna vena consolatoria: nè religione nè scienza, l’uomo è fondamentalmente cattivo ed è completamente solo, morendo in un universo freddo e indifferente. Ma per il danese solo una cosa ci salva nel momento definitivo: credere che un tepee fatto di rami possa fermare Melancholia, una donna e un bambino che accettano l’illusione. O forse fermare la melancholia, quella di cui Von Trier ha ammesso di soffrire. Non ci sarà tempo per recriminazioni. Alla fine solo un compromesso tra Uomo e la Natura che lo nutre può consentire una tregua nella vita che viviamo tra sciocchi egoismi e banali momenti, un equilibrio naturalistico rappresentato dalla bellissima scena di una Kirsten Dunst ripresa completamente nuda sdraiata su una roccia in un bosco rigoglioso.

Qui giungiamo a un altro punto di forza della pellicola di Von Trier: le tette dell’attrice. Spettacolari sia quando sono strette in uno scollatissimo abito nuziale, catalizzando completamente l’attenzione, sia nella meravigliosa scena descritta in cui sono inquadrate in tutta la loro magnificenza. Insomma, la Natura è una creatura a volte maligna ma con due tette della Madonna.

Poi c’è Jack Bauer (Kiefer Sutherland) che fa esattamente quello che fa un Jack Bauer che si rispetti: il duro, prende di petto gli altri e la vita salvo poi cedere alle paure, sostanziando quello che Von Trier ha sempre raccontato: le donne sono migliori degli uomini, le donne affrontano le avversità e quando le armi degli uomini sono spuntate, le donne scelgono la magia per liberarsi almeno della paura.

C’è anche il vampiro Erik (Alexander Skarsgård), ennesimo esempio di uomo inutile alla causa femminile, talmente devoto alla sua Justine/Dunst da non capire che lei non l’ama e non sarà mai sua. Una con quelle tette merita un vero maschio alfa.

Per par condicio, mi duole segnalare, dietro il non troppo velato mio entusiasmo per il lavoro di Von Trier, che alla proiezione a cui ho assistito abbiamo perso 6 spettatori in corso d’opera, ed ho visto (e sentito) una quindicina di sbadigli.

Tanto vi devo.

american beauty pagelle voti stelle film*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…
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5 pensieri riguardo “Melancholia – Ho fatto pace con Von Trier ma lui non lo sa Lascia un commento

  1. Le tette sono uno spettacolo della Natura! Il fatto che abbia scelto proprio lei per questo ruolo secondo me è un ottima scelta. A me piace molto anche la Gainsbourg, comunque. Certo evoca altri orizzonti, Anticristici, misteriosi, fascinosi…

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