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Indiana Jones e il tempio maledetto – Indy scopre il lato oscuro

indiana attesa 2Indiana Jones e il tempio maledetto

Per avvicinarci a “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” niente di meglio che riscoprire la trilogia degli anni Ottanta dell’archeologo con la frusta. “Indiana Jones e il tempio maledetto” è il prequel de “I predatori dell’arca perduta” anche se temporalmente ne segue l’uscita di tre anni. Il successo planetario del primo episodio suggerì all’accoppiata Spielberg – Lucas di tentare ancora la sorte e mettere in scena un bis. Erano gli anni Ottanta e, ieri come oggi, un secondo tentativo non si negava a nessuno, tanto meno ad una pellicola che aveva sbancato i botteghini di tutto il mondo raggiungendo la ragguardevole cifra di 384 milioni di dollari. Così nacque l’idea del prequel rispetto alle avventure de “I predatori”. Siamo nel 1935, a Shanghai, e il film si apre con una sequenza di ballo e canto nel “Club Obi Wan” (divertente, vero, mr. Lucas?) dove il professor Jones sta portando a termine uno scambio con un pericoloso esponente della mafia locale. Da questo momento, come già ne “I predatori”, si apre una lunga sequenza di azione che si concluderà con i nostri protagonisti che saltano nel vuoto da un aereo in avaria, protetti solamente da un canotto. È dei momenti assolutamente estatici del film che, sebbene non abbia del tutto la freschezza scanzonata del primo capitolo, colleziona alcune sequenze da storia del cinema. Detto del volo libero in canotto, da ricordare è l’inseguimento nelle miniere nei carrelli lanciati a tutta velocità, eco di un altro fantastico inseguimento “made in Lucas”: quello sulla luna di Endor tra Luke e Leia e l’avanguardia delle truppe dell’impero alla guida delle speeder-bike. Grandiosa anche la conclusione, con un duello senza fiato su un ponte sospeso.

Ne “Il tempio maledetto” il professor Jones fa la conoscenza con il lato oscuro: costretto a bere il sangue della dea Kali si trasforma in uno dei suoi disperati adepti, pronto ad uccidere la bella Willie Scott gettandola nella lava. Questo sebbene il film sia pervaso da una cifra stilistica che si rifà idealmente al cinema degli anni ’30 e ’40, in cui le scene divertenti si alternano a quelle più tese come nel caso della ormai celeberrima cena nel palazzo del maraja quando, mentre Jones cerca di scoprire i segreti che si nascondono dietro le mura della reggia, Willie e Short Round fanno la conoscenza con il particolarissimo menù preparato per loro. Anche qui, come nel primo capitolo, strepitosa la battaglia dei sessi che Indiana ingaggia con Willie (ne I predatori toccò a Marion Ravenwood), anche questo retaggio della Hollywood degli anni ruggenti.

Sicuramente si tratta anche del più musicale dei film che compongono la saga: si apre a tempo di musica con il pezzo musicale volutamente un po’ stonato ed approssimativo di Kate Capshaw, mentre il ritmo dei riti sacrificali thug scandisce tutta la seconda parte della pellicola.

To be continued…

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