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American gangster

american gangsterlocandinaLa pura maestria di Ridley Scott nel raccontare una grande epopea dentro il cuore nero agli degli Stati Uniti d’America con cui, spurgata dalla spettacolarizzazione dei classici del genere, ci lascia un film su eroi, demoni e sulla malattia morale insita nelle nostre società.

Con una dinamica che ricorda un cinecomics, American Gangster è la origin story, tratta da fatti realmente accaduti, di un grande villain, il “padrino” nero Frank Lucas, che nella prima metà degli anni Settanta inondò New York di eroina, e di un grande supereroe, il detective Richie Robert, che gli diede la caccia, lo arrestò e lo convinse a scoperchiare la corruzione nella polizia della Grande Mela. Il primo risponde alle regole classiche alla “Don Vito”: le ha apprese dal precedente boss di Harlem per cui lavorò per 15 anni, Bumby Johnson, modernizzandone i metodi, incrociandoli con la tradizione della mafia italiana non usuali nella comunità afroamericana, non rinunciando mai basso profilo, l’assistenza alla propria comunità, accompagnare in chiesa la mamma e rinnovare i fiori sulla tomba del vecchio capo morto tutte le domeniche; Roberts si era guadagnato la fama di incorruttibile restituendo un milione di dollari trovato dentro il bagagliaio dell’auto di un collega corrotto, fu emarginato dal corpo di polizia e per questo scelto per comandare la squadra speciale che avrebbe dovuto eradicare la droga da New York su mandato diretto del presidente Nixon. Ma Roberts era un santo solo sul lavoro: padre assente, scopatore impenitente, restituito da un Russell Crowe con capelli talmente improponibili, che è assurdo che scopasse così tanto il suo personaggio. Insomma, una vita disordinata. Due mondi opposti, che si scontrano sullo sfondo della guerra in Vietnam e sotto il palco dell’incontro di boxe del secolo Alì-Fraser.

Questa non è boxe, ragazzo, è politica. Richie Roberts

Dentro questa origin story si intreccia tutta la grande storia americana degli anni Sessanta e Settanta: Martin Luther King, Richard Nixon, il razzismo, la corruzione e la guerra in Vietnam, perché proprio dal Sud-Est asiatico arriva la droga che avvelena New York.

american gangster 2

Scott toglie tutto ciò che in un gangster movie fa spettacolo – non avrete sparatorie, inseguimenti, non aspettatevi mattate alla Joe Pesci/Tommy De Vito – e ci restituisce una storia, una storia vera che pulsa tensione (magistrale la sceneggiatura di Steven Zaillian), ma soprattutto vive dentro la Grande Storia dell’umanità, uguale in tutto il mondo, ancor di piùquqando perpetra il male pensando di fare il bene. Sì perché Lucas è mosso da spirito imprenditoriale – vuole vendere un prodotto migliore dei suoi concorrenti a un prezzo più basso – e si prende cura della famiglia e della sua comunità, vuole vivere il messaggio del reverendo King, ma portando ancora più in là quel confine malato del sogno americano che 35 anni prima di American Gangster (il film di Scott è del 2007) aveva tracciato Coppola con il suo Il Padrino. 

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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