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One night in Miami su Prime Video: recensione

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Disponibile in streaming su Prime Video, One Night in Miami (Quella notte a Miami…)  racconta la “notte da leoni”di quattro figure fondamentali nella storia degli USA: Malcolm X, Cassius Clay, Jim Brown e Sam Cooke, insieme in una stanza d’albergo a discutere del futuro dei neri d’America, dopo che Clay aveva conquistato il titolo mondiale dei pesi massimi.

È l’adattamento cinematografico firmato da Regina King del testo teatrale di Kemp Powers, recentemente autore anche del film Disney-Pixar Soul. 

Dopo la conquista del titolo di campione del mondo dei pesi massimi a Miami, Cassius Clay (Eli Goree) potrebbe festeggiare a mignotte, droga e indianate di grappa,  ma preferisce trascorrere la serata a parlare di politica e religione con tre amici mica male: Malcolm X (Kingsley Ben-Adir), suo guru e guida spirituale, il cantante e re del soul Sam Cooke (Leslie Odom Jr.) e Jim Brown (Aldis Hodge), superstella del football americano, che qualcuno ricorderà, alcuni anni fa, interprete del pugile vestito da antico egizio in Mars Attacks! e, se ricordo bene, rimedia pure una bella gnocca pettoruta alla fine del film. Mica come i comuni mortali che farebbero festa sballandosi con qualsiasi sostanza psicotropa fossero in grado di trovare, compresi gli acari della polvere.

quella notte a miami
“Quello che succede a Las Vegas resta a Las Vegas! A parte l’herpes, quello torna insieme a te”.


I quattro si chiudono in una stanza d’albergo e parlano della causa dei neri d’America, dell’emancipazione della loro comunità, dell’adesione all’islam di Clay. Con loro hanno solo del gelato alla vaniglia. Litigano, forse per la mediocrità del catering, come io litigavo a Natale con mio padre di politica, con Malcolm X che tenta di influenzare i comportamenti pubblici degli amici e trasformarli in una guida per l’intero movimento antirazzista. 

Il risultato è un kammerspiel che avrebbe avuto bisogno di un regista più esperto e maggiormente visionario per superare i limiti delle quattro pareti. Regina King, l’attrice premio Oscar nel 2019 per Se la strada potesse parlare, in passato aveva diretto solo alcuni episodi di serie tv; per sopperire, King inserisce alcuni flashback di rilievo storico per dare il senso dell’America razzista degli anni Sessanta: l’accoglienza fredda di Cooke al Copacabana, il confronto di Brown con un “sostenitore” bianco, la vita familiare di Malcolm X, qualche round di un paio di incontri di Clay/Alì e un viscerale concerto di Cooke a Boston, autentico cuore emotivo di Quella notte a Miami…. 

La mente ci porta a riflettere sui discorsi riguardanti il potere e le possibilità della causa nera, che forse al pubblico europeo, ma soprattuto a chi non è addentro alla storia USA, potrebbero essere poco decifrabili nelle loro sfumature. Il cuore si esalta nelle belle interpretazioni piene di passione. Il risultato è buono, ma soprattutto ciò che resta dentro è l’effetto straniante: nella ricostruzione della situazione razziale negli Usa della prima metà degli anni Sessanta, mano a mano che le quattro super stelle nere si confrontano e si raccontano, capiamo che 55 anni e un presidente nero dopo la situazione non è migliorata granché.

Restano dei dubbi sulla “rivisitazione” di Malcolm X, qui idealista “buono”, meno arrabbiato di quanto fosse in realtà.

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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