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Psychokinesis, il “Jeeg Robot” coreano

Psychokinesis-poster-filmTempo di lettura: 2’18’’

Dal regista di Train to Busan, arriva in streaming su Netflix Italia un “Lo chiamavano Jeeg Robot” coreano: Psychokinesis. Ecco la trama: Seok-heon è una guardia giurata mezzo alcolizzato e dedito ai piccoli furti, vive nascosto dopo aver divorziato dalla moglie e abbandonato la figlia piccola. Mentre fa jogging, beve a una fontanella pubblica dell’acqua contaminata dopo la caduta di un meteorite e acquisisce straordinarie capacità telecinetiche. Il primo impulso è di sfruttare i nuovi poteri per spettacoli di magia al fine di racimolare facilmente dei soldi, ma la figlia Shin Roo-mi è coinvolta in una dura lotta per salvare il suo ristorante di pollo fritto in un piccolo centro commerciale di periferia, battendosi contro la speculazione immobiliare di una azienda che usa metodi malavitosi, protetta dalla politica e le istituzioni corrotte a tutti i livelli della Repubblica Coreana. 

 

Il primo impulso di Seok-heon è convincere la figlia ad abbandonare ogni proposito di lotta, ma, piano piano, il “supereroe” acquisisce fiducia nei propri mezzi e nella sua capacità di influenzare il mondo che lo circonda, aiutando i “rivoltosi” inermi di fronte alla prepotenza economica e finanziaria del “capitale”. 

Con Train to Busan, Yeon Sang-ho aveva dato prova di saper lavorare con il genere zombie e horror, rielaborandolo in una ferma critica della società coreana attraverso una messinscena farsesca, ma sempre restando in un immaginario “occidentale”. In Psychokinesis la satira della società e del malcostume del sistema politico e finanziario coreano prende il sopravvento con una violenza pari alla capacità distruttiva del suo protagonista abusando, a volte, della chiave di lettura macchiettistica per deridere speculatori imbecilli e dirigenti d’azienda crudeli come un villain di un fumetto ritratti a grana grossissima mettendoli palesemente in ridicolo. Il protagonista è un pigro e volgare omuncolo che vive in un buco di appartamento che tiene poco meglio di un porcile, che ruba il caffè sul posto di lavoro, è vigliacco con gli amici, bugiardo e infame con i colleghi. Tutta la vita di Seok-heo è stata improntata a fuggire le responsabilità e i doveri e, se il “Jeeg Robot” di Mainetti che era un delinquente di strada che per prima cosa cerca di rapinare un bancomat, il primo impulso di Seok-heon è fare i soldi grazie ai suoi superpoteri mettendo in piedi uno show alla David Copperfield, senza curarsi, almeno inizialmente, di chi gli sta intorno. Saranno le sofferenze della figlia che invece ha scelto di lottare fino ad autodistruggersi che gli imporranno di scegliere se chinare ancora una volta la testa oppure lottare per i propri diritti. 

SPOILER Al culmine della sua ribellione, scopriremo che non solo la lotta è stata inutile (la speculazione immobiliare era talmente mal fatta che una volta spazzati via i rivali i lavori non potranno nemmeno prendere il via) ma la società sudcoreana non cambierà di una virgola, ossessionata dal pericolo proveniente dal nord, manderà il suo “Jeeg Robot” in carcere per sottoporsi alla rieducazione, non credendo nemmeno per un momento ai poteri del supereroe derubricato a fake news. Strepitosa la scena in cui la polizia non crede alle riprese video ma anzi deride le vittime di Seok-heon. Segno che la Repubblica di Corea è talmente marcia che nemmeno un supereroe può scalfirne il passo con scarpone chiodato che schiaccia ogni tentativo di resistenza. 

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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