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Visioni successive/12 anni schifo e 135 minuti con due palle così

12 anni scSto guardando l’Oscar come Miglior film 2013. Lo sto vedendo da 20 minuti e le mie palle sono rotate a terra già tre volte… 12 anni schiavo di Steve McQueen è una lunga e descrittiva vicenda che per quanto raccapricciante e avvilente circa la natura dell’uomo non salva il film. Il tema non basta a farmelo piacere ma a quanto pare è stato sufficiente a prendere la statuetta più preziosa scippandola a una autentica metafora della condizione umana, tecnicamente superba e poeticamente difficile da eguagliare.
La storia la sapete: negli Stati Uniti divisi tra il Sud schiavista e il Nord liberale, un uomo di colore nato libero, Solomon Northup, che vive con la sua famiglia lavorando come musicista, è rapito dai mercanti di schiavi, trasferito al sud e venduto. Nella sua odissea cambia due padroni: Ford, apparentemente buono ma senza la forza di andare contro una convenzione così radicata, ed Epps che ha la fama di spacca negri. Solomon conoscerà la sofferenza, quella di altri schiavi come lui, nati e vissuti in catene che non conoscono altra realtà, quasi inclini ad accettare la loro condizione, trattati come cose, animali o peggio. Solomon riuscirà a tornare libero grazie all’interessamento di un canadese che odia lo schiavismo. Una bella botta di culo che passasse da quelle parti.
McQueen è determinato a raccontare in maniera lineare questa storia che lo stesso Northup mise su carta, pubblicò nel 1853 e che fu salvata dall’oblio sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso. McQueen e lo sceneggiatore John Ridley (un passato al lavoro per la tv e sitcom come Il principe di Bel-Air e premiato con l’Oscar anche lui) hanno pensato che il titolo del film fosse piu che sufficiente a scandire il passaggio degli anni: il nostro protagonista rimane uguale a se stesso per due ore e venti abbondanti, solo negli ultimi cinque minuti compaiono i capelli bianchi. Così, all’improvviso.
Al limite dello stiloso ma ovvio, esegue il compitino, McQueen, indugia tanto su alberi e paesaggi del sud (ho fatto scorpacciata con True Detective e non è certo colpa di McQueen), su volti e schiene.
Sono un paio i momenti importanti. La scena dell’impiccagione, in cui Solomon resta appeso a un albero con solo le punte dei piedi che lo tengono in vita; intorno a lui, piano piano gli altri schiavi riprendono la loro vita, i bimbi giocano, le donne stendono, un’assuefazione all’orrore che colpisce come un pugno allo stomaco alla stregua della disumanità dell’umanità bianca del film. Il ballo, quasi un horror in cui trasuda la follia di Epps e di sua moglie, pazza a causa dell’infatuazione che il marito ha per la schiava Pats. Poi, la fustigazione di Pats, violenta, sanguinosa, in cui Epps pretende che sia lo schiavo Solomon a eseguire la pena, forse per spezzarne lo spirito, forse incapace di compierla lui stesso.
Prima, dopo e durante, il lungo racconto delle torture, psicologiche e soprattutto fisiche, il bianco corrotto nello spirito che fa solo credere che l’Uomo possa commettere qualsiasi crimine e gli agnelli che vanno al macello.
Poi c’è l’interpretazione di Fassbender, ennesimo registro stilistico regalato a McQueen, il vero gioiello del film che annoia per buona parte dei 136 minuti di durata. Così figo e pieno di talento, vedere uno fico come Fassbender è come se Brad Pitt sapesse recitare. Pitt che da produttore si prende il ruolo del salvatore della patria e di Solomon. Lupita Ingoio, invece, l’Oscar l’ha vinto soprattutto perché fa le bamboline con i piedi, il che mi sembra già un talento in più rispetto a tante sue colleghe.

Ps: finita la proiezione avevo una gran voglia di defenestrare la domestica.

fightclub** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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4 pensieri riguardo “Visioni successive/12 anni schifo e 135 minuti con due palle così Lascia un commento

  1. A mio avviso non meritava l’Oscar (Scorsese tutta la vita!!) ma l’ho comunque trovato molto, molto bello. Certo, mi mancano gli altri film di McQueen per poter fare paragoni.

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    • Ti consiglio di recuperarli: Hunger e Shame sono davvero molto belli. Nel blog dovresti recuperare il mio commento (me pare, l’alzheimer galoppa :-))

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