Camp Miasma, recensione: sesso, sangue e cinema
C’è un mondo cinefilo che campa mettendo insieme espressioni come “una rifrazione post-diegetica dell’immaginario residuale”, “un ipertesto emotivo a bassa intensità ontologica”, “la sedimentazione pop di un inconscio post-autoriale” e “la risemantizzazione del gesto dentro un orizzonte neo-pulsionale” e questo mondo con un film come Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte ci si fa le seghe. Chissà se dopo la gente che scrive queste cose riesce a scopare o anche solo a dormire ed è quello che si è chiesta Jane Schoenbrun, regista di “Ho visto la tv brillare”, che sulla solitudine del critico cinematografico pipparolo ha costruito il film di cui sopra e praticamente tutta una carriera.
Sono pienamente cosciente che Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte si trovi qualche chilometro oltre le mie capacità cognitive e almeno due fermate della metro dopo la mia sensibilità generazionale. È un film che parla di identità sessuale, di donne che si ingrifano con i serial killer, di persone che non sanno usare i pronomi, di donne non più giovani ma ancora ingrifate e soprattutto ingrifanti, di giovani che cercano il clitoride e di assassini con un condizionatore d’aria sulla testa e un arpione lungo, appuntito e duro con cui penetrare vittime destinate a esplodere in eruzioni orgasmiche di sangue.
Del resto il serial killer di questo Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte che per brevità da qui in poi chiameremo Camp Miasma, l’assassino si chiama Little Death, “la petite mort” ovvero come i francesi chiamano l’orgasmo, perché dire alla romana sb0rar3 è una cosa brutta – e non inclusiva.

Camp Miasma: sesso, morte e desiderio nello slasher
Camp Miasma parla di desiderio e trauma, piacere e paura, sguardo e corpo, vittima e carnefice. Ma soprattutto non si limita a prendere per il culo la vecchia equazione horror “sesso uguale morte”. Prova a ribaltarla: cosa succede quando il desiderio smette di essere qualcosa da reprimere o punire? Quando invece di farci le pippe guardando Jamie Lee Curtis cominciamo a trovare Michael Myers particolarmente attraente?
La domanda mi riguarda più di quanto vorrei ammettere. Guardando The Gentlemen ho espresso un certo apprezzamento per Theo James e mia moglie ha commentato: «Stai entrando in contatto col tuo lato femminile». Non so se Jane Schoenbrun la considererebbe una vittoria politica, ma nel dubbio ringrazio entrambe.
Kris è più di un semplice alter ego della persona che l’ha scritta. È una giovane regista queer diventata improvvisamente abbastanza rilevante perché Hollywood decida che può servire a resuscitare un cadavere: non quello di una vittima, ma quello di una proprietà intellettuale. Ha costruito la propria reputazione con cinema indipendente e adesso deve riportare in vita Camp Miasma, saga horror un po’ Venerdì 13 e un po’ Halloween, moltiplicatasi negli anni attraverso sequel, prequel e derivazioni abbastanza disperate da comprendere persino Medieval Miasma e Camp Miasma 3000.
Il problema è che Kris è cresciuta amando una saga diventata culturalmente imbarazzante. Il suo assassino nasce da un immaginario apertamente transfobico: il film nel film parla di genitori definiti “ermafroditi”, identità di genere trattate come patologia e una sessualità ambigua trasformata nell’origine stessa del mostro. Kris dovrebbe prendere tutto questo, ripulirlo, aggiornarlo e restituirlo al pubblico in una versione che possa contemporaneamente piacere ai fan, non offendere nessuno e possibilmente aprire bene al box office. Insomma, il solito lavoro creativo sereno.

Gillian Anderson, Hannah Einbinder e il desiderio
Per fare le cose per bene, Kris va a cercare Billy Presley, final girl del primo Camp Miasma che dopo quel film ha rifiutato di partecipare a tutti i sequel. Billy adesso ha sessant’anni ma soprattutto ha il corpo, il volto e la voce di Gillian Anderson. Io il film l’ho visto in italiano e posso comunque testimoniare che Billy possiede una delle voci più sexy ascoltate recentemente al cinema. È un dato critico, non fate quelle facce.
Billy vive come una Norma Desmond diventata ape regina dello slasher: isolata nel luogo in cui tutto ebbe inizio, circondata dai resti del proprio mito e perfettamente consapevole del potere che ancora esercita su chiunque entri nel suo campo gravitazionale. Solo che al posto di Cecil B. DeMille ci sono assassini con bocchette dell’aria condizionata sulla faccia.
A forza di sentirla parlare mi sono caricato a pallettoni e anche Kris (Hannah Einbinder già ammirata in Hacks e con delle tette da 21enne) non sembra completamente indifferente. Le due finiscono nude davanti al camino e lì Billy accompagna Kris dentro la parte più interessante del film: non tanto la scoperta del desiderio, quanto la possibilità di smettere di processarlo come se fosse necessario presentarne una relazione al consiglio d’amministrazione della propria identità.
Se ti eccita un tizio dalla sessualità ambigua che ti insegue con un arpione e un condizionatore sulla faccia, sembra suggerire Billy, sorella, sgrillettati pure. Non tutto quello che ci eccita deve prima superare una commissione parlamentare.
La sequenza della seduzione – di chi verso chi non l’ho capito, forse volevano sedurre me e ci sono riuscite – e quella del massacro di Little Death sono due momenti in cui Schoenbrun manda finalmente al diavolo l’obbligo di spiegare, di citare o “fare genere”. Sesso, paura, piacere, sangue, punto di vista, vittima e assassino finiscono dentro la stessa esperienza. Non assistiamo più alla classica scena slasher in cui qualcuno scopa e quindi deve morire: sesso e morte diventano quasi indistinguibili, la penetrazione è contemporaneamente erotica e omicida e il sangue assume la funzione che in altri film avrebbe qualsiasi altro fluido corporeo.
Queste due sequenze, per me, valgono mezzo film. Dell’altra metà forse ho capito tutto, forse non ho capito un cazzo, eventualità che Camp Miasma sembra considerare perfettamente accettabile.

Camp Miasma contro reboot, nostalgia e Hollywood
Camp Miasma racconta Hollywood, schiava del woke, del marketing, del trasformare qualsiasi cosa – nostalgia, identità, trauma, inclusività – in una slide di PowerPoint per rilanciare un franchise, delle riunioni creative su Zoom, dei tizi che guardano Instagram durante le riunioni creative e Kris/Jane mette tutto in piazza, mostra i panni sporchi e li inserisce in un meccanismo perverso di sequel, prequel e sfruttamento talmente intensivo che non resta più niente, neanche il divertimento di fare cinema. Kris dovrebbe salvare Camp Miasma dal passato senza però modificarlo abbastanza da compromettere il merchandising. Rivoluzione sì, ma possibilmente mantenendo il logo. Ed è qui che Schoenbrun fa una cosa che mi piace moltissimo: non si limita a raccontare l’esistenza di questa saga immaginaria, la costruisce davvero. Locandine, sequenze, home video, sequel improbabili, iconografia, mitologia. Il finto Camp Miasma possiede una storia industriale e culturale talmente dettagliata che a un certo punto sembra avere più passato di metà dei franchise veri che infestano le piattaforme.
E forse è proprio questo il gioco più bello del film. Kris passa la storia cercando di mettere a fuoco chi è, cosa desidera e quale rapporto abbia con il proprio corpo; nello stesso momento Camp Miasma, riprodotto, sequelizzato, prequelizzato, reinterpretato, corretto e sfruttato fino all’osso, perde progressivamente la propria identità.
Una persona prova a diventare finalmente sé stessa mentre un franchise viene trasformato in tutto ciò che può essere pur di non lasciarlo morire.
Forse non abbiamo bisogno di un cinema migliore per diventare persone migliori. Forse ci basta un cinema meno interessato a spiegarci quali persone dovremmo essere e più disposto a mostrarci quanto sia ridicolo, eccitante, doloroso e sanguinoso il tentativo di capirlo.
Camp Miasma lo fa con Gillian Anderson, un arpione e un condizionatore d’aria sulla testa.
****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.
Ecco le migliori frasi e citazioni di Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte.
Le migliori frasi e citazioni di Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte
Ti piace intingere nelle salse? Billy
Una proprietà intellettuale di decine di anni fa è l’unica cosa su cui intende investire Hollywood.
Se diventa troppo reale puoi sempre spegnerlo. Slogan homevideo
Kris: Questa parte è transfobica.
Billy: Zitta.
Kris: Scusa.
Su Reddit avranno una eiaculazione nei loro jeans attillati.
Viviamo nell’età dell’oro delle caramelle gommose. Kris
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