L’Uomo dei Sussurri, recensione: De Niro salva Netflix
L’Uomo dei Sussurri su Netflix con Robert De Niro è la storia di un padre vedovo che torna nella città dove è cresciuto – e no, i sussurri non sono i suoi quando si trastulla in solitaria nel suo letto con una connessione veloce e la carta di credito. Per equità porta con sé suoi figlio Jake per far soffrire anche lui.
Tom è uno scrittore di successo: abbastanza ricco da comprarsi una casa in cui potrebbe fare il training camp una squadra NFL, non abbastanza da chiamare un muratore. Quindi i lavoretti se li fa lui. Tom ignora inoltre che da quelle parti gira un serial killer che rapisce bambini. Ma sai quando vuoi tornare nel posto dove sei cresciuto e Immobiliare. it non segnala queste cose?
Insomma alla fine il figlio di Tom è rapito e l’uomo chiede al padre, Peter Willis (De Niro), con cui non parla da anni e a cui non ha mai lasciato conoscere il nipote, di tornare in pista per trovare il ragazzino: decenni prima, Peter aveva catturato “L’Uomo dei sussurri”. Il nuovo maniaco sembra essere un suo emulatore.

L’Uomo dei Sussurri su Netflix: trama e serial killer
Il film di James Ashcroft è distribuito da Netflix, procede per toni oscuri e atmosfere cupe: piove sempre, si agisce spesso di notte e tutti sono molto preoccupati dalla bolletta dell’elettricità perché le luci sono perennemente soffuse.
La storia qua e là zoppica, ma L’Uomo dei Sussurri è tenuto insieme da un cast solido: De Niro è Peter Willis, Adam Scott è suo figlio Tom Kennedy. Hanno spiegato perché hanno cognomi diversi? Non ricordo. Forse in quel momento stavo spolliciando su TikTok le notizie degli insider di calciomercato, quelli che dicono «pista calda» e «D’Amico lavora su» come se fare il direttore sportivo fosse un lavoro vero. Scusate, ho divagato.

Robert De Niro e Michael Keaton sono la parte migliore del film
Chiudono l’ensemble Hamish Linklater, inquietante e sfuggente; Michelle Monaghan – l’ultima volta che l’ho vista in un thriller così si sbatteva sia Woody Harrelson sia Matthew McConaughey, ed era True Detective – e Michael Keaton, sempre più bravo.

L’Uomo dei Sussurri, la recensione: il thriller regge, la storia un po’ meno
Ultimi appunti:
•Le due sequenze di interrogatorio tra De Niro e Michael Keaton sono il film: due vecchi seduti in una stanza producono più tensione di tutto il serial killeraggio circostante;
•Gli Stati Uniti sono il Paese dove se graffi un compagno di classe finisci nella “zona grigia” a scrivere una lettera di scuse; se un adulto entra in casa tua e ti mena, il poliziotto suggerisce: “Cambia la serratura e ritinteggia”. La patria della libertà, soprattutto quella del fabbro.
•Gli Stati Uniti sono tra le nazioni con il più alto numero di casi di omicidio irrisolti nel mondo malgrado tutti i film in cui vediamo che beccano i criminali (compreso questo) ma qui la polizia agisce proprio per confermare che sono delle pippe. Esempio: perquisiscono una casa da cima a fondo ma non si accorgono che nello scantinato c’è {SPOILER} una tomba, talmente evidente che non c’era bisogno di mettere una lapide.
•Michelle Monaghan è stupenda anche quando il film fa di tutto per comunicarci che è struccata, sciatta e coi capelli crespi. Hollywood continua a non capire che mettere i capelli brutti a Michelle Monaghan non la trasforma automaticamente in Concetta del CAF.
•Senza fare spoiler: il vecchio De Niro e il giovane Adam Scott le prendono dal serial killer. Poi arriva il vecchio Uomo dei Sussurri, strangola lo stesso tizio e il film pensa di aver sistemato la questione anagrafica facendo dire: “Sei in forma per la tua età”. Certo. Come no. Ottantatré anni, presa da strangolamento e menomale che sta in carcere in pensione forzata. Fossero tutti così i vecchi, l’INPS camperebbe di rendita.
E non abbiamo nemmeno parlato delle assi marce del soffitto. Ma questa è un’altra perizia.
*** È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere
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