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Maid: Candy Candy nel XXI secolo

MAID

Maid è la serie tv Netflix con protagonista Margaret Qualley e ispirata al memoir di Stephanie Land. La protagonista, Alex, è la Candy Candy del XXI secolo: ogni puntata le capita una sventura, che la getta in un gorgo sempre più profondo di disperazione, ma lei ne esce (quasi) sempre più forte e con la determinazione di diventare indipendente, autonoma e una madre migliore per sua figlia, un esempio che far sì che, da grande, non ripeta i suoi stessi errori.

Alex è una giovane madre che nel cuore della notte abbandona il marito che la abusa psicologicamente. Così inizia la sua via crucis alla ricerca di un tetto da mettere sopra la testa, un lavoro da trovare, lottare per i pochi sussidi governativi disponibili per le donne abusate e le madri single. Maid è una miniserie tv antologica in cui in quasi ogni episodio la nostra eroina è costretta a dormire alla fermata del traghetti, pulire cessi che farebbero schifo nei peggiori bar di Caracas, scoprire le pareti marce di muffa del suo appartamento, badare alla madre bipolare, respingere la corte dell’unico uomo decente che conosce, ma che la riempie di regali costosi con un palese secondo fine, avere a che fare con ricconi stronzi che gettano nella spazzatura ciò che le basterebbe per sopravvivere un mese, gente che Iriza Legan a confronto era la versione buona di Madre Teresa di Calcutta, pulire cessi schifosi è già stato detto?, e ogni volta che una lontana luce sembra apparire in fondo al tunnel ecco che accade qualcosa che la allontana sempre di più.

Il tutto raccontato con un ritmo incessante di sfiga che lascia senza fiato.

Maid è la storia di riscatto e rinascita, è epico, racconta una donna che non si arrende, che accetta le ingiustizie e riparte senza mai tradire se stessa, la sua dignità e la sua gentilezza, lottando contro la voglia di cedere e arrendersi, soprattutto per interrompere la catena della violenza che ha contraddistinto le donne della sua famiglia, per salvare sua figlia Maddy da un analogo destino. E la chiave sembra essere l’automiglioramento, l’indipendenza soprattutto economica, investire su se stessi.

Ci sono tanti spunti interessantissimi nella serie della showrunner Molly Smith Metzler: la lotta contro il controllo psicologico che gli uomini esercitano sulle donne, soprattutto attraverso la leva della dipendenza economica; il legame tra maschi che abusano di donne; la certezza che i lividi non sono l’unico metro per valutare un abuso. In questo mare di negatività qualche barlume di luce appare quando scopri un’amica dove pensavi ci fosse una nemica, lo sporadico sostegno, ma importantissimo, di altre donne passate attraverso il calvario degli abusi e della richiesta di sussidi, la gentilezza delle persone, la scoperta di quello che si è capaci di realizzare quando si tocca il fondo e si è sprofondati in un pozzo nero e apparentemente senza fondo.

Maid soprattutto è un’incredibile sorpresa nel panorama dello streaming, da vedere per come è recitato (straordinaria Margaret Qualley) per come è scritto, toccando tutte le corde del dolore, del disagio, della sofferenza ma anche della determinazione di farcela. Sconsigliamo fortemente di “bingiare” la serie: va presa a piccole dose perché il dolore e la sfiga potrebbe nuocere ai più deboli di spirito.

One thought on “Maid: Candy Candy nel XXI secolo Lascia un commento

  1. Io ho sofferto parecchio la questione dei favori che le fa l’amico. Quanto è vero! Mi sono trovata spesso in quella situazione. È un limbo. Hai bisogno di un aiuto oppure hai un progetto e cerchi qualcuno che voglia intraprenderlo con te, ma puntualmente va a finire che le motivazioni dell’aiuto e della collaborazione si sfaldano non appena diventa chiaro che dietro non c’è “altro”. Che rabbia mi ha fatto!

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