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Dragged across concrete, recensione

dragged across concrete locandinaDragged across concrete è un poliziesco solido, teso, logorroico che racconta la condizione della classe media americana più di tanto cinema visto negli ultimi anni.

Ridgemann (Mel Gibson) e Lurasetti (Vince Vaughn alla seconda prova con il regista S. Craig Zahler) sono una coppia di detective di polizia, il primo troppo burbero e dai modi troppi spicci per fare carriera, l’altro con i gusti troppo raffinati e i capelli troppo curati per un poliziotto. Durante un appostamento a Bulwark, arrestano un messicano, ma ci vanno giù troppo duri, vengono filmati da un cellulare – stanno dappertutto ormai -, il video arriva alla tv e il loro superiore li sospende per sei settimane senza paga.

A casa, Ridgemann è atteso da una moglie affetta da sclerosi multipla e una figlia già aggredita cinque volte dai buli di zona. I due genitori sanno che devono trasferirsi in un quartiere migliore per evitare che la situazione peggiori. Così Ridgemann decide di derubare un criminale sul punto di fare un grosso colpo, Lorentz Vogelmann: l’idea è di rapinarlo con la refurtiva e comprarsi una nuova casa. Coinvolge il collega, che sta per chiedere alla sua ragazza di sposarlo e si sa quanto costano i matrimoni, figurati poi se lo organizzano in Puglia.

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Parallelamente seguiamo Harry Johns (Tory Kittles): appena uscito di prigione, si fa coinvolgere dall’amico di infanzia Biscuit in un colpo facile facile, per togliere sua madre dalla strada e dare un futuro al fratellino, finito su una sedia a rotelle per un’aggressione. A proposito: Harry si è fatto qualche anno di galera per averlo vendicato. I due devono fare gli autisti durante un colpo in banca coordinato proprio da Lorentz Vogelmann (Thomas Kretschmann) e la sua banda di rapinatori psicopatici, di cui seguiamo le peripezia per Bulwark in cui ammazzano e scannano con relativa facilità.

Le traiettorie di questi personaggi in cerca non di ricatto, ma di benessere per se stessi e le loro famiglie andranno a scontrarsi.

Terzo film da regista per S. Craig Zahler, Dragged Across Concrete è un poliziesco semplice, ma dal poderoso sottotesto politico e sociale. Senza mai nominare Trump e i suoi piccoli mostri autogeneratisi, Dragged Across Concrete è un affresco a tinte fortissime dell’America: la classe media non ce la fa più, quello che avevano fino a qualche anno fa non basta più per avere una vita serena e tranquilla, perché il tuo quartiere e la vita di tutti i giorni è affetto da una progressiva degenerazione dei tessuti e dei suoi nervi sociali, come nella sclerosi multipla della moglie di Ridgemann. E se la politica non è il tuo forte, sei scortese, non lecchi culi e pensi che semplicemente fare bene il tuo lavoro basti per realizzare il sogno americano, be’ amici miei, non basta più. Ora bisogna delinquere per restare al passo coi tempi senza scendere a compromessi. Lurasetti ha gusti raffinati e una fidanzata ad alto mantenimento, i progressi di carriera non bastano per permettersi tutto questo a un poliziotto onesto.

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Ciò vale per la classe media rappresentata da i due due poliziotti, ma anche per i ceti più disperati: Harry finisce in galera per vendetta e, in sua assenza, la sua famiglia, composta da sua madre e suo fratello, precipita all’inferno. La rabbia e la violenza rappresentata dalla banda di Lorentz Vogelmann è dettata dagli stessi motivi: i soldi e l’ascesa sociale che ne deriva.

Come i leoni nella savana del documentario che Ridgemann guarda con sua figlia mentre pianifica il suo progetto o il videogame a cui Harry gioca insieme al fratello, è un mondo di predatori, il più forte sopravvive e forse quello che ha più fame e deve compiere il salto più lungo.

In tutto questo non manca qualche frecciatina al politically correct che sembra accompagnare il declino della classe media americana e la fine del suo sogno.

Ridgemann: È un maschio o una femmina che canta?

Lurasetti:E chi lo capisce.

Ridgemann: Di questi tempi non che faccia molta differenza

Lurasetti: Il confine è stato cancellato quando i maschi hanno detto “aspettiamo un figlio” invece delle donne

La classe media delusa e incazzata è anche socialmente e politicamente conservatrice. Gli era stato promesso qualcosa, glielo hanno tolto. Dice Ridgemann in un meraviglioso monologo: “Io non faccio politica e non so stare al passo con i tempi e scopro che la merda è più importante del lavoro ben fatto”. Non resta che prendersi quello che ci serve per una vita dignitosa in qualunque modo, rischiando di incrociare gli altri predatori.

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