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Fahrenheit 451: cast, trama, recensione, Sofia Boutella brucio per te

Fahrenheit 451 original

Nuovo adattamento targato HBO (in Italia è possibile vederlo su Sky Cinema) per Fahrenheit 451, il capolavoro distopico di Ray Bradbury del 1953 (che fu pubblicato dall’allora neonata Playboy, pensate un po’). 

Il regista statunitense di origine iraniana Ramin Bahrani trasporta il testo di Bradbury nel nostro tempo. Non solo sono illegali i libri, ma anche i dischi, i murales, le opere d’arte e il nemico è il “supporto cartaceo” ma anche la versione digitale degli stessi. Così i pompieri, che nel futuro immaginato da Bradbury non spengono più gli incendi ma li provocano, danno alle fiamme anche computer e dischi rigidi.

La seconda novità rispetto a Bradbury è che la gente comunica principalmente con i social e un Grande Fratello molto simile ad Alexa o Google Assistant chiamato Yuxies ci osserva, consiglia, solletica il nostro ego e ci ricorda di prendere “le vitamine”, un liquido da versare negli occhi e che, sembra, renda mansueti e aiuti a dimenticare per essere più facilmente controllabili e disponibili a credere alle varie versioni della realtà propinate dai media controllati dal governo. Tipo Benatia, Salah, Nainggolan e Alisson volevano andare via dalla Roma. Ma questa è un’altra storia. Così, in questo Fahrenheit 451 così simile al 1984 della nostra quotidianità, i social ci spiano e controlliamo Twitter mentre laviamo i denti (ops, questo lo facciamo già) e pubblichiamo foto o commentiamo post su Facebook nel corso delle sedute sulla tazza del cesso (ops, lo facciamo già). 

La comunicazione è stata sostituita dai like e dagli emoji, probabilmente anche da pernacchie, rutti e peti, e la perdita della complessità del linguaggio è a favore dell’autorità costituita che può controllare più facilmente l’opinione pubblica.

A proposito, ma lo sapete che qualche giorno fa durante una trasmissione di cucina uno ha RUTTATO e poi ha aggiunto “mbé? Ho gradito”. Angelo della morte prendici adesso prima che nel prossimo futuro uno che si chiama QUASI come un grande giocatore di basket decida di darci fuoco. 

Fahrenheit-451

Del resto, tutte quelle idee scaturite dai libri ed espresse su internet, quelle opinioni liberamente declamate come se fossero davvero importanti furono la causa dell’esplosione della Seconda Guerra Civile Americana come spiega il capitano Beatty (Michael Shannon) al suo pupillo Guy Montag (Michael B. Jordan). I due sono davvero culo e camicia: se Beatty è il mentore dispensatore di frasi motivazionali per ogni occasione, Montag è l’entusiasta adoratore dei roghi in cui sono bruciati gli strumenti del diavolo che minano la felicità della società. Però, che sia l’ormone scattato per l’informatrice Clarisse (te credo, una Sofia Boutella con una fragilità disarmante che non le avevo riconosciuto nelle sue precedenti prove d’attrice) o il bibitone di “vitamine”  che inizia a fare cilecca a causa del flusso del sangue verso il pube, ma Montag ha strani ricordi sul padre, pompiere come lui, e rivela una strana curiosità verso i libri che è solito trasformare in cenere. Così, quando nel corso di uno dei soliti raid, una donna si lascia bruciare insieme ai suoi preziosi testi, Montag diventa curioso. “Cosa ci sarà mai scritto? La vita e le opere di Rocco Siffredi?”, così ruba Memorie dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij e inizia a leggerlo insieme a Clarissa – che paraculo.

Gli sviluppi interessano fino a un certo punto e, diciamolo, sembrano una mesta e educata puntata di Black Mirror: il nostro eroe aderirà alla rivoluzione di Clarissa e contribuirà per scatenare l’arma finale, un dna modificato in grado di contenere tutto lo scibile umano. Chi potrà, emigrerà verso il Canada aspettando tempi migliori. Ciò che stona è che la lotta di Bahrani per urlare il potere della parola stampata, immutabile e non craccabile, si conclude in un’opera efficace e ficcante soprattutto a livello visivo: i grattacieli trasformati in giganteschi monitor che rimandano l’approvazione del pubblico social per un ribelle giustiziato o un libro bruciato, gli incendi che divorano carta e computer e le anime delle persone normali che limitano la propria esistenza a guardare e lasciare ad altri le scelte, il classico vicino di casa che “salutava sempre”, una massa indistinta manipolata dalle fake news nell’era della post-verità, un mondo liquido dove l’informazione digitale è modificabile con un clic così come l’opinione e le sensazioni delle persone, per plasmarle sulle esigenze del potere. Perfino la scelta dei libri da bruciare diventa pura estetica e politically correct. Bahrani brucia letteratura, scienza, musica appartenente a ogni cultura e proveniente da tutte le latitudini del globo e, come lo stesso regista ha spiegato in un articolo al New York Times, per motivi legali ogni copertina di ogni libro è stata creata appositamente per il film. Uno sforzo encomiabile, ma, per l’appunto, ancora una volta visivo. Così tutta la costruzione di questo Fahrenheit 451 targato HBO risulta incoerente con gli assunti, ma aderente a un’ansia ormai non strisciante ma portata alla luce del sole: il destino delle democrazie e soprattutto quella americana; come in The Handsmaid’s Tale, negli USA si instaura una dittatura spietata e il Canada, che una volta era oggetto di frizzi e lazzi dei comici e degli sceneggiatori (indimenticabile il Blame Canada del film di South Park) diventa terra promessa di uguaglianza, capace di portare la fiaccola della libertà mentre i loro vicini impazziscono. 

Bene il cast. Come fa il travagliato angelo del male Michael Shannon nessuno mai, forse grazie a una complessità del suo Beatty che non hanno regalato al Montag di Michael B. Jordan, muscolare come gli abbiamo visto fare spesso, qui però anche nel ruolo di produttore esecutivo. Sofia Boutella è semplicemente splendente anche vestita da poveraccia. Fa piacere rivedere Keir Dullea nell’anno del cinquantenario di 2001 – Odissea nello spazio. 

Cast e durata 

Fahrenheit 451 scritto e diretto da Ramin Bahrani, con Michael B. Jordan, Michael Shannon, Sofia Boutella, Lilly Singh, Grace Lynn Kung, Martin Donovan. 

L’italiano nei titoli di coda

Matteo Zingales, che si spaccia australiano ma è nato nel 1980 a Roma. 

Migliori frasi e citazioni di Fahrenheit 451

Quando avrete un ‘perché’ per cui lottare potrete sopportare qualsiasi ‘come’. Beatty

Tutto quello che perdi ti ritorna in altre forme. Beatty

Kafka, un pornografo e un pervertito sessuale. Questo mi piace. Beatty

Non siamo nati uguali quindi dobbiamo essere resi uguali dal fuoco e poi possiamo essere felici. Montag

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