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The Handmaid’s Tale: recensione, trama, cast, le migliori frasi e citazioni

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Tempo di lettura: 6 minuti e 39 secondi

Affilato come l’acciaio, spietato come un proiettile, inesorabile come una forca, – The Handmaid’s Tale è una delle storie più sconvolgenti che vi possa capitare di vedere in televisione, su un tablet, uno smartphone o lo schermo di un computer o al telegiornale.

Cioè, è una roba così:

the handmaid's tale screenshot impiccagioni

Basato sul libro omonimo di Margaret Atwood, The Handmaid’s Tale (Il racconto dell’ancella) si svolge in un futuro distopico in cui gli Stati Uniti si sono sbriciolati in seguito al crollo del tasso di natalità, le guerre, l’inquinamento e i cambiamenti climatici; nella maggior parte degli Stati della federazione, si instaura una repubblica misogina e teocratica chiamata Gilead, in cui le donne hanno perso ogni diritto civile e sociale, sono di proprietà degli uomini, non possono lavorare o spostarsi liberamente tra una città e l’altra o possedere soldi o leggere; coloro che sono fertili, sono strappate alla famiglia e addestrate nei Centri Rossi da aguzzini chiamate Zia per diventare le Ancelle (handmaid), per poi essere prestate a fini riproduttivi alle famiglie dei Comandanti, l’establishment politico della repubblica di Gilead, al fine di ripopolare il pianeta, sull’esempio di un episodio narrato nella Bibbia, quando Rachele, la moglie sterile di Giacobbe, chiese al marito di avere un figlio “unendosi” alla serva Bila.

The Handmaid’s Tale è la storia di Offred (Elizabeth Moss), separata dal marito Luke mentre la figlia Hannah è stata affidata a una nuova famiglia, ridotta a essere l’ancella del Comandante Waterford (Joseph Fiennes), costretta a subire le angherie fisiche e psicologiche della moglie Serena Joy (interpretata dalla donna che ha rovinato la serie tv Dexter, Yvonne Strahovski) e stuprata una volta al mese durante il suo periodo fertile. Attraverso gli occhi di Offred vediamo il pugno di una una dittatura feroce che uccide indiscriminatamente qualsiasi voce dissenziente o comportamento non conforme alla lettera della Bibbia, possibilmente l’Antico Testamento perché nel Nuovo Gesù aveva compiuto una ingiustificabile svolta a sinistra. I cittadini (sudditi?) di Gilead rivolgono le loro preghiere e lodi a un dio iracondo e senza pietà; nei flashback scopriamo la vita di Offred prima che la situazione politica precipitasse, come il piano inclinato dell’instabilità politica e sociale ha condotto alla nascita della nuova repubblica, prima del colpo di stato provocato da una svolta autoritaria dopo un attentato che ha ucciso tutti i membri del Congresso statunitense.

Insomma una roba che Trump sembra Berlinguer.

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In una vasca che si scalda poco a poco, finiremo bolliti senza accorgercene (Offred).

The Handmaid’s Tale dice tantissimo circa la nostra attualità, pescando a piena mani dalla cronaca del nostro tempo, purtroppo anche visivamente. Non è difficile rivivere in alcune sequenze le immagini rimandate da giornali e tg provenienti dal Medio Oriente, con impiccagioni per strada, mutilazioni, monumenti e chiese distrutte. Ciò grazie anche alla grandezza del testo da cui la serie tv è tratta, scritto a Berlino Ovest nel 1984 da Margaret Atwood, ispirato alla situazione politica della prima metà degli anni Ottanta quando le due superpotenze si guardavano in cagnesco di qua e di là dal Muro e che negli anni divenne uno dei testi più importanti del femminismo. Tutto quello che nel libro e nella serie tv subiscono le donne è realmente accaduto nel corso della storia dell’umanità.

Nei flashback di Offred scopriamo una società simile alla nostra: smartphone di ultima generazione, libertà di espressione e di parola, ragazzi con la cresta e il piercing che vanno al cinema, donne che fanno jogging in calzoncini e canottiera, libertà sessuale; poi, lentamente un progressivo peggioramento, il terrore, lo stato di polizia, milizie armate che sparano liberamente ai manifestanti ad altezza uomo, la soppressione delle libertà, la nascita di un “nuovo” mondo suddiviso in classi: i comandanti, le loro mogli tutte vestite in abiti color verde-bluastro, le Marta (donne che accudiscono la casa), gli Occhi (appartenenti ai servizi segreti), i Custodi (la milizia armata che presidia le strade) e le Ancelle, assegnate ai comandanti a scopi riproduttivi. Queste ultime vestono di rosso, il colore della lussuria, ma anche della fertilità e del ciclo mestruale, e indossano un copricapo con le ali che chiude la visuale laterale coprendo parzialmente il volto e sotto una cuffia per tenere i capelli raccolti.

Le ancelle perdono il loro nome e prendono quello del Comandante a cui sono assegnate con l’aggiunta del suffisso Of (Di). Offred significa Di-Fred il nome di battesimo del comandante Waterford. Crollato il tasso di natalità, le donne fertili sono una risorsa nazionale ed espropriate da loro stesse, rapite, imprigionate, sottoposte a un lavaggio del cervello con durissime punizioni corporali allo scopo di spezzarle, piegarle, renderle docili e accondiscendenti all’espletamento della Cerimonia ovvero il momento il cui l’ancella, sdraiata sul letto coniugale, i polsi bloccati nella presa salda della moglie, è stuprata dal Comandante, nella consumazione di un atto sessuale freddo, inumano, meccanico, pura inseminazione.

La notte è oscura e piena di terrori

Il racconto delle (dis)avventure di Offred, la descrizione di una civiltà in cui è stato completamente strappato il tessuto connettivo tra le persone e ogni emozione e pulsione è soppressa perché siamo tutti “Sotto il suo occhio” avviene soprattutto attraverso le immagini, fotogrammi di una potenza espressiva unica, violente, esplicite, un mondo sanguinario, in cui chi ha un arma o controlla l’uomo che impugna l’arma ha un potere assoluto di vita e di morte sulle donne di sua proprietà e in cui il diritto supremo appartiene allo Stato. In ciò, la fotografia e la scelta della tavolozza dei colori è stata fondamentale, con un’illuminazione morbida e un forte contrasto che ricorda la pittura di Vermeer. Dentro i colori delle città americane avvolte nella neve, il rosso delle ancelle che si muovono insieme per recarsi a una Rigenerazione (come ci ha insegnato Orwell, in una dittatura totalitaria le parole acquistano nuovi significati ed ecco che rigenerazione vuol dire condanna a morte) sembrano una ferita rosso sangue che si spande nelle strade imbiancate dal gelido inverno mentre le milizie nero vestite sono ad ogni angolo di strada, con armi automatiche, pronti a fermare anche un’anziana che vuole salutare un neonato. I suv dei Custodi e degli Occhi che sfrecciano e inchiodano sono contenitori in cui scompare l’umanità e il destino si tinge di nero e disperazione. Processi sommari, impiccagioni, lapidazioni, amputazioni, una carrellata di orrori che l’autrice del libro, protagonista anche di un cameo nel primo episodio nei panni di una delle aguzzine del Centro Rosso, ci tiene a ricordare che si sono tutte verificate nella storia del genere umano. Lei non ha inventato nulla.

Quello di The Handmaid’s Tale è un mondo impazzito perché ha perso i futuro, incapace di procreare e di rigenerarsi, così le donne diventano il mezzo per ottenerlo, costi quel che costi, perché l’umanità è barattata con il poter sentire nuovamente piangere un bambino, alle libertà è preferita la sicurezza, le relazioni sociali sono sostituite con il contenimento delle emissioni di carbonio.

Ci si abitua al fatto che le cose siano in un certo modo.

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E in alcuni momenti lo show runner Bruce Miller usa anche l’arma dell’ironia per spezzare l’accerchiamento dell’abbrutimento, ma il segreto di The Handmaid’s Tale è Elizabeth Moss, la Peggy Olson di Mad Men, la stella di Top of the lake, in video praticamente in ogni scena in quasi tutti gli episodi, il corpo martoriato da tanta crudeltà e ostinazione del metallico ingranaggio che vuole asservirla. La prima stagione gioca sulla resistenza di Offred a cedere la parte più intima di se stessa, il suo vero io, June ovvero il nome di quando aveva ancora un-marito-una-figlia-una-vita. Offred-June-Elizabeth cerca Hannah e vuole ricongiungersi con Luke, ma tutte le dieci le puntate di The Handmaid’s Tale sono il racconto della disperata lotta per tenere accesa la fiammella della Persona nell’oscurità della repubblica di Gilead, contro i mille modi che gli uomini sperimentano con scientifica abnegazione per ottenere l’annullamento della donna. Una battaglia che si gioca tutta lì, sul volto di Elizabeth Moss, il suo piegarsi, il suo sopportare, il suo aspettare, la sua accettazione, fino a quando non può fare a meno di voltarsi e dire ciò che pensa e fare ciò che crede giusto alla faccia delle leggi, delle cerimonie, delle rigenerazioni, dei mitragliatori spianati e di tutti i suv prodotti nel mondo dove far scomparire per sempre in un buco nero l’essere umano che si ribella. Tutto è nel suo volto e nella sua voce, tutti i toni dell’ironia, della disperazione, della rassegnazione, del dolore sono tutti dentro le mille sfumature di un’attrice che è riuscita a tirare fuori tutta l’umanità dal buio del nostro tempo.

Con lei meritano una citazione Alexis Bledel, la “bambina” di Una Mamma per Amica, Samira Wiley vista in Orange is the new black e Ann Down che sembra avere proprio il volto e il corpo giusto per interpretare una pazza adepta di una nuova religione in un futuro distopico e malato.

The Handmaid’s Tale è disponibile in esclusiva su TimVision.

Le migliori frasi e citazioni

Chi si affretta aspetta.

Sotto il suo occhio.

Non desidererai quello che non puoi avere.

Volevamo rendere il mondo un posto migliore. Migliore non significa mai migliore per tutti, significa sempre peggiore per alcuni.

L’amore non è reale, non è mai stato nulla di più della lussuria con un’ottima campagna pubblicitaria.

Ogni storia d’amore diventa una tragedia se si aspetta abbastanza a lungo.

Anche quando non c’è nessuno c’è sempre qualcuno.

Tu hai fatto il cazzo di giurin giurello.

Le ragazze fanno due cose qui: fottono o si fottono.

Non ci avrebbero dovuto dare un’uniforme se non volevano diventassimo un esercito.

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