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Jason Bourne 

jason bourne matt damon paul greengrassSono andato all’anteprima di Jason Bourne, una serata che è stata la perfetta metafora di come ci tolgono la libertà. Ti danno da mangiare, ti fanno fare le polaroid con la scritta Jason Bourne, ma ti privano del telefono, delle chiavette, del caricabatteria del telefono, a me hanno chiuso lo zaino con le fascette da elettricista e la mattina dopo avevo lo zaino ancora legato… Chissà cosa avrà pensato di me la tipa del forno dove compro le pizzette, che dentro ci fosse un gremlins o peggio un pokemon e allora ecco perché in Italia ancora zero attentati: i servizi segreti fanno pratica su come reprimere il male alle anteprime stampa. Io mi sento più sicuro ora che so che alle anteprime stampa legano gli zaini perché dentro c’è ubnMacBook Pro simbolo del diavolo, ma al McDonald di Monaco di Baviera puoi entrare con la pistola o portare un camion a vedere i fuochi d’artificio alla festa nazionale del paesello in Costa Azzurra. 

Ma cosa ce ne importa, Coccinema! Come è ‘sto Jason Bourne?

Jason Bourne segna il ritorno del celebre smemorato di Collegno spaccaculi e smontaossa con Matt Damon e diretto da Paul Greengrass. Fin dal titolo promette un viaggio dentro il personaggio (semplicemente Jason Bourne, nome e cognome, niente supremacy o ultimatum, come quando Luca Carboni pubblicava i dischi intitolati solo Luca Carboni) e in effetti è così. Il problema del film è che i personaggi camminano, camminano, camminano e giocano col telefono che sembra una convention di Pokemon Go. Tra hacker che svuotano i database della CIA (ah cosa sareste senza Carrie Mathison e Homeland), telefoni che controllano la mente, killer che prevedono il futuro, tutta la tecnologia vista in Jason Bourne sembra cascata da un film di fantascienza – cioè ma davvero posso mettere dei filtri alle fotografie ed entrare dentro qualsiasi computer in qualsiasi stanza solo con la forza del pensiero e della volontà di quella cozza al sugo di Alicia Vikander (sempre coi capelli raccolti col mollettone, chissà cosa ne pensa Louis Vuitton)? -, la verità è che sto Jason Bourne è un film vecchio, coi pedinamenti, le intercettazioni telefoniche, le macchine scassinate e i microfoni, gli incontri segreti al parco col laghetto, inseguimenti in moto. E Greengrass è talmente diffidente verso la tecnologia che ce lo dice apertamente: la CIA archivia i file delle sue operazioni segrete in una cartella che si chiama “Operazioni segrete” e la chiavetta criptata da codici ultra potenti ha su scritto CRIPTATO. Così, tutto maiuscolo come quando vuoi insultare qualcuno nei social.

Perché tutta la tecnologia de mondo e delle nostre spie non ci trasformerà mai in una società più evoluta perché semplicemente ci rende più stupidi. Alla fine, esci dalla sala e, se hai un iPhone, hai voglia di hackerare il profilo tinder della vicina di posto e scrivergli delle frasi porno in bacheca. Ma poi il telefonino è dentro una busta e hai lo zaino sigillato con le fascette da elettricista dai fascisti delle anteprime, non puoi nemmeno recuperare la bottiglietta dell’acqua che “sai che devo bere due litri d’acqua al giorno altrimenti cominciano a mancarmi le parole”. E la tipa del forno mi vede con lo zaino con le fascette da elettricista.

matrix valutazione stellette cinema*1/2  Male, signor Anderson. Sono deluso, molto.

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