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Vinyl, Pilot recap

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Che cos’è?
La serie che Jagger ha creato per trovare lavoro al figlio e che Scorsese usa per giocare al bimbo cattivo con Bobby Cannavale e l’ultimo indirizzo conosciuto in cui Terence Winter libera parole e dialoghi e storie.

Che è successo?
Richie Finestra è un discografico sull’orlo di una crisi di nervi e del fallimento: ha smesso di farsi di cocaina e sta per vendere la American Century, la sua casa discografica, a una grande multinazionale, la Polygram. L’azienda ormai è un guscio vuoto, senza più artisti di valore e ancora meno soldi. Sta cercando di ingaggiare i Led Zeppelin, ma l’affare salta. Mentre la grande vendita è appesa a un filo, i ricordi di come abbia iniziato lo assalgono: il primo artista che ha scoperto, i sogni della gioventù e i motivi per cui ha scelto di lavorare nel mondo della musica. Il suo presente perde i pezzi e le sicurezze borghesi a cui Richie cerca di appoggiarsi – una villa nel Connecticut, una bella moglie ex ragazza della Factory di Andy Warhol, i figli, il jet privato – sembrano non essere più tanto importanti, meglio sballarsi, ascoltare musica, scoprire nuovi gruppi. Il nostro (anti)eroe si ritrova così di fronte a un locale malfamato da cui brilla una luce rossa nel cuore della notte newyorchese e della sua anima e lo raggiunge l’eco di qualcuno che fa musica. Richie entra e probabilmente tutte quelle cose che si è affannato a cercare non avranno più valore.

Come è stato?
Un uomo in una macchina di lusso è fermo ad aspettare a un angolo di una strada. due spacciatori lo osservano, credono sia un poliziotto. L’uomo nella macchina deve aver passato una giornataccia, ha il volto sconvolto; l’uomo nella macchina abbassa il finestrino e chiede allo spacciatore “un po’ di zucchero”, “8 ball” in gergo, una bustina di cocaina, “facciamo sei grammi”. Dopo una discussione, lo spacciatore si allontana lanciando la sigaretta accesa contro il finestra dell’auto dove siede l’uomo e l’uomo si prepara al rito per assaporare il suo zucchero.

Comincia così Vinyl, la serie voluta da Mick Jagger e che nel corso degli anni ha caricato sul suo pulmino Volkswagen Martin Scorsese, il suo pupillo Terence Winter, George Mastras ex Breaking Bad e il giornalista Rich Cohen. Vinyl inizia nel 1973 e come spesso accade con Martin Scorsese racconta la storia di un uomo sull’orlo di una crisi di nervi, il momento prima di cadere o risorgere, cambiare o resistere. Richie Finestra sta per cambiare, ma non vorrebbe: sta per vendere la sua casa discografica a una grande multinazionale e sa che ciò sarebbe la fine di tutto; riceverebbe un mucchio di soldi, è vero, ma anche un lavoro di ufficio, la fine dei sogni della gioventù. D’altra parte vorrebbe ritornare alle origini, quando scopriva musicisti e soprattutto condivideva il loro stile di vita. Perché il problema di Richie non è il lavoro o la famiglia, il suo problema è il suo “naso e tutto quello che ci ho messo dentro”.

In una notte delirante in cui ha litigato con la moglie che lo ha beccato mentre si scolava una bottiglia di whisky e probabilmente ha fatto qualcosa che proprio non avrebbe dovuto, Richie si ritrova dopo aver sniffato cocaina ingoiato in un palazzo fatiscente ad ascoltare i New York Dolls e la loro Personality Crisis. In un flashback di due ore, Richie ripercorre i cinque giorni che lo hanno condotto in quel palazzo ad ascoltare quella canzone e gli inizi, quando scoprì il suo primo cantante di successo.

Ci sono due elementi chiave dentro il pilota di Vinyl: la psichedelica della regia e dell’allestimento di Martin Scorsese e la sontuosa sceneggiatura, il tutto mantecato con la musica anni Settanta. Visivamente, Vinyl è due ore di orgia visiva, fisica e metafisica. Martin ci porta dentro un’epoca che lui conosce bene, in un mondo che conosce anche meglio – superfluo ricordare che il suo Shine a light è uno dei migliori documentari su una rock band mai girati e che tra le prime esperienze cinematografiche di Mastro Martin c’è l’aver lavorato come aiuto regista al documentario su Woodstock. Così, quando durante la sua festa di compleanno il suo protagonista confessa agli amici di non essere mai stato a Woodstock come aveva sempre raccontato a tutti, ma di essere rimasto tre giorni chiuso in una stanza di albergo con sua moglie (Olivia Wilde, credo che tutti i maschi e anche gran parte delle femmine potrebbero comprendere perfettamente), sappiamo chi è il vero esperto di musica e che sa esattamente come raccontarla. Scorsese è Scorsese e le due ore rutilanti che ci sniffiamo sono pura costruzione verbale con le immagini di un discorso che, per parte loro, Terence Winter con Rich Cohen e Mick Jagger e il Teleplay di George Mastras elaborano a parole.

Inutile spiegare il peso di Winter e Mastras sulla televisione degli ultimi anni. Winter è un fidato collaboratore di Scorsese. Dopo aver lavorato a I Soprano, è il deus ex machina del meraviglioso Boardwalk Empire esploso da questa collaborazione: sarà proprio lui insieme al regista più importante degli ultimi quarant’anni a raccontare le storie dal boardwalk di Atlantic City. Sempre per Scorsese scriverà The Wolf of Wall Street. Mastras ha contribuito a creare uno dei prodotti televisivi più significativi degli ultimi anni, Breaking Bad. La sceneggiatura di Pilot è una delle più vive che abbia mai ascoltato e visto negli ultimi anni. Dentro c’è la vita vera, come nel dialogo che ho già citato che apre l’episodio tra Richie e lo spacciatore; il confronto tra Richie e sua moglie Devon; alcune chiccose citazioni (“Does my face resemble an asshole?”, “Ti sembro un coglione” fa dire a uno dei personaggi di contorno in una delle scene più tese. Be’ vi ricorda per caso dei “bravi ragazzi”?); Vinyl però non racconta solo dei personaggi, ma si infila dentro un’epoca di cambiamenti andando a scavare il tempo in cui il rock ’n’ roll aveva ormai perso la sua forza rivoluzionaria, era diventato sistema: le grandi star erano interessate alle percentuali sulle vendite e sui biglietti dei concerti, le grandi multinazionali cercavano di ingoiare i piccoli, la droga e la corruzione erano dilaganti (“Pensavate trasmettessero le canzoni perché erano belle?” dice il nostro protagonista mentre uno dei suoi collaboratori passa una bustarella da 5000 bollari e una bustina di coca a un deejay radiofonico, mentre si allude apertamente a singoli piazzati a pagamento nelle top 20 delle classifiche di vendita e ai trucchi con cui un flop era trasformato in un successo), l’influenza della malavita sul mercato discografico e la nascita del punk e la disco.

A tenere insieme presente e passato, tra il racconto dei giorni disperati di Richie tra musica e sballo e il ricordo vivido di quelli in cui i sogni avevano ancora la materia delle sette note ci sono degli intermezzi musicali che hanno il ruolo di cucire e spiegare e suggestionare, una sorta di coro da tragedia greca che ha il suono vellutato del soul e della musica black.

Attori e personaggi
Richie Finestra è interpretato da Bobby Cannavale, uno col cognome da I soliti ignoti, uno che tanto tempo fa, proprio a New York, ha fatto assaggiare a Samantha di Sex and the City il suo sperma e lei lo ha definito schifoso, allora la donna ha scommesso con Bobby che se lo avesse assaggiato anche lui e lo avesse trovato di buon sapore, lei gli avrebbe fatto un altro pompino. Cosa farebbe un uomo in questi casi? Mentirebbe e assaggerebbe il suo sperma pur di farsi fare un altro pompino da Samantha. E Bobby ha mentito, mentito come se non ci fosse un domani. Poi ha pronunciato un mitico atto di accusa nei confronti dell’universo femminile (“sei come tutte le altre donne, metti un pompino nel trailer ma poi ti rifiuti di farne altri” al che Samantha rispose “io adoro fare pompini ma il tuo sperma ha un sapore schifoso”, più o meno); poi siccome le cose non accadono mai a caso, Bobby ha interpretato il fidanzato poliziotto e gay di Will di Will&Grace a cui ha spezzato il cuore, insomma, perché diciamolo, un pompino da Samantha di Sex and the City si rimedia anche senza assaggiare il proprio sperma, io prima non lo volevo scrivere ma in effetti non assaggerei il mio sperma neanche se mi promettessero, che ne so, un pompino da Jessica Alba… No, vabbé che sto a di’ da Jessica Alba o Olivia Wilde o Sienna Miller sì, penso lo farei. Poi Bobby ha redento se stesso interpretando Gyp Rosetti un pazzo e pervertito mafioso, uno che pure in Boardwalk Empire ha messo inscena belle perversioni sessuali – al suo Gyp piaceva essere strangolato durante il sesso.

bobby cannavale shirtless boardwalk empire
Il fantasma delle serie tv passate

Il cast è arricchito da eccellenti attori e caratteristi (segnalo il prezioso Ray Romano nei panni del socio di Richie, Zak e una costellazione di attori che abbiamo visto anche in film di Scorsese o in Boardwalk empire (JC MacKenzie, Bo Dietl e PJ Byrne solo per citarne alcuni), ma soprattutto una segnalazione merita James Jagger, figlio di Mick, un ragazzo che non ha voluto ripercorrere le orme del padre, ha voluto trovare da solo la sua strada e il suo posto nel mondo e infatti ci ha provato con la recitazione. Solo che non gli andava bene, stava per mollare e andare a coltivare carote biologiche nella villa paterna nel Wiltshire vicina a quella di Nick Mason dei Pink Floyd dove fa il filo a una delle sue figlie quando… è arrivata la chiamata per un ruolo in Vinyl! Che culo! Solo accidentalmente la serie creata e prodotta da papà Mick che lo ha anche aiutato con i testi e le musiche per la band di cui James è leader nella finzione televisiva, i Nasty Bits (in effetti anche nella vita reale James suona, nei Turbogeist). A proposito: ma che cazzo di nome borghese è James? Quasi quasi ho più rispetto per i vip che chiamo i figli Mela o con il nome di un quartiere di New York!

Inoltre, Vinyl è una serie che non scimmiotta un periodo storico, ma ne è completamente immersa. Nel pilota abbiamo visto personaggi che rispondono al nome di Robert Plant dei Led Zeppelin ad esempio, i New York Dolls (è loro Personality Crisis che Richie ascolta nella sequenza che apre e chiude l’episodio) mentre nei prossimi episodi ci saranno Lou Reed, David Bowie, Andy Warhol e altri ancora.

Curiosità
Abbiamo visto Ato Essandoh nei panni di D’Artagnan in Django Unchained, era uno dei combattenti di Leo DiCaprio a Candieland e finisce sbranato dai cani di Calvin Candie. Qui è l’ossessione del passato di Richie, il primo cantante che ha scoperto e che ha abbandonato al suo destino in balia dei malavitosi che aveva comprato la prima società dove aveva lavorato. Il suo personaggio in Vinyl si chiama Lester Grimes e Richie ascolta la registrazioni del suo brano”The World Is Yours” (cantata da Ty Taylor ed è una canzone appositamente composta per lo show: il titolo vi ricorda qualcosa?).

La battuta
Fucking, fighting, nothing

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