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Il Daredevil di Marvel e Netflix (occhio, spoiler)

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Che cos’è?
La serie tv che “dai che cazzo! È cieco! Riesce a schivare le pallottole e inseguire le auto saltando da un tetto all’altro e corcare mezzo mondo! Non. Ci. Credo.”. True story.

Che è successo?
L’avvocato non vedente Matt Murdock apre uno studio legale insieme all’amico e collega Foggy Nelson nel quartiere di Hell’s Kitchen, in New York. Matt è figlio di un noto pugile ormai scomparso e ha un sogno: usare la legge per combattere le ingiustizie. Siccome è cosciente di quanto sia difficile, di notte si maschera di nero e va a picchiare spacciatori, delinquenti e dà la caccia al misterioso boss che domina Hell’s Kitchen. È Wilson Fisk e anche lui ha un sogno: radere al suolo il quartiere e trasformarlo in nuovo e moderno polo di sviluppo cittadino dove gli spacciatori possano tirare su qualche spicciolo, i drogati bucarsi vicino a un grattacielo di cristallo disegnato da Renzo Piano, i vu’ cumprà cagare il cazzo alle mamme con la carrozzina. Per farlo ha stretto un’alleanza con i russi che spacciano la droga, i cinesi e i giapponesi che la importano e un esponente dell’alta finanza che fa girare i soldi per le operazioni immobiliari e i traffici leciti e/o illeciti. 

La segretaria di uno studio legale scopre involontariamente uno di questi giri di immobili e denaro, uccidono il collega con cui si era confidata e tentano di assassinare anche lei. È salvata da Matt in una delle sue notti da vigilante. Lui l’assume nel suo studio legale e con Foggy inizia a indagare di giorno come avvocato e di notte come giustiziere.

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Il cast
È vero, Daredevil ha una premessa assurda, i supersensi di un non vedente sviluppati dalle sostanze chimiche che lo hanno accecato. Confesso che più di una volta ho pensato che sbirciasse da sotto la benda. Malgrado questo grave handicap iniziale, la forza della serie targata Marvel-Netflix è il realismo: Hell’s Kitchen sembra abitata da veri cittadini, impiegati, poliziotti corrotti, preti, segretarie, mogli, teppisti di strada, povere pensionate che i padrini locali vogliono cacciare di casa. Perfino il supercattivo, Wilson Fisk, è credibile. Oltre che dello script, il merito è degli attori. Il cast è stellare. Charlie Cox aveva già impressionato positivamente in Boardwalk Empire, interpretò Owen la guardia del corpo di Nucky nonché suo killer numero 1. Stesso tono di interpretazione: contenuto, il suo Matt Murdock/Daredevil vive anche un conflitto interiore causato dal suo essere cattolico: gli incontri di fronte a un latte macchiato con Padre Lantom (Peter McRobbie) sono momenti molto intensi sui temi della colpa e di come un credente può combattere il male incarnato negli uomini.

Deborah Ann Woll è Karen Page, la segretaria di Nelson e Murdock: cerca di scoprire gli oscuri traffici di Fisk. Di Deborah si può dire che sia bona come il pane ed è molto di più di quanto si possa dire di tutto il cast di Breaking Bad.

Quanto sia bona Rosario Dawson lo sappiamo. Qui interpreta l’infermiera che si imbatte in Murdock/Vigilante e ha un sacco di ferie arretrate per rattoppare il povero Matt ogni volta che ne ha bisogno. Non solo, ma sono sicuro che er cieco je guarda le tette in almeno un paio di scene.

Bravo Elden Hanson che interpreta Foggy, Vondie Curtis-Hall è il reporter Ben Urich e diciamo che con questo ruolo si è fatto perdonare di aver diretto Glitter con Mariah Carey. {SPOILER} Diciamo che così ha espiato. Schiattando male. C’è anche il 70enne Bob Gunton era il direttore del carcere de Le Ali della Libertà.

Chi fa davvero compiere alla serie un salto in avanti è Vincent D’Onofrio, il suo Fisk è un personaggio inquietante, un Kurz urbano, una roba di cui aver paura prima di chiudere gli occhi prima di addormentarsi. Una presenza scenica monumentale messa a disposizione del Male in doppiopetto che ha un sogno malato che si trasforma in incubo per chiunque si metta sulla sua strada: radere al suolo Hell’s Kitchen per costruire un nuovo quartiere, a sua immagine e somiglianza. D’Onofrio lavora sulla fisicità, la possente testa che si muove come alla ricerca di un obiettivo contro cui sbatterla, gli occhi sprofondati nelle cavità oculari.

C’è a che un episodio con Scott Glenn nei panni di Stick, colui che inizia Matt ai suoi poteri.

Lo staff
Daredevil nasce da un’idea di Drew Goddard. Drew voleva fare un sacco di soldi nel modo più veloce possibile, quindi pensa a un film tratto dal fumetto per seppellire nel dimenticatoio quella porcata con Ben Affleck, ma alla Marvel se non c’è da stanziare un budget da 200 milioni di dollari nemmeno guardano le tette delle tipe che vuoi come Karen Page. Allora Drew, che è un ragazzetto che non si dà per vinto, pensa “Matt Murdock/Daredevil non ha grosse ambizioni per la testa, non vuole mica fermare una invasione aliena o prendere a calci in culo l’Isis o un esercito ombra del Governo degli Stati Uniti: Matt vuole ripulire il suo quartiere. Forse non bisogna fare mica un film con un mega budget, possiamo girare una serie tv”. Ma a Drew piace lanciare il sasso e nascondere la mano, scrive i primi due episodi, dirige il pilota, ma poi decide di dedicarsi a I Sinistri Sei che forse manco si fa dopo che lo Spiderman di Marc Webb è morto tra le nostre pene atroci dopo aver visto Jaime Foxx in The Amazing Spiderman 2 Il potere di Elettro. Dopo Goddard (che è rimasto come consulente creativo) è Steven S. DeKnight a prendere in mano la serie Netflix – che poi “prendere in mano” è un’espressione che nella redazione dove lavoro non usiamo mai per una questione di delicatezza. Pure DeKnight si è presto rotto e dalla seconda stagione sarà sostituito da Doug Petrie e Marco Ramirez. Goddard, De Knight e Petrie hanno in comune l’aver lavorato a Buffy. Ramirez ha in comune co Er Canaro di aver lavorato a Da Vinci’s demons.

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Come è stato? 
I tredici episodi mi hanno procurato un piacere prolungato, dodici ore e spicci di godimento, una roba che alcuni di voi poveri di spirito possono provare solo trascorrendo una giornata intera in una spa o passando la notte in fila davanti a un Apple Store per comprare il nuovo iPhone 6s, quello che per Alberto Sordi era un massaggio al trigemino. Immaginate se il massaggio ve lo facesse Deborah Ann Woll. C’è tanta Deborah Ann Woll: che piange, che ride, che indaga, che mette golfini e gonne strette che le stanno tanto bene. Lei soprattutto è tanta nei punti giusti. Quello che ti innamora di Daredevil è la cura per la regia. Avete presente quei piani sequenza storici che ti ricordi dopo mesi, tipo quello dell’Infernale Quinlan o quei lunghi giri che fa Scorsese solo perché gli rompe il cazzo fare due o tre riprese? O quello di Oldboy. Be’ pensate al piano sequenza di Oldboy o a quello nel cesso di The Raid, metteteci dentro gli 88 folli e un lottatore cieco. Avrete il piano sequenza del secondo episodio della prima stagione di Daredevil.
Daredevil è una serie in cui ci sono dialoghi tra criminali russi cresciuti a latte, vodka e lsd del tipo:
-Dì agli uomini di rientrare e prepararsi. Pistole, Fucili, granate. Tutto.
-Tutto?
-Tuttooooo.

Cazzo intende per “Tutto”? La bomba atomica?
Oppure in cui il cattivo resta nell’ombra e la prima regola di Daredevil è non pronunciare mai il nome di Wilson Fisk. La seconda regola di Daredevil è non devi mai pronunciare il nome di Wilson Fisk.
I duelli sono strepitosi, il meglio che potete trovare in tv Uomini e donne a parte.
Non mi rassegno però a un protagonista cieco che trova mezza scatola di chiodi e due bengala in un magazzino usando le orecchie. Poi fa quasi ridere quando legge in braille i documenti. Uno che insegue una macchina saltando sui tetti. Che guarisce con la meditazione… Manco fosse stato punto da un cazzo di ragno atomico. Dà la caccia a Fisk ma ci mette mezza stagione a capire chi cazz’è. Vabbè dici “è cieco”.

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Quella Netflix è una serie dalle idee semplici e chiare. La prima stagione di Daredevil è la storia di come Matt Murdock sia diventato Daredevil e come Wilson Fisk si sia trasformato in Kingpin. Per il primo la metafora è il costume rosso con le corna che vediamo nell’ultimo episodio. Tutta la serie trascina l’avvocato dai mille dubbi e una pessima tutina nera a ordinare un costume coi contro cazzi da un sarto autistico che manco riesce a finirlo, ma si spera lo faccia per la seconda stagione o per lo meno prima dell’arrivo de I Difensori (la mega serie Marvel che incrocerà Daredevil, Jessica Jones, Pugno d’acciaio e Luke Cage). Infatti la serie è inserita nell’universo Marvel: gli alieni sono arrivati e hanno distrutto New York, e questa è la storia della ricostruzione di Hell’s Kitchen. Infatti quando Ben Urich prende le sue cose dall’ufficio ha in mano una prima pagina del Buletin che racconta la battaglia di New York.

La metafora di Fisk è la parabola del buon samaritano che racconta agli agenti dell’Fbi che lo prendono in custodia e lo trascinano in prigione. Fino a quel momento, nella sua mente malata, Fisk si sentiva il buon samaritano, costretto dalla prepotenza degli essere iniqui a praticare la violenza per raggiungere il suo obiettivo: salvare la città. Dopo tredici episodi ha compreso che in verità lui è il bandito che ha aggredito un suo simile e lo ha lasciato mezzo morto a terra.

Questo villain ricalca una recente moda secondo cui i cattivi hanno un’anima: ama l’arte e la mamma, corteggia una femmina di gran classe, si mostra dolce, appassionato, premuroso. Mi chiedo quando una serie su Hitler che accudisce i suoi cagnolini.

Cosa non ha funzionato?
Dovete sapere che a Hell’s Kitchen c’è un solo poliziotto onesto, è Brett e arriva ogni volta che serve manco fosse l’unico poliziotto di New York.
La moglie di Urich e la sua assicurazione sulla vita. Cioè sprecano una sequenza per far dire alla povera vedova di Ben Urich con l’Alzheimer e tutto quanto che il maritino era tanto bravo perché aveva stipulato una polizza sulla vita e noi non dovremo più preoccuparci per lei, fare collette su Reddit o mandare sms per “Salvare la vedova Urich”.
Dovete sapere che per quanto siano grassi e rincoglioniti, i poliziotti di Hell’s Kitchen non sbagliano un colpo nell’assalto per uccidere un collega scomodo. Anche se hanno la divisa sporca del sugo dei panini alle polpette di Marchioni (no Vinicio, un altro Marchioni).
Dopo aver avuto la loro crisi coniugale, gli avocados Foggy e Murdock fanno pace in palestra, come credo capiti alle coppie gay infondo.
C’è pure il superbraccio destro di Fisk che mette sul tavolo un’arma carica di fronte al suo ostaggio.
La tizia della galleria d’arte scopre chi è Fisk “chiedendo in giro”, Daredevil ce mette sei puntate circa, forse otto.

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C’è la fica?
Deborah. Ann. Woll. Rosario Dawson e, vi dirò, Ayelet Zurer (Vanessa Marianna): me fa sesso pure lei.

Daredevil sarà uno dei prodotti di punta con cui Netflix sbarcherà in Italia dal 22 ottobre 2015.

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