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Serial&Co/1992-La Serie Recap-Puntate 3 e 4: Schadenfreude

1992 la serieChe cosa è?
La serie che infine rivela chi ha davvero ucciso Laura Palmer: Stefano Accorsi con un Maxibon.

Che è successo?
La carrellata iniziale dell’episodio 3 cala a volo d’uccello sulle vicende dei protagonisti. Notte brucia la foto che lo incastra con cui lo stanno ricattando. Mainaghi è in arresto in prigione, si spoglia e gli fanno una bella ispezione anale. Dialogo volante per Pastore e Bibi che si chiude con un bel ‘Fanculo. Veronica Castello è scaricata dalla Rai (“la ruota gira”). Bossi arringa i nuovi deputati e senatori sul treno che porta la Lega a Roma con Roma ladrona e il solito spartito. Sul loro canto parte la sigla.
 
Bosco
I leghisti arrivano a Roma e Bosco affronta il primo ostacolo del suo essere un cane sciolto: la giacca. Però, a Bosco il Parlamento sembra piacere. Quando parte la gazzarra e la Lega urla il nome di Di Pietro come una clava verso il resto dell’emiciclo, Bosco urla a Bortolotti “Un lavoro come il nostro non ce l’ha nessuno”.
Però non solo solo rose e fiori. Quando la suora lo lascia fuori dalla pensione perché il ragazzone-rugbista è andato a prendersi una birra, Bosco sbatte i pugni sul portone urlando “Suora non l’ho mica ucciso io Gesù”. Anche il votare a comando o lo studio del regolamento della Camera dei Deputati non sembra andare a genio e Bosco ha un down post sbornia verso le istituzioni come il nostro verso la sua storia, urlata: che noia il plot del leghista cane sciolto. Poi l’omone incontra il suo nuovo vicino, un vecchio democristiano meridionale. Prima tra i due c’è tensione, più per l’abitudine del leghista di prendere tutti di contropelo, ma quando il gruppo parlamentare lo sbatte alla cultura, Bosco si fa dare i consigli da “Cirino Pomicino” e litiga con il suo “mentore”, ma capisce presto come funziona la politica. Il punto è se ne avevamo bisogno noi dell’ennesima spiegazione. 
 
Pastore-Di Pietro-Mainaghi
In procura Di Pietro riepiloga il sistema delle mazzette e del perché era stato inattaccabile fino al suo arrivo. Francamente inutile come spiegone. Intanto Pastore non rinuncia a mostrare la sua “simpatia” per Mainaghi, a fare la faccia storta ogni volta che è nominato. Intanto arrriva Gherardo Colombo ad aiutare le indagini. Sembra un momento chiave che Di PIetro sottolinea con il solito machismo: “Da oggi le ferie sono finite, chi non se la sente quella è la porta, qui si fa la storia, abbiamo bisogno di uomini con le palle, signori rock’n’roll”.
La corsa dei giornalisti per intercettare i magistrati sottolinea e le indagini che vanno avanti, immagini d’epoca e il pool che si ammira in televisione, titoli dei giornali. Mainaghi in carcere fa incontri interessanti. La moglie non si vede, ma arriva l’amante a cui chiede di lasciare la casa perché i magistrati stanno indagando e se scoprono che vive lì partirebbe l’ennesimo scandalo. Oltretutto l’uomo è costretto a incontrare l’avvocato in mezzo agli altri detenuti, ammazza come siamo cattivi. Poi arriva Bibi, discorso padre-figlia su come lui voleva evitare a lei di dover trascorrere la sua vita a lavorare. Intanto la popolarità di Di Pietro cresce, tanto che provoca blocchi stradali con la gente che lo ferma nel traffico per applaudirlo. Di Pietro sta andando a trovare Falcone che gli dà alcuni consigli sulle rogatorie. “Ce lo pigliamo il dolce? Co sta panza…”.  Però Di Pietro sbaglia a preparare la rogatoria. Pastore pensa che non abbia allegato gli atti delle indagini perché non si fida di Giovanni Falcone, invece il magistrato molisano confessa: “Ma chi cazzo l’ha mai fatta na rogatoria”. Insomma, Di Pietro è un impedito!!!
Intanto il pool cresce e arriva Davigo. Il duello Pastore-Mainaghi prosegue, ma l’uomo è spezzato. Prima di suicidarsi porta a cena fuori Veronica, telefona a Berlusconi e gli lascia un messaggio in segreteria, probabilmente per cercare di aiutare la ragazza a trovare un nuovo protettore. Ogni uomo che questa donna incontra, non fa altro che scaricarla a un altro che se la porti a letto e l’aiuti a fare la carriera che sembra lei desideri. C’è una scena alla Basic Instict, alla produzione piace indugiare sulle autoreggenti di Miriam Leone. Mainaghi si suicida, funerali e Pastore incontra Bibi a cui rivela del sangue infetto e della sua malattia. La ragazza non la prende bene. Presto saprà che il padre ha lasciato a lei il controllo delle aziende. 
Notte
Notte è pieno di problemi. È ricattato per una vecchia vicenda di quando stava all’università, è morta una ragazza e il ricattatore altro non è che Rocco Venturi, il nostro Roja che continua a il suo Romanzo Criminale. Tra i due è in gioco una partita a scacchi. Venturi si fa consegnare i soldi, ma Notte lo fa seguire dal vicino di casa delinquente così scopre che lavora in procura. Quando rivela a Venturi di conoscere la sua identità, il poliziotto lo va a trovare sul lavoro per chiedere altri soldi. Allora Notte registra la conversazione e fa avere la cassetta a Venturi in procura.
Intanto la casa si riempie di femmine, dopo la figlia arriva Veronica. All’inizio sembra la scenetta di una perfetta vita familiare: il pranzo della domenica con la sorella di lei, la torta, Veronica che dà dei consigli alla figlia di Notte su come non farsi trattare da puttana. Infatti, la ragazzina è stata beccata a fare una sega in classe a un compagno. Notte risolve il problema trombandosi la professoressa, il che sembra anche una bella metafora della Milano da bere: tutto gira intorno ai soldi e al sesso – non solo la fica ma anche il cazzo.
Però il ragazzo è problematico, ha degli incubi, sogna la ragazza morta, Veronica cerca di consolarlo, avvicinarsi a lui ma è respinta con perdite. Infatti Notte se ne libera proponendole un incontro con un produttore cinematografico, quasi invogliandola a riprendere l’antico mestiere, darla per lavorare, ma lei stavolta non ci casca e capisce che l’uomo la allontana perché ha paura del contatto emotivo. Povera Veronica. Lei in fondo vuole solo fare la casalinga. Sul lavoro però il ragazzo non rinuncia a essere il primo della classe, anche lui è un cane sciolto, come Bosco ma più figo. Dell’Utri non ci casca, gli affianca uno staff di politici per capire dove sta andando il paese, ma è sempre Notte che glielo spiega: l’Italia è pervasa dalla Schadenfreude, quello che per i tedeschi è il godimento nel vedere gli altri cadere. Notte sabota l’incontro con Mariotto Segni, scena in cui si capiscono i limiti del politico e i motivi, probabilmente, della sua rapida scomparsa dalla vita politica italiana: troppa voglia di essere esterno al mondo che lo ha nutrito (“Mio padre mi ha insegnato di essere sempre pronto a sbattere la porta”), un carattere perennemente indeciso, perfino sul dolce da ordinare. Notte ha un’idea rivoluzionaria: è Berlusconi il leader del futuro, ma a quanto pare Dell’Utri non è ancora pronto.
Tutto questo è ricondotto a unità dall’assassinio di Falcone che coglie tutti i protagonisti in un attimo di paura e confusione rispetto a quello che accadrà.
All’inizio dell’episodio 4, sono i funerali del magistrato a continuare a legare le vicende di tutti i personaggi, reali o di fantasia. Le parole della vedova Schifani sono ormai passate all storia, 1992 La Serie non rinuncia a ricordarle. 
Come è stato?
All’inizio dell’episodio 3 c’è anche il “nelle puntate precedenti” il che mi fa sempre un po’ ridere in una serie italiana. Forse senza motivo, l’aspirazione a un afflato internazionale (la serie è trasmessa in contemporanea anche in Germania, Regno Unito, Irlanda e Austria e prossimamente in Francia, Spagna e Scandinavia) non può essere una debolezza certamente, però contribuisce ad alimentare l’impressione che sia soprattutto il pacchetto, la confezione, il fiocco a interessare la produzione e tutto lo staff tecnico.
Antonio Di Pietro continua il suo percorso super omistico: frasi ad effetto e carisma da cowboy. Ma qua e là emergono dei punti deboli. La serie non vuole solamente esaltare l’opera di magistrati, ma sottolinea tanti limiti: l’abuso della carcerazione preventiva, i suicidi e il magistrato che fa delle figuracce come quando sbaglia a inviare le rogatorie a Falcone e ammette a Pastore di non averne mai fatta una. Questa volontà di togliere l’aura di mitologia intorno al pool Mani Pulite sembra d’altra parte in aperto contrasto con le diverse scene al rallenti che li ritraggono sulle scale del palazzo di giustizia di Milano quasi come dei giustizieri alla Sergio Leone. La scena degli applausi in strada forse poteva esser più efficace, manca di intensità emotiva, rivelando una scarsa cura nelle scene collettive: anche quelle in parlamento, ad esempio, che ritraggono i leghisti, sono sciatte, gli attori di contorno non sono diretti bene, sembrano quasi ridere per l’imbarazzo a interpretare dei leghisti o a rappresentare l’ingenuità di cittadini che inneggiano ai magistrati per strada. 
Sembra emergere la volontà di collegare l’interessamento di Falcone alle indagini di Milano al suo assassinio. Forse è stata una mia impressione, fatto sta che Capaci fa girare le due puntate, è come la pioggia di rane di Magnolia, anche se in Italia piove generalmente merda. 
Il quadro generale è di un approccio e una visione degli eventi storici non partigiana per i giudici, si lanciano delle ombre. Come il cadavere nell’obitorio che chiude il quarto episodio, con il lenzuolo bianco che lancia un riflesso perverso su quegli anni. I morti li abbiamo dimenticati e abbiamo dimenticato anche il resto. 
 
Momenti culto
Tatti Sanguineti che applaude Di Pietro per strada. Le autoreggenti di Miriam Leone. Il vicino di Notte che alla domanda -che fai studi? Risponde: -Perché investire su futuro se puoi far rendere il presente? Avessi avuto io le idee così chiare quando mi sono iscritto a Scienze Politiche. 
 
Momenti da ridere
Miriam Leone che si presenta vestita da strafica al ristorante e chiede a Notte: -Cosa si prova a essere l’uomo più invidiato del locale? E lui risponde -Tracotanza. Mi immagino migliaia di maschi che cercano disperatamente un vocabolario online cosa cazzo voglia dire, pensando si riferisca a qualche perversa pratica sessuale. 
Ci si può ridere se non fosse penoso l’imbarazzo che si prova verso chi ha messo la foto di Scalfaro presidente della repubblica nell’ufficio di Di Pietro prima dell’attentato di Capaci. 
Ma il premio momento culto della settimana lo vince Bosco per distacco che prima sottolinea che “Non so un cazzo della cultura” quando lo informano di averlo assegnato alla commissione cultura… Diciamo una scena quanto meno sprecata visto che non c’era mica bisogno di spiegarlo; poi quando è lasciato chiuso fuori dalla pensione dalla suora esclama prepotente: Non l’ho mica ucciso io Gesù”. È proprio vero: la produzione e il leghista, le battute migliori le riservano a Bosco.
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