Daredevil: Rinascita 2, Matt Murdock contro Fisk nella New York del caos
In Daredevil: Rinascita 2, Matt Murdock non combatte soltanto Wilson Fisk: combatte sé stesso, il desiderio di sangue, il bisogno di giustizia e quella vocina cattolica interiore che gli rovina ogni soddisfazione. La nuova stagione della serie Marvel spinge sul lato politico e noir del personaggio, raccontando una New York dominata da un Fisk sempre più inquietante, tra milizie private, repressione, giornalismo d’inchiesta e ritorni attesissimi come Punisher, Jessica Jones e Luke Cage.

La seconda stagione di Daredevil: Rinascita continua a fare quello che questa serie sa fare meglio: prendere un uomo vestito da diavolo, metterlo in mezzo a una città che sembra avere bisogno contemporaneamente di un santo, un avvocato, un esorcista e un fabbro, e poi chiedergli: “Scusa Matt, ma tu esattamente che vuoi fare? Salvare il mondo o spaccare la faccia a qualcuno?”.
Perché il punto è sempre quello. Vendetta, redenzione, giustizia. Tre parole enormi, solenni, da scolpire sul marmo. Oppure da urlare in un vicolo di Hell’s Kitchen mentre qualcuno ti tira un pugno nel fegato e tu, per educazione cattolica, ti chiedi pure se sia moralmente corretto restituirlo.
Questa seconda stagione lavora proprio lì, nella crepa tra giustizia e sangue. Matt Murdock continua a essere un uomo diviso: da una parte l’avvocato cieco che crede nella legge, dall’altra il vigilante che sa benissimo che certe persone, se le lasci parlare in tribunale, nel frattempo ti comprano il giudice, il cancelliere, il palazzo, il catering e pure il crocifisso appeso al muro.
Il villain di New York: Wilson Fisk
E sopra tutti c’è lui: Wilson Fisk.
Sempre più enorme, sempre più politico, sempre più inquietante. Un Fisk ormai dichiaratamente trumpiano, con slogan, posa, retorica e quella capacità molto contemporanea di trasformare la paura in consenso, il rancore in programma elettorale, la repressione in “sicurezza”. Praticamente il populismo con il completo sartoriale e le mani grandi come due prosciutti di Norcia.
Da sindaco di New York, Fisk non è più soltanto il boss criminale che si muove nell’ombra. No, adesso l’ombra la firma con carta intestata. Ha un potere pubblico, una milizia privata anti-vigilanti, un apparato di controllo che ricorda da vicino certe derive dell’America trumpiana: liste, retate, sparizioni, prigioni, immigrati trattati come bersagli politici, chiunque aiuti un vigilante trasformato in nemico interno. La sua task force non combatte il crimine: decide chi è crimine.
Ed è qui che Daredevil: Rinascita 2 diventa più interessante. Perché non racconta solo la lotta tra supereroe e supercattivo. Racconta una città che smette lentamente di distinguere tra legalità e abuso, tra ordine e vendetta istituzionale, tra protezione e controllo. Fisk non prende New York con i mitra: la prende con i comunicati stampa. Che, diciamolo, fa molto più paura. Almeno il mitra sai da che parte spara.

Matt, intanto, vive quasi in clandestinità insieme a Karen Page, provando a ostacolare Fisk su due piani: quello criminale e quello pubblico. La serie funziona bene quando mette questi due mondi in collisione. Da una parte il pugno, dall’altra il documento. Da una parte la maschera, dall’altra il giornalismo, l’inchiesta, il lavoro sporco di chi prova ancora a credere che smascherare i potenti serva a qualcosa. Spoiler emotivo: servirebbe, se i potenti poi non avessero anche la polizia privata, i soldi, la moglie complice e l’account premium del Male.
Le sotto trame di Daredevil: Rinascita 2
Molto buone anche le sottotrame. Heather Glenn, ancora segnata dall’incontro con Muse, porta dentro la serie una dimensione traumatica più intima, meno spettacolare ma necessaria. BB è una giornalista che vuole fare quello che il giornalismo dovrebbe fare quando non è impegnato a titolare “Ecco perché dovresti mangiare le zucchine alle 7 del mattino”: cercare giustizia, scavare, mettere in crisi il potere. Daniel Blake, invece, è il giovane rampante pronto a tutto pur di salire la piramide sociale. Un personaggio che sembra uscito da un manuale motivazionale scritto da Satana su LinkedIn: “Sii la versione peggiore di te stesso, ma con ambizione”.
E poi c’è Buck, sicario, minaccia, presenza sporca, uno di quei personaggi che servono a ricordarti che nel mondo di Daredevil la violenza non è mai decorativa. Non è il balletto Marvel con la battutina dopo il calcio volante. Qui quando qualcuno picchia qualcuno, fa male pure a te che stai sul divano con la copertina.
La stagione si diverte anche a riaprire il grande album dei ritorni. Punisher si vede poco, ma quando arriva lascia il segno, soprattutto in un confronto verbale bellissimo con Daredevil. Due visioni della giustizia che si guardano in faccia e praticamente si dicono: “Io sono il tuo futuro se smetti di pregare”. Frank Castle resta questo: non un alleato, non un nemico, ma l’incubo morale di Matt Murdock con la barba e l’arsenale.

Poi arrivano Jessica Jones, che aiuta il nostro eroe con il suo solito carisma da “vi salvo tutti ma mi state già stancando”, Pointdexter, Luke Cage, il misterioso Mr. Charles. Tutti tasselli che allargano l’universo senza farlo esplodere in quella sindrome da reunion condominiale Marvel in cui a un certo punto ti aspetti entri pure Wong con il vassoio dei supplì. Qui, almeno, i ritorni hanno un peso, un’ombra, una funzione.
Il finale è potente e amarissimo. L’aula di tribunale presa d’assalto dalla folla anti-Fisk richiama in modo evidente i fatti del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill: la rabbia politica che diventa massa, la giustizia trasformata in teatro, l’istituzione violata da chi dice di volerla salvare. È una chiusura nervosa, sporca, volutamente scomoda. Non c’è catarsi vera. Non c’è il momento in cui tutti applaudono e Daredevil sale sul cornicione con la musica epica. C’è invece Matt Murdock che finisce in prigione, quasi a pagare per i peccati che gli pesano sulla coscienza più delle botte prese in tutta la stagione.
E Fisk?
Fisk se la cava.
Anzi, Fisk vince.
Scappa su una spiaggia lontana, sopravvive politicamente e fisicamente al disastro che ha creato, come certi uomini di potere che sembrano sempre precipitare e invece atterrano su un conto offshore. Ed è forse la cosa più triste, più adulta e più vera della stagione: dopo tutto quello che ha combinato, dopo la violenza, le liste, le sparizioni, la paura trasformata in legge, Wilson Fisk è ancora in piedi.
Il confronto di sguardi tra Murdock e i poliziotti della task force apre poi una prospettiva chiarissima: la terza stagione potrebbe tranquillamente diventare una specie di Prison Break con più sensi di colpa, più cattolicesimo e meno tatuaggi ingegneristici. Matt in carcere, circondato da nemici, costretto a fare i conti con ciò che è diventato e con ciò che ancora può essere. Un paradiso per chi ama vedere gli eroi soffrire. Quindi, sostanzialmente, per tutti noi persone equilibrate.
La seconda stagione di Daredevil: Rinascita funziona perché non cerca di essere solo una serie supereroistica. È un noir politico, un dramma morale, una parabola sulla giustizia quando la legge viene sequestrata dal potere. Ha qualche accumulo, qualche sottotrama che ogni tanto sembra chiedere il permesso di esistere, ma resta una delle cose più solide del lato Marvel televisivo: cupa, fisica, sporca, attraversata da un’idea forte di mondo.
E soprattutto rimette Matt Murdock dove deve stare: non sopra la città, come un dio.
Ma dentro il suo fango, come un uomo.
Un uomo che vorrebbe fare la cosa giusta.
Solo che ogni tanto la cosa giusta somiglia moltissimo a rompere il setto nasale a qualcuno.
E noi, da bravi spettatori moralmente complessi, ci scandalizziamo.
Ma piano.
Le migliori frasi e citazioni di Daredevil: Rinascita 2
Fisk: Non ho gradito il suo spettacolino nel mio ufficio.
Mister Charles: Strano perché io l’ho considerato un intervento divino.
-Non è il sindaco l’imputato.
-Be’ forse dovrebbe.
La vendetta non è giustizia, Karen.
Il bario splende come una luce al buio. Buck
Sono convinto che ami la città come me e abbiamo l’opportunità di darle pace. Questa è la Grazia. Matt Murdock/Daredevil
Categorie
