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Visioni (di molto) successive/Blue Jasmine

blue jasmineLa cosa che sorprende di Blue Jasmine è il tono da thriller che prende verso il finale, poco prima di rivelare che la protagonista è la causa di tutti gli eventi che l’hanno travolta. Jasmine – in verità Jeanette, nome cambiato a favore di uno più esotico – ha un crollo psicologico dopo che il marito, un magnate della finanza, è stato arrestato per truffa, una sorta di piccolo Madoff o Skilling se volete, e si è suicidato. La donna resta così vedova e senza un soldo e decide di trasferirsi a San Francisco, nella casa della sorellastra, per ricostruire la propria vita. Con una simmetrica escalation di eventi, tra presente e flashback che vivisezionano il suo passato e il fallimento del suo matrimonio, vediamo fallire il tentativo di Jasmine di ritrovare la felicità, avvitandosi in una rete di bugie che la riporteranno al punto di partenza: un completo crollo psicologico.

Non importa quanto lontano andiamo, i demoni che abbiamo dentro ci seguiranno sempre. Tra presente e passato, piano piano scopriamo che la donna non era poi così ingenua come voleva far credere – forse per giustificarsi per aver fatto perdere alla sorella e il primo marito un piccolo capitale vinto alla lotteria – e malgrado la facciata raffinata e glamour essenzialmente è un’arrampicatrice sociale a caccia di uomini. Accompagnato dalla solita colonna sonora di brani degli anni Trenta – scelti solo perché cosi Woody Allen non deve pagare i diritti d’autore e i soldi risparmiati li usa per comprare l’abbonamento ai Knicks, che da quando è arrivato Phil Jackson è pure aumentato – Blue Jasmine è un altro bel ritratto femminile che si aggiunge alla gallery di Allen, sarebbe anche un film formidabile se di quando in quando non si sentisse il bisogno di un po’ di silenzio, magari una scena o due, un piano sequenza silenzioso, in cui i personaggi hanno la meglio sull’irresistibile desiderio di vomitare tutte le loro opinioni e tutti i loro pensieri in una sequenza di parole senza quasi sputare mai. Almeno, la voce di Cate Blanchett è così un eccitante naturale da far concorrenza al viagra o alle pompette de Silvio.

starwarz***½ Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

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