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L’uomo che verrà

L'uomo che verrà locandinaLa lunga inquadratura con cui Giorgio Diritti chiude L’uomo che verrà – Martina con il fratellino in braccio che aspetta il ritorno del padre fuggiasco – ha fatto nascere in me la domanda su chi sia veramente “L’uomo che verrà”: Papà Armando che non tornerà mai? Il neonato venuto al mondo in tutto questo sangue? Questo mi girava in testa mentre correvano i titoli di coda: “Chi è l’uomo che verrà? Chi arriverà ad aiutare i due bambini?”. Pensavo questo mentre notavo la mancanza di ulteriori resoconti su questa che poi e stata la strage di Monte Sole da tutti conosciuta come l’eccidio di Marzabotto. Nessun riferimento a quanti morti, quante famiglie spezzate, quanti processi, quante condanne. Il che sarebbe stato anche imbarazzante: il responsabile è morto a casa sua, a Vienna, dopo essere stato condannato dai tribunali italiani ma successivamente graziato.

Una mancanza di dettagli e di riferimenti che segna un distacco evidente in tutto il film, lo stesso dei contadini arrampicati su questo pezzo di Emilia nei confronti dell’Italia, della guerra, dei nazisti, dei partigiani. Non era la loro guerra – e Diritti lo scrive proprio nei titoli di coda e lo fa dire più volte ai suoi personaggi – e in fondo l’Italia non era neanche il loro paese. I contadini di Monte Sole parla(va)no la loro lingua, l’italiano lo usa(va)no solo di fronte alle autorità come di fronte a un entità straniera. Forse era quello che avveniva in Veneto e in Lombardia all’epoca della dominazione austriaca. Così, L’uomo che verrà non è solo un film su un episodio della Seconda Guerra Mondiale ma sui nostri limiti come popolo e come nazione. L’Italia non c’era su quelle colline, non c’era lo Stato, non c’era la Nazione. C’era la solidarietà tra esseri umani, i valori di una cultura povera ma essenziale: “Mi hanno insegnato che se uno ha bisogno non si deve chiedere moneta”. Valori della terra che questo paese imbarbarito non riconosce più: le origini, le storie raccontate attorno al fuoco accadute a gente che conosci alla faccia di YouTube e della vita raccontata nei talk show della tv, l’arruolamento dei partigiani con una pistola puntata alla fronte, la democrazia della tavola quando le cose si decidevano tutti insieme, intorno al pane e alla minestra.

L’uomo che verrà è un film italiano con i sottotitoli perchè Diritti, nella sua ricerca di oggettività, lo ha girato tutto in dialetto. E come i gradini che sale all’inizio, entra in punta di piedi in quelle case, tra le vecchie madie, che presto saranno rese silenziose con la forza. E fedele a quanto dice uno dei suoi personaggi – una incredibilmente brutta Maya Sansa, una missione che solo pensarla sembrava impossibile – “È il modo di fare che cambia le cose” così Diritti cambia il modo in cui ci dobbiamo guardare, un film apparentemente documentario che dice tanto sull’Italia, e che viviamo nello sguardo riflesso dei bambini – quanti bambini! – che giocano, vivono, ridono, imitano i grandi e muoiono come i grandi su queste colline. Una morte a cui i personaggi vanno incontro camminando con l’ombrello, pregando, implorando pietà per sé o per chi amano. E il triste è che se solo imitando i grandi impariamo a crescere, come sarà L’uomo che verrà quando ciò che vede è solo morte?

La citazione: Quando vedi un tedesco non devi scappare, devi fargli la guerra

american beauty pagelle voti stelle film
*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

3 pensieri riguardo “L’uomo che verrà Lascia un commento

  1. Sicuramente uno dei migliori (se non "il migliore"…) film italiani
    della stagione appena passata….

    …..e un regista del quale prendere nota su un "Post it ROSSO FOSFORESCENTE" da tre metri per sei!!!!!……

    Ne sentiremo parlare eccome……
    Ancora….
    di lui….Garrone….Sorrentino…..

    Perchè diamine ci lamentiamo così spesso del nostro cinema…
    Puoi aiutarmi TU a rispondere a questa domanda???….

    Oppure la pensi anche tu così (e ovvero che "siamo di nicchia"….)

    Apriamo un dibattito…un forum….

    FRANCO

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  2. @effemmecinema: innanzitutto ben trovato, credo sia la prima volta che commenti. Ti posso dire semplicemente la mia umilissima opinione: ci sono film americani bellissimi, belli, bruttini, pessimi, che fanno schifo. ci sono film italiani, bellissimi, belli, bruttini, pessimi, che fanno schifo. ho odiato certe cose italiane come ho odiato scontro tra titani. ho amato certe cose italiane forse non come inception però…. insomma lapalisse. però a volte buttiamo i soldi in operazioni senza senso: produciamo film sui diari della sorella di manzoni… ma 'sti cazzi della sorella di manzoni! come ho scritto da un'altra parte apprezzo placido perchè cerca un cinema industriale perchè il cinema è anche questo, industria, profitto guadagno, e di solito noi italiani lo cerchiamo nel modo più becero (coi cinepanettoni o i film di veronesi) esattamente come lo fanno gli altri, oppure cerchiamo di prendere a martellate sulle palle lo spettatore, altre volte ci mettiamo il talento e la ricerca di qualcosa di buono. io non so come se ne esce, forse dando + spazio ai produttori e agli sceneggiatori anche perchè, in questo momento in cui va così tanto il cinema tecnologico, ho invece l'impressione che si cerchi ancora qualcosa che abbia valore come "scritto" e non solo come macchina fantastica, anche se il cinema anche questo, una favola, un gioco. bisognerebbe cercare di liberare le risorse, far investire i privati, io sono sempre per le quote di mercato che, a mio modestissimo parere, apprezzo di più dei film finanziati grazie a sandro bondi. cioè, come si fa a far decidere i finanziamenti per il cinema a uno con la faccia di bondi o di rutelli?

    "Mi piace"

  3. Certo….facce come quelle di Bondi o Rutelli (oppure del Neo-Candidato alla "Cultura" Bonaiuti…) potrebbero servire al massimo a rilanciare il genere "horror", spesso non all'altezza delle aspettative….con protagonisti del genere sicuramente otterremmo un notevole salto di qualità…..

    Ma….abbandonando le facezie….

    Diciamo che Placido (Ho visto il suo "Romanzo Criminale" ma non "Vallanzasca"….lo preferivo di gran lunga agli esordi con "Pummarò"….)
    non è esattamente il mio "modello di cinema", anche se è ovvio che,
    come dici tu, esiste un legame del mondo del cinema con quel
    che è anche "produzione e denaro"……neanche l'arte rinascimentale
    sarebbe esistita senza i mecenati…..

    Quel che penso sia fondamentale però è appunto, prendendo le mosse
    da qualche secolo addietro, che chi mette a disposizione i mezzi abbia
    in qualche modo "i lumi" per comprendere quali sono "i limiti del suo
    intervento", altrimenti si rischia, come nel caso stesso da te citato
    del cinepanettone, di avventurarsi in territori che del "cinema" non
    dovrebbero conservare neanche "marchio e nome", perchè quella
    è storia da "ortofrutta o pescivendoli", con tutte le scuse ai commercianti
    del settore…..

    …..e invece, altro caso ancora è quello di "INCEPTION" che avrei tanto
    aver "POTUTO" amare piu' di quello che ho "DOVUTO"…..perchè non si tratta affatto di tirare una linea di confine tra "generi", bensì di percorrere a fondo la strada "di uno di questi" quando la si intraprende….e per il caso del film di "Nolan", tre ore piacevolissime
    che ho persino bissato direttamente e ancora in sala piuttosto che
    a casa (perchè INCEPTION su un 32 o pure un 60 pollici è un delitto!!!….) non si puo' fare a meno di notare che ci si ferma alla
    mera architettura di una sorta di "anti o nuovo Matrix", senza spingere
    sull'accelleratore ed in profondità invece per tutte le implicazioni,
    infinite, che risiedono nella psiche e nei rapporti umani…..
    Non che non ce ne siano accenni, sia chiaro, altrimenti il film
    sarebbe stata una delusione per me ed invece non è stato così.
    però è "IL LUNA PARK" la parte preponderante……peccato!!!….

    Insomma……per tornare e chiudere sull'argomento di partenza,
    io spesso non sono affatto deluso dai nostri registi se pure rimangono
    in atmosfere piu' intime ma riuscendo a scandagliarle
    con bravura e spessore……e lo stesso sarei felicissimo se riuscissimo
    a dare risposta (ma chi ci presta i denari???….) ai tanti "Terminator"
    d'oltre manica, gonfiati al computer ma carenti di "proteine cerebrali"…..

    Sento che saremmo dei "maestri" nel campo….se ne avessimo la possibilità……
    Ma un "produttore complice e scellerato" di questa levatura,
    forse, è davvero una chimera…..

    Alla prossima……FRANCO

    "Mi piace"

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