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Ema, Larraín l’incendiario – La recensione

ema locandinaEma è un’incendiaria, una ballerina, una madre, una fallita, una madre fallita. Ema attizza, Ema usa, Ema balla, Ema si struscia, Ema provoca, Ema calcola anche se sembra che corra dietro alle macchine abbaiando. 

Ema è l’ottavo film di Pablo Larraín e per la prima volta il regista cileno sembra uscire dall’analisi storica e politica del suo Paese per concentrarsi sulla dissoluzione delle particelle essenziali della società, come la famiglia. 

Ema balla, è sposata con il coreografo Gaston. I due hanno adottato un bambino, Polo, fondamentalmente perché a lui non je se rizza – ed è strano perché Ema non è bona però sprigiona sesso da tutti i pori, insomma, attizza -. Dopo che il bambino ha tentato di dare fuoco alla casa e alla zia, Ema e Gaston lo restituiscono ai servizi sociali Polo – io non pensavo nemmeno si potesse restituire un bambino adottato, come fosse un pacco da mandare indietro ad Amazon, lo impacchettano, lo riempiono di scotch poi mostrano il QR code e lo restituiscono. -“Consultate la nostra politica dei resi”… -”Motivo del reso?” -“Il bimbo ha dato fuoco a casa e a mezza faccia della zia” -“Ah ok ce lo riprendiamo, è difettoso”. 

ema

Dopo questa evento, Ema e Gaston entrano in crisi, accusandosi reciprocamente del fallimento con Polo. Larraín alterna una serie di confronti molto duri tra Mariana di Girolamo (Ema) e Gael Garcia Bernal (Gaston), i due attori guardano dritto nella cinepresa, urlandosi frasi e accuse durissime, finché Ema non decide di rompere con Gaston Da questo momento la donna diventa una mina vagante, un fiume in piena che travolge tutto, come il reggaeton che pervade tutto e scuote coscienze e viscere. Il film diventa un turbine di ballo, sesso, fuoco, dissertazioni sulla vita, sulla passione, sulle pulsioni. E se dalla filosofia della vita, chiedo solo l’appagamento dei sensi come origine e fine ultimo dell’esistenza, era sorvola freddamente tutto e tutti, fedele solo al suo piano che punta a distruggere l’unità fondamentale della società, la famiglia e sostituirla con un nuovo concetto di comunità. 

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