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Bombshell, Margot Robbie contro il coronavirus

Bombshell-Margot-Robbie

Dopo aver saltato l’uscita nelle sale cinematografiche italiane a causa della crisi sanitaria del coronavirus, Bombshell – La voce dello scandalo è disponibile su Prime Video. Così, alla faccia della pandemia, lo possono vedere tutti, in streaming. Per tono e scelte stilistiche, Bombshell – La voce dello scandalo ricorda La Grande Scommessa, un cinema americano ammiccante, un po’ divertente, un po’ di gnocca, abbattimento della quarta parete, grandi temi, dire ciò che nessuno ha il coraggio di dire, posizionandosi in quell’area del pensiero che ricorda “la matematica pura: non serve a niente ma è bellissima”.

Ora Bombshell – La voce dello scandalo non è bellissimo, ma è un ottimo film, al vostro affezionatissimo è piaciuto un sacco, ma noi contiamo poco perché ci basta che ci sia Margot Robbie e più o meno ci piace tutto. E Suicide Squad? No, quello no ma Suicide Squad è talmente brutto che cazzo dovremmo essere proprio ciechi.

Bombshell – La voce dello scandalo ha una posizione morale abbastanza ambigua e per questo è più vero: parla di uno scandalo sessuale, ma gli abusi si vedono solo in una sequenza, quando Roger Ailes/John Lithgow chiede a Kayla Pospisil/Margot Robbie di alzarsi la gonna fino a fargli vedere le mutande. 

A Bombshell – La voce dello scandalo interessano soprattutto le implicazioni politiche. C’è Trump, c’è l’establishment conservatore, c’è il giornalismo grezzo e barbaro di Fox News, c’è il pubblico demmerda che guarda Fox News. L’occhio è quasi fanciullesco, esponendo il re nudo di fronte agli adulatori. Delle molestie che subisce Gretchen Carlson (Nicole Kidman) sentiamo l’eco, se ne parla ma al regista Jay Roach e lo sceneggiatore Charles Randolph non interessano. La donna che farà partire lo tsunami sembra più interessata a vendicarsi del licenziamento che a salvaguardare le donne sul posto di lavoro; la conduttrice pezzo grosso, Megyn Kelly (Charlize Theron), prende tempo, aspetta, si fa avanti solo all’ultimo un po’ come Walder Frey al Tridente, Fabio Massimo contro Annibale o Carlo Alberto che tentennava prima di concedere lo Statuto. Quindi, le palle, le deve tirare fuori l’ultima arrivata, la ragazzina con la famiglia conservatrice e cristiana che guarda Fox News ogni giorno, lei è il fattore morale del film, è lei che subisce, è lei che soffre, è lei che cambia, è lei che ti fa parteggiare ed è lei che alla fine sbatte la porta e se ne va, senza paracadute, con dignità.  

Torna subito in mente The Loudest Voice, la serie tv con Russell Crowe, incentrata sullo stesso fatto di cronaca e che, in sette episodi, ha potuto esplorare meglio diversi aspetti degli accadimenti, come il sesso e i giochi di potere legati al sesso e alla perversione, quella sessuale e quella politica, non solo avevano il centro della scena, ma erano indissolubilmente legati. 

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