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Aquaman: recensione del cinecafone 

aquaman locandinaAquaman è divertente come una sagra di paese, dove le signore sono troppo ingioiellate e troppo truccate e indossano leggings troppo colorati, al tirassegno i giocattoli da vincere sono brutte copie dall’aspetto grossolano degli originali di marca, la cover band suona i classici degli anni Sessanta e i bambini ballano e i vecchi si danno al liscio e tutti gli altri vecchi del paese stanno impassibili ai lati dello spazio asfaltato che fa da pista da ballo, guardano e si divertono perché parlano male del vicino ballerino mentre trangugiano salsicce che trasudano grasso con quel sapore uguale a mille altre salsicce in mille altre sagre di paese, dove signore troppo ingioiellate passeggiano vicino al tirassegno con i giocattoli troppo colorati, suonano una pessima musica, i vecchi e le vecchie del paese parlano male di chi balla e le salsicce hanno lo stesso sapore di mille altre salsicce… 

Sono entrato in un loop spazio temporale. 

aquaman foto momoa
«Ho bevuto tre pinte di stout e faccio la pipì nell’oceano. Viemme a di’ quarcosa»

Aquaman tenta di intrattenere, usando la mano pesante, appoggiandosi all’ipertrofia dei muscoli del suo protagonista, utilizzando con colori vivace e fondali stupefacenti, battaglie da videogame ed effetti così immateriali che perfino gli attori faticano ad entrare in contatto con la fisicità di quanto accade. E fino a un certo punto Aquaman riesce nel suo esperimento, portare indietro l’orologio del tempo del cinecomic, se decidiamo di accettare il gioco e non andare troppo per il sottile e chiudere almeno un occhio e un orecchio. 

Il nostro eroe fa ridere poco – vabbè manco Carlo Conti fa ridere e decisamente James Momoa è più figo – e ogni volta che pronuncia una battuta parte il rallenti (ultimi rimasugli di Zack Snyder?) con in sovrimpressione la scritta “battuta a effetto in arrivo, guardate quanto so bello, profumato e figo” illuminata al neon intermittente fucsia (avevamo detto che si tratta di una cafonata di paese, no?). E per le signore in sala lo spettacolo è assicurato, sono i maschietti a soffrire: Amber Heard in tuta aderente è poco valorizzata, ma non rinuncia ad abbagliare con i suoi capelli rosso veneziano fosforescente stile Ariel la sirenetta che negli Stati Uniti sta causando moltissimi casi di discromatopsia, così tanto che perfino Trump ha dovuto twittare al riguardo una roba tipo “Anche io ho dei capelli fosforescenti, ma molto più grossi e potenti dei tuoi, Mera”. Nicole Kidman in tutina aderente da principessa di Atlantide fa ancora la sua porca figura: ormai i suoi muscoli facciali sono completamente piallati, ma le tette sono molto espressive (mai espressive come quelle di Momoa, però, avevamo detto che si tratta di una cafonata di paese no?). Non mi soffermo sul culo del guardiano del faro che “pesca” Nicole Kidman-regina di Atlantide e la può introdurre ai piaceri del sesso sulla terraferma. Ma solo perché so’ un signore. 

aquaman palla di vetro
Candidata all’Oscar come palla di vetro più espressiva di Nicole Kidman

La regia di James Wan è piuttosto convenzionale, ma solida nel gestire quella massa di luoghi comuni da cinecomics dell’era contemporanea: il battutismo, la logorrea nella durata del film, il mentore, il fratello cattivo, il “famo vede i pettorali che serve er pubblico femminile”, la battaglia de sessi tipo screwball anni Cinquanta che fa sentire sempre più il peso dei tempi barbari che viviamo, c’è anche una parte da cervelloni con i giochetti all’Indiana Jones. Mancano le scuregge, ma c’è la battuta sulla pipì. Tutto questo ben di dio che farebbe la felicità non dico di Neri Parenti ma almeno dei Vanzina, Wan non è riuscito a incastonarla dentro un impianto visivo coerente. Da apprezzare la sostanziale rinuncia a girare una origin story, sbrigando la faccenda in pochi minuti per passare subito a trangugiare salsicce – anche perché Aquaman era già apparso in Batman vs Superman e Justice League, quindi lo “conosciamo già” fondamentalmente come un gran bevitore di birre. Resta la cafonata, l’estremo, i botti, il tutto segnando il definitivo, anche se non ce ne era più il bisogno di formalizzarlo ulteriormente, distacco dalla prima fase dell’universo cinematografico DC, quella alla “prendiamoci sul serio” e, dopo l’ipertrofico e il caleidoscopio di esagerazioni di Justice League, ora questo Aquaman sembra essere sbarcato definitivamente nell’era del “vediamo più salsicce possibile prima che ci facciano chiudere”. 

fight club stellette cinema** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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