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Louis C.K. 2017 su Netflix. Quando l’uomo ammazza l’artista restano solo i mostri

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Tempo di lettura 1’54’’

Io ho 49 anni e non ho ancora trovato la quota di crociera della mia identità. Provo nuove emozioni e mi innervosiscono. Non mi piacciono le emozioni nuove. Voglio sapere cosa mi piace, conquistarlo e poi morire.

Sono riuscito a guardare lo spettacolo Louis C.K. 2017 su Netflix prima che lo cancellino dopo le accuse di molestie e la conseguente ammissione e scuse del comico newyorchese. Lo conoscevo direttamente solo per aver visto alcuni episodi della sua serie tv, Louie, e per le eccellenti recensioni che ha ricevuto negli ultimi anni.

Dopo aver visto lo special e incrociato con i fatti raccontati dalle donne molestate, l’idea del comico che crea una versione fittizia di se stesso per ridere di temi al centro del dibattito e della controversia sociale non regge la prova dei fatti e della realtà. Il cinico Louis C.K., l’uomo che sferza aspramente la società, le sue ipocrisie, l’iperanalitico critico dei nostri costumi dissoluti e della nostra incapacità di aspirare alla perfezione, esiste per davvero. Perché lui è quel dissoluto personaggio che non è in grado di vincere le sue debolezze.

Durante lo spettacolo 2017 si lancia in un eccessivo, ma quanto mai pregnante monologo a difesa dell’aborto, il cui centro è il concetto secondo cui le donne hanno diritto di decidere se uccidere i bambini perché le donne hanno giudizio, gli uomini solo intenzioni, il diritto di scelta della donna è l’ultima linea di difesa della specie per impedire che esseri disgustosi e disturbati possano riprodursi, perché, dice letteralmente Louis C.K., “Gli uomini vogliono solo spruzzare il mondo col il loro seme, come una nebbiolina”. Scoprire che è esattamente quello che Louis C.K. ha fatto nei confronti di quelle povere ragazze e colleghe crea un’assoluta inquietudine: l’arte non esiste, esiste solo la vita vissuta.

Tutti noi abbiamo un tallone d’Achille

C’è un altro passaggio che mi ha colpito, quando, affermando che gli insegnanti sono la spina dorsale della democrazia, interrompe gli applausi scroscianti del pubblico dicendo “Vi consiglio di non applaudire su niente, alla fine ve ne pentirete”. È quello che ha dovuto fare Sonia Saraiya, critica di Variety, che si è “scusata” dei commenti positivi su Louis C.K. e la sua sitcom, ma soprattutto per l’ammirazione provata e dimostrata all’artista e all’uomo.

Funziona così. L’amore più il tempo meno la distanza è uguale all’odio

Tutta la comicità di Louis C.K. vive la tensione tra l’aspirazione a essere migliori e la nostra incapacità di raggiungere quell’ideale, perché siamo troppo pigri, troppo pieni di pregiudizi, troppo ansiosi, troppo desiderosi di veloce appagamento dei sensi, troppo disgustosi. Da oggi non potremo più pensare che per Louis fosse una semplice allegoria. Lui è proprio così.

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