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La grande prosa popolare: Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi e Alessandro Gassmann

gli ultimi saranno gli ultimiLuciana (Paola Cortellesi) è la figlia di Mario che ad Anguillara (piccolo comune a nord ovest della Capitale) conoscono tutti perché era un rompiscatole, sempre con richieste sindacali ed ha fatto una brutta fine a causa dell’inquinamento elettromagnetico. I ripetitori di Radio Maria dominano la scena: la messa che suona dal rubinetto dell’acqua, dal citofono o dalla tazza del cesso è la colonna sonora delle giornate di chi vive ad Anguillara e alcuni scappano per paura di ammalarsi, come a qualcuno è già accaduto.
Come Rossana, madre di due coppie di gemelli e amica del cuore di Luciana che si trasferisce a Sutri. Lei, invece, la figlia di Mario, è sposata con Stefano (Alessandro Gassmann), laziale, disoccupato cronico con il cattivo fiuto per gli affari: Stefano compra 96 sedie da un tizio che chiude il locale e prova a rivenderle al proprietario di un ristorante, ma l’affare va in fumo e la casa di Luciana e Stefano si riempie di sedie. Lei, intanto, è rimasta incinta, erano dieci anni che ci provavano, ma presto la felicità cambia indirizzo: Luciana perde il lavoro, non la licenziano, no, più semplicemente non le rinnovano il contratto, sì, perché è incinta, ma ufficialmente non è mica quello il motivo. Ci provano pure a capire se vuole tenerlo, il bambino, perché allora le cose cambierebbero…

Da questo momento tutto inizia a girare storto per Luciana, che è una ragazza semplice e sorride sempre, una pizza con gli amici, le pastarelle della domenica. La donna si avvita in una crisi esistenziale che la porta sull’orlo del crollo nervoso. Come spesso accade nei paesi, la sua storia si incrocia con quella di Antonio (Fabrizio Bentivoglio), poliziotto veneto trasferito con disonore nel Lazio per una brutta storia.

Gli ultimi saranno ultimi è un grande racconto popolare, di provincia ma non provinciale. È un film finalmente al femminile, con una strepitosa Paola Cortellesi, che a me continua a fare un gran sesso. Massimiliano Bruno affronta temi difficili: la crisi del lavoro, l’inquinamento elettromagnetico, senza dimenticare le piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta e per le quali è doveroso continuare a combattere, quella fratellanza che unisce amici e amiche, il sostegno reciproco, le difficoltà della crisi e le piccole e grandi ipocrisie. Bruno non è Risi e nemmeno Monicelli, ma non è certo solo e solamente quello di “Bucio di culo” di Boris-La serie tv e pure Il film. Indubbiamente, per fare di Gli ultimi saranno gli ultimi un capolavoro, ci sarebbe voluto un poeta o per lo meno un altro occhio, ma il film è bello, bello davvero, emozionante e non ci sono risate consolatorie che fanno finire tutto a tarallucci e vino come piace tanto a Virzì: qui c’è gente che tiene duro, resiste, forse fa anche finta che i problemi non ci siano, c’è gente vera come raramente vediamo al cinema. Le vecchine, i ricordi di mamma e papà che ti racconta un paesano, le espressioni colorite, il bar, il corso. C’è una tristezza di fondo, che uccide e ti fa venire voglia, forse, di accettare anche quello che non vorresti. Ma in questo momento non ci voglio pensare.

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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